Quando si parla di amarcord della Serie A non si può non pensare a Roberto Néstor Sensini, il "nonno" come lo chiamavano in molti, ma sapeva mordere le caviglie avversarie con grande ferocia, rimanendo un grande uomo dal grande cuore fuori dal campo. E' così che ci ricordiamo Sensini, grintoso ma sempre sorridente. Adesso è partito con una nuova avventura sulla panchina del Newell's e pensavo fosse doveroso dedicargli questo numero della rubrica.Roberto Néstor Sensini nasce il 12 ottobre 1966 ad Arroyo Seco, Argentina. La sua carriera parte dalle giovanili proprio del Newell's, dove esordisce in prima squadra a 20 anni, guadagnandosi subito spazio tra i titolari. Il talento del ragazzo è evidente e sarà presente anche ai Mondiali del 1986, ma solamente come "sparring partner", quindi non risulterà nel suo Palmarès. La sua continuità nelle prestazioni e la vittoria del Campionato gli garantiscono l'approdo nel calcio europeo, precisamente nelle fila dell'Udinese nel 1989 assieme ad Abel Balbo. Entrambi parteciperanno alla deludente Copa América prima di aggregarsi definitivamente alla squadra friulana. Per la cronaca, anche se ormai bisognerebbe dire per la storia, l' Inter del Trap aveva lo scudetto sul petto e il campionato se lo giocava con il Milan di Arrigo Sacchi e degli olandesi, il Napoli dell' amico Maradona e di Moggi e la sempre più sorprendente Sampdoria della premiata ditta Vialli&Mancini. Questo il primo impatto di Sensini con il calcio italiano: "le prese in giro. A me per i pantaloncini, che portavo ancora corti e attillati come eravamo abituati in Sudamerica; a Balbo per i capelli lunghi sulle spalle, marchio Doc del calcio argentino. Ma trovammo davvero un bel gruppo di gran bravi ragazzi e l' inserimento fu velocissimo". Insomma, il primo incontro con la goliardia italiana.
C'era poco da prenderlo in giro Sensini che si mise in luce con la maglia bianconera, sfoderando ottime prestazioni sia in A, che in B, venendo ambito dalle principali squadre italiane, ma lui ha un particolare attaccamento verso questa maglia - un segno di gratitudine per averlo portato nel calcio che conta. Durante il periodo in Friuli partecipa anche ad un Mondiale, ma senza fortuna per la selezione albiceleste. Il momento di cambiare arriva nel 1993, quando viene acquistato dal Parma che punta in alto. Qui Sensini riuscirà a mettere le prime Coppe in Palmarès, vincendo subito la Supercoppa Europea ed aggiudicandosi due Coppe UEFA (1994/1995 e 1998/1999) ed una Coppa Italia (1998/1999). Sono anni di grande gioia quelli nelle fila dei ducali, con tanti successi e la possibilità di giocare accanto a molti campioni, anche argentini. Le prestazioni positive gli guadagnano la convocazione per il deludente Mondiale del 1994 e l'Olimpiade di Atlanta 1996, in cui conquista un argento onorevole. Durante il periodo al Parma riesce a creare una grande sintonia con Ancelotti come allenatore, mentre non sboccia mai un rapporto idilliaco con Sacchi come dirigente, il quale gli chiude le porte al rinnovo nel 1996, poiché troppo vecchio.
Siccome il nonno non è una persona che prende bene questi scherzi, decise di andarsene altrove. Chi non si fece sfuggire l'occasione era la Lazio di Sven Goran Eriksson, il quale vedeva in Sensini il partner ideale per Nesta al centro della difesa. Effettivamente, con i biancocelesti vinse Scudetto e Coppa Italia nel suo anno d'esordio - 1999/2000 - riuscendo a dimostrare di essere ancora un valido giocatore, nonostante gli anni passano per tutti. Tuttavia, l'anno successivo fa ritorno in Emilia alla corte dei ducali, dove nel 2001/2002 vince un'altra Coppa Italia e - soddisfatto di avere dimostrato di non essere finito - decide di compiere l'ultimo passo importante della sua carriera: il ritorno ad Udine.
Le ultime stagioni passate in Friuli sono molto belle, poiché la squadra è in netta risalita grazie agli investimenti ed al lancio dei giovani e Sensini riesce a sentirsi più leggero giocando in un ambiente così sereno. Nonostante l'età gioca con una regolarità incredibile, guadagnandosi anche la qualificazione alla Champions League nel 2005! Tuttavia, l'anno seguente - in gennaio - il "vecchio nonno" si ritira dal calcio giocato dopo 17 anni in Serie A - un recordo per uno straniero dopo le nuove norme del 1980 - e si immola come traghettatore per la squadra al posto di Serse Cosmi. Al suo fianco c'è Dominissini ed assieme otterranno una salvezza tranquilla. L'anno successivo decide di tornare in Argentina, dove accetta l'incarico di allenare l'Estudiantes durante il torneo di Clausura al posto di Simeone. Adesso sta per intraprendere questa nuova avventura con la squadra che lo ha lanciato. Speriamo di poterlo rivedere - prima o poi - in Italia!






speriamo farà bene
RispondiEliminaSi dai, il "nonno" ha sempre avuto il carattere giusto, non può fare altro che bene anche come allenatore!
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