Per chi avesse seguito il blog dagli albori, questo nome squillerà qualche campanella, poiché è stato menzionato nell'intervento dedicato a Zamorano tra i giocatori in "Amarcord". Tuttavia, per chi non ha una così eccellente memoria, racconterò la storia di questo giocatore per intero. Hugo Eduardo Rubio Montecinos arrivò in Italia nell'estate del 1988, dopo aver giocato molto in Cile ed una stagione in Spagna, il Bologna decise di offrire un provino sia a lui - già conosciuto e rinomato in patria - ed a Zamorano - ancora ignoto giovane dalle buone speranze. Alla fine del provino, l'allora allenatore Maifredi, decise di portare in Italia Rubio e non Zamorano. Così in rossoblù sbarcò il “Maradona delle Ande”, nato a Talca il 5 luglio 1960, mentre il secondo era un certo Ivan Zamorano, di sette anni più giovane di Rubio, sconosciuto bomber del meno blasonato Cobresal, se ne tornò in patria e poi al San Gallo - in Svizzera. La ragione della scelta fu la fragilità fisica sempre associata a Zamorano, al quale fu sconsigliato pure di giocare al calcio. E’ così che si consuma una della più clamorose sviste calcistiche mai viste in Italia. Rubio invece, detto “Passero” per similitudine della sua rapida e corta falcata con la quale era solito puntare gli avversari quando attaccava irresistibile sulla fascia sinistra, subì un’inspiegabile involuzione che da inutile lo porterà ad essere addirittura dannoso per la squadra.
Iniziò male l'avventura sotto le due torri, con un infortunio al ginocchio in Coppa Italia contro il Napoli, restando fuori diversi mesi, ma anche quando tornò non fece molto per farsi ricordare - in positivo. Le sue apparizioni si diradarono sempre di più fino a riassumersi in un bilancio sconcertante: 14 presenze e nessun gol! Non ci furono dubbi - come per acquistarlo - quando arrivò il momento di venderlo: rispedito in Cile dove rimase per tutto il resto della carriera. Di questi tempi fa il procuratore sportivo e gestisce gli interessi di molti giocatori, tra cui alcune nostre vecchie conoscenze del calibro di Hector Tapia e Mauricio Pinilla. Gestisce anche una scuola calcio a Santiago, assieme a Claudio Borghi. Certo, se il Bologna avesse scelto "Bam Bam", la storia sarebbe andata diversamente.








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