venerdì 26 settembre 2008

Amarcord, Ci Siamo Stati Anche Noi: Kennet Andersson

Chi si ricorda di "Kennettone", l'attaccante spilungone dal nord, non lo tiene certo in mente per le sue doti realizzative, ma lo svedese longilineo fungeva perfettamente da perno per ogni attacco. Per molti di voi sarà come rispolverare un ricordo tenuto nella soffitta. Chi si ricorderà di lui sono sicuramente quei giocatori che ci hanno duettato in attacco ed hanno sfruttato ogni suo movimento per creare spazio ed ogni sua sponda. Il ragazzo nasce in un paesino di 60.000 abitanti dal nome impronunciabile: Eskilstuna (6 ottobre 1967). Sicuramente qui non deve essere facile farsi notare per giocare a calcio - le serie minori svedesi non sono certo le più seguite - e le condizioni climatiche non sono certo le più amichevoli, ma per fortuna di Kennet, le sue doti riescono a spiccare indipendentemente dal tipo di terreno di gioco. Le sue doti spiccate nel gioco aereo lo portano a crearsi una notorietà e dopo tre stagioni di "gavetta" viene acquistato dal IFK Goteborg, un altro ambiente rispetto alla piccola cittadina svedese. Andersson è come molti svedesi, attaccato alle proprie tradizioni e alla famiglia dà molta importanza, infatti considera fondamentale il supporto che gli viene dato da essa. Passa tre anni a Goteborg, dimostrando sempre più le sue spiccate capacità nel gioco di sponda, ma facendo pure bene in zona gol, concludendo la sua esperienza con 29 reti in 63 presenze. Le vittorie degli scudetti nel 1990 e 1991 e la Coppa di Svezia nel 1991 hanno aumentato notevolmente la sua fama, che adesso è nota pure in gran parte del continente. Al Goteborg Andersson troverà un "compagno di viaggi": Klas Ingesson, altro giocatore dimenticato della nostra Serie A, che assieme a lui si trasferirà dal Gotberg al Malines.

L'esperienza in Belgio, però, crea tristezza in Andersson, a cui mancano le emozioni di casa. La nostalgia aumenta alla fine della prima stagione quando Kennet disputa l'Europeo del 1992 proprio in Svezia. Tutto questo si trasferisce in una sua involuzione nella quale il giocatore non pare più lui, ed a metà della seconda stagione viene trasferito al Norkoping. Il ritorno a casa giova al morale di Kennet e quindi anche al suo gioco, mostrando nuovamente grandissime cose nella metà stagione giocata (13 presenze e 8 reti). A questo punto, però, le squadre storgono il naso quando si accenna ad un suo acquisto; si ha il timore che il ragazzo possa avere problemi di adattamento agli altri campionati e che possa rendere solamente in Svezia.

C'è chi crede nel giocatore, ed il Lille si assume le proprie responsabilità portandolo a giocare nella Ligue 1. Si rivela tutt'altro che un errore ed Andersson disputerà un'ottima stagione, fatta soprattutto di assist, ma mettendo da parte un bottino di 11 reti in 32 presenze. Questi numeri gli valgono la convocazione per i Mondiali del 1994 in USA, dove il giocatore svedese sarà protagonista assoluto, segnando ben 5 volte e contribuendo notevolmente alla conquista della medaglia di bronzo; un risultato storico per la Svezia. Ci si aspetta un passo in avanti nella carriera, invece, sarà il meno ambizioso Caen ad assicurarsi le prestazioni del giocatore ed a crearne il vero e proprio perno offensivo. Il Bari pensa di acquistarlo per la stagione 1995/1996, e se non fosse stata per la sfortunata retrocessione, l'impatto di Kennet con il calcio italiano è a dir poco ottimo, imbastendo la miglior coppia d'attacco del campionato assieme a Igor Protti (32 gol in due, 12 dello svedese). Nota: anche qui Kennet trova come compagno Klas Ingesson.

C'è un club noto di Serie A che mette gli occhi su di lui e lo stesso allenatore, Renzo Ulivieri, lo va a visionare più volte di persona per vedere se evidentemente questa potrebbe essere la soluzione al suo rebus offensivo. Sarà proprio la stagione seguente (1996/1997) che il Bologna torna in Serie A e decide di puntare sulla stazza del pennellone svedese per il proprio attacco. La prima stagione in Serie A è trionfale per gli emiliani: settimo posto in campionato ed eliminazione in semifinale della Coppa Italia. Per essere una "matricola" non c'è male, soprattutto Andersson riesce ad adattarsi alla perfezione al ruolo che gli viene chiesto, ed anche se i tifosi non impazziscono per lui - visti i pochi gol - ma lo apprezzano per le profondità che riesce a dare in avanti per i propri compagni. La stagione seguente sarà un altro successo, soprattutto grazie all'arrivo di Roberto Baggio sotto le due torri, concludendo all'ottavo posto in campionato, valido per partecipare all'Intertoto. Qualcosa si rompe all'interno dello staff ed Ulivieri viene esonerato e Baggio è venduto all'Inter. Siamo nel 1998/1999 quando sulla panchina del Bologna arriva Carlo Mazzone, uno con le idee chiare, a cui la punta statica piace eccome, quindi Kennet si inserirà alla perfezione anche nello scacchiere tattico del suo nuovo allenatore. Stavolta non ci sarà il Divin Codino ad illuminare il gioco, ma il mercato ha rimediato un Giuseppe Signori, che tanto male non farà. Pure questa stagione si chiuderà con molti successi: semifinale di Coppa Italie e Coppa UEFA (dopo aver vinto la Coppa Intertoto) ed in campionato viene vinto lo spareggio per entrare in Europa. Durante l'esperienza bolognese di Andersson c'è stato l'onnipresente talismano: Ingesson, che a questo punto diviene un vero e proprio porta fortuna.

Non c'è che dire, Andersson raccoglie consensi da tutte le parti; e nonostante i suoi "soli" 26 gol in 86 presenze, sono innumerevoli gli assist che hanno reso goleador i vari: Baggio, Fontolan, Signori, Kallon, Nervo, Binotto solo per nominarne alcuni. Lo svedese decide che è arrivato il momento di dover vincere qualcosa, avendo ormai 32 anni, quindi non moltissimi anni di calcio ad alti livelli davanti a sé. C'è un'offerta della Lazio e lui la accetta, anche se un pò a malincuore. Non c'è che dire, se Andersson doveva avere una fortuna era nel calcio italiano, di cui lui stesso si innamora, dichiarando che non ci sono altri campionati come la Serie A. L'esperienza ai biancocelesti rischia di diventare un patatrack per Andersson, figura solamente due volte in campo, ed a gennaio decide di tornarsene nella sua Bologna a fare da "terza torre". Tuttavia, non tutto il male viene per nuocere, ed a Roma Kennet è riuscito ad aggiungere un trofeo Europeo - senza considerare l'Intertoto un trofeo - nella propria bacheca, rimanendo alla Lazio quanto basta per essere scritto nei vincenti della Supercoppa Europea del 1999. Alla squadra rossoblù non tira una bella aria ed il richiamo di Andersson pare necessario per raggiungere la salvezza e proprio così si rivelerà essere. Il suo ottimo finale di stagione gli guadagnano la presenza agli Europei del 2000 in Belgio ed Olanda, dove però trova poca fortuna, venendo eliminato alla fase a gironi.

La competizione Europea riesce ad attirare qualche attenzione su di lui, ed a 33 anni decide di voler fare un'ultima esperienze lontano dalla Svezia, per poi tornarsene a casa dolce casa e ritirarsi. La sua ultima tappa sarà al Fenherbace, in Turchia, che sta cercando di allestire una squadra competitiva per vincere il campionato. Andersson è entusiasta di far parte del progetto, ed il trofeo arriva alla fine della prima stagione in maglio giallonera. Purtroppo il successo non viene bissato l'anno successivo, ma l'esperienza turca dello svedese si chiude positivamente con 15 reti in 56 partite, coincidendo con il ritiro del giocatore dal calcio giocato. Andersson torna in Svezia e decide di dedicarsi a tempo pieno alla propria famiglia ed ad alcune passioni che non ha potuto curare a causa dell'attività professionistica. E' difficile tenere un calciatore lontano dai campi quando ancora non si sente "finito" e per Andersson ci sarà un'ultima stagione giocata nelle serie minori svedesi tra le fila del Garda, chiusa comunque in gloria con un bottino di 12 gol in 25 partite.

Per i tifosi del Bologna Kennettone non può essere dimenticato. I suoi gol, ma soprattutto la sua dote di perno offensivo, hanno mantenuto la squadra emiliana nella parte alta della classifica. Molti lo criticavano per la sua ruvidezza con i piedi, ma quando segnava il Bologna, si sapeva che comunque c'era di mezzo lo spilungone. La sua pacatezza e tranquillità - classiche caratteristiche dei nordici - lo hanno reso un giocatore apprezzato, anche perché per rimanere a Bologna ha detto di no più volte a tante squadre più blasonate. Dovendo ricoprire il ruolo dell'uomo con le spalle alla porta, i difensori che lo hanno marcato non si sono risparmiati nel maltrattarlo, con colpi di ogni tipo; chi c'era si metterà a ridere quando leggerà questo aneddoto: è la stagione 1996/1997 e si gioca Vicenza-Bologna e lo stopper dei vicentini - Belotti - marca Andersson, commettendo sistematicamente fallo ad ogni pallone toccato, ma non vengono sanzionati dall'arbitro, fino a che dopo l'ennesimo errore arbitrale Kennet Andersson chiede ad Ulivieri il cambio puntando il dito al direttore di gara - il quale era probabilmente un tipo permaloso - che poi lo espellerà. Insomma, questo ragazzone svedese in un modo o in un altro va ricordato.

Ecco il video con le reti segnate ai Mondiali, giusto per darvi un'idea del giocatore se non ve lo ricordate o proprio non lo conoscete:



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