domenica 14 settembre 2008

In Attesa di Juventus - Udinese, Argentini alla Ribalta!

Che giornata favolosa! Partite che rispettano i pronostici di spettacolo, facendoci godere un'altra domenica in compagnia del grande calcio. Non sono mancate le sorprese, con vittoriosi e vinti inaspettati, ma essendo la palla rotonda, ci sta tutto! Le partite più importanti vedono le griffe di giocatori di alta scuola, provenienti dall'Argentina e venuti in Italia a dimostrare il loro valore; e meno male che eravamo un cimitero per elefanti.

L'Atalanta espugna il Dall'Ara con un gol rocambolesco, ma efficace. La rete messa a segno da Guarente è sufficiente per portare a casa i tre punti, anche se qualche rimpianto per una vittoria più larga c'è. Doni si muove benissimo dietro a Floccari e da lui nascono tutte le azioni più pericolose dei bergamaschi, ma altrettante vengono sprecate dallo stesso fantasista; sfortunato a fine primo tempo con un calcio di punizione che finisce direttamente sul palo con Antonioli battuto. Pensate che Doni effettuerà a fine partita 47 passaggi di cui solo 2 errati, numeri da paura per questo "vecchietto"! Il Bologna non riesce a ripartire come con il Milan a causa della folta difesa dell'Atalanta, che il sapiente Del Neri orchestra in modo da soffocare ogni sfogo di gioco da parte degli emiliani. Arrigoni se ne accorge, ma anche cambiando qualcosa, la partita termina con questo risultato, e Del Neri fa sognare alla città di Bergamo un'impresa come quella fatta col Chievo.

Soffre di vertigini anche la Lazio, ma con le grandi che dormono, perchè non approfittarne? Entrambe le squadre hanno ben figurato all'esordio e sperano di poter replicare con questa prestazione. Avevamo preannunciato la partita come una sfida tra Cassano e Pandev, ed è proprio il talento di Bari che infiamma i primi minuti della partita, dichiarandosi presente. Purtroppo per lui, la festa gliela rovina un giocatore che l'Italia sta veramente iniziando a scoprire: controllo spalle alla porta, presa di posizione, girata veloce, stoccata di sinistro e palla che rimbalza sotto la traversa ed in rete; Zàrate timbra il cartellino (2 partite 3 gol). Ci prende gusto l'argentino che ci proverà più volte durante la partita, mentre i doriani attaccano senza criterio, non riuscendo a fornire delle palle giocabili alle proprie punte. Si accende nella seconda parte del primo temop la Samp, con qualche lampo di Cassano & Co. che impensieriscono non poco Carizzo. Nel secondo tempo la musica non cambia, con qualche sortita offensiva di Mauri e Zàrate e poca Sampdoria, fino a che Mazzarri non mischia un pò le carte, inserendo Bonazzoli e Fornaroli, trovando qualche buono spunto in avanti come era successo nella prima frazione. Ma nel momento migliore dei blucerchiati Brocchi lancia Pandev, il quale controlla e segna, mettendo l'ipoteca sul risultato finale. Alla Lazio la cura Lotito sta funzionando alla meglio, tanto che Delio Rossi parla di famiglia unita che può raggiungere ottimi traguardi. Intanto i laziali si gongolano il loro nuovo idolo, che tanto per cambiare è argentino.

Un'altra squadra biancazzurra porta in trionfo il suo piccolo uomo delle Pampas: El Pocho Lavezzi trascina i suoi a compiere un'altra impresa, è lui la vera anima, mente e cuore di questa squadra e i suoi compagni lo sanno. Il clima del San Paolo è inquietante, manca l'apporto dei tifosi napoletani; la partita perde molto del suo fascino. Altra nota infelice è la condizione del manto erboso, ridotto in pessime condizioni, ed i giocatori si troverano in molta difficoltà in alcuni frangenti della partita. Al fischio d'inizio le due squadre sono statiche, si studiano alla distanza, con un carattere sornione che non graffia. Ci pensa Mutu, al debutto in questa stagione, a scaldare gli animi con una punizione al limite dell'area: un misto tra precisione e potenza che si schianta sulla traversa. Lavezzi non ci sta e su una carambola dal fronte opposto creata dal miracolo di Frey sulla conclusione di Hamsik, tira con sicurezza a porta vuota, ma è solo traversa! A questo punto gli animi si sono svegliati e la partita entra nel vivo, con Montolivo che lancia per Gilardino, il quale esegue un colpo di tacco magistrale per liberare Mutu che si invola davanti a Iezzo e sigla il gol del vantaggio viola (con dubbio fuorigioco). Come l'altra volta il Napoli si trova a rimontare, ma stavolta il gol arriva a fine primo tempo e tutti si aspettano che torni in campo con il morale sotto ai tacchi; tutti tranne Lavezzi che si inventa un'azione spettacolare, portando via tre difensori della Fiorentina e mettendo in mezzo una palla che Hamsik deve solo spingere dentro, ed è già pari dopo tre minuti di gioco. Il San Paolo si accende ed anche il Napoli prende coraggio, con gli esterni che spingono sulle fasce. Si sente l'odore della beffa in arrivo, ed infatti al 70' il giovane e promettente Vitale mette in mezzo un pallone che è destinato a Maggio che di testa segna l'immancabile gol dell'ex. Colpevole la difesa della Fiorentina che entrambe le volte perde ben tre giocatori del Napoli in piena area, una difesa che risente dell'assenza di Gamberini. A questo punto i viola devono reagire, mentre il Napoli deve mantenere il risultato con calma; si specchiano in queste osservazioni le sostituzioni dei due allenatori, con Prandelli che butta nella mischia Osvaldo e Pazzini. Negli ultimi minuti la Fiorentina tenta di riagguantare il risultato come fece con la Juventus a Firenze, ma stavolta la dea bendata non l'aiuta; vince il Napoli nel segno del Pocho.

La partita tra amaranto e granata che si svolge al Granillo finisce in parità. L'inizio della partita sembra seguire ogni pronostico, con un Torino ordinato che imposta e costruisce ed una Reggina più di corsa e generosità. E' proprio uno degli ex attaccanti della salvezza miracolo, Nicola Amoruso, a segnare il primo gol della partita, sfruttando una sponda di Rosina esegue un palleggio di destro e tiro di sinistro, beccando anche una sfortunata deviazione di Cirillo che mette fuori causa Campagnolo. I ragazzi di Orlandi sanno di non poter prendere già un'altra sconfitta, quindi si rimettono in marcia per raggiungere il pareggio. Stupisce il fatto di vedere Brienza e Halfreddsson in panchina; ma i sostituti Di Gennaro e Barillà sono due vere e proprie sorprese, soprattutto il giovane talento ex Milan fa impazzire la difesa granata inventandosi grandi numeri e giocate di classe. Alla fine del primo tempo, su l'ennesimo cross di Barillà, Di Loreto devia in porta un pallone innocuo con Sereni battuto. Si rivelerà una vera e propria mazzata per il Torino, che non si riprende più durante la partita, mentre Di Gennaro e Corradi continuano a creare pericoli per la retroguardia granata; sfortunata la Reggina quando Carmona coglie la traversa con una grandissima punizione dal limite dell'area. Orlandi pensa di poterci provare e quindi leva i due giovani e mette in campo l'esperienza dei due esclusi eccellenti, ma il risultato non cambia. Deludente la prova di Rosina, un pò nervoso anche al momento della sostituzione; se vuole diventare il campioncino che è, deve mantenere più calma. Impressionante il dato di Corini: 76 passaggi, solo 5 errati; è sempre il metronomo di ogni centrocampo!

Punti pesanti anche in ottica salvezza quelli ottenuti dal Siena sul Cagliari e dal Lecce sul Chievo, entrambe vittorie per 2-0. Prova di carattere quella dei ragazzi di Beretta, riflettendo la personalità di chi siede sulla panchina. Si vede che vogliono la vittoria ed il piccolo Chievo sembra sminuirsi di fronte salentini. Tiribocchi è indemoniato, ma sono Caserta e Castillo (prima rete in A per lui) a trovare la via del gol; molto bello quello dell'argentino (tanto per cambiare) che esegue un grande stop con tocco morbido a seguire. Non c'è storia nemmeno per il Cagliari, senza idee e gambe, che lascia campo al Siena, una formalità quasi. Incredibili i due gol mangiati da Larrivey che spiegano il motivo della panchina iniziale. Ma che fine ha fatto quel Robert Acquafresca su cui doveva puntare la società sarda per rimanere in A?

E' stato risparmiato per ultimo, perchè ci sarebbe da scrivere un giornale solo per questo incontro: il Milan esce a testa bassa da Marassi, sapendo di aver perso l'ottava partita in nove incontri dalla fine della scorsa stagione. I problemi difensivi sono evidenti, ma anche in tutti gli altri reparti non c'è grande affiatamento: sarà l'appagamento dei singoli o l'allenatore che non riesce a creare il collante? Ad ogni modo, complimenti ai ragazzi di Gasperini, che confermano l'idea che si era fatta sul loro conto, cioè che potrebbero rivelarsi una seria insidia per molte big. I ragazzi del grifone hanno fatto correre e ammattire tutta la difesa milanista, facendoli ballare da una parte e dall'altra, senza punti di riferimento; riducendo addirittura Abbiati (in versione Super; una delle poche note liete per i rossoneri) a fare il libero, se non fosse per lui, lo scarto sarebbe maggiore. Va dato credito anche a Rubinho per una serie di interventi, tra cui quel miracolo su Pato nel secondo tempo che già aveva alzato il braccio per esultare. Come era stato previsto, i tre davanti del Genoa hanno fatto "fuoco e fiamme", invertendosi di posizioni e trovandosi a meraviglia. Tutto facile per Sculli quando si trova messo davanti alla porta dal Principe Milito (altro argentino di giornata) con un colpo di petto di altri tempi; tra l'altro, per ribadire, il cross era di Gasbarroni. Invece che il Ka-Ro-She che ti aspetti, ti ritrovi a mirare le giocate di un Scu-Ga-Mi; e la panchina di Ancelotti trema sempre di più. Il Milan reagisce, ma con poca grinta, il solito problema, l'essere molle che ha contagiato anche Kakà e Ronaldinho, poco luminoso dopo l'esordio alla prima giornata (sarà anche la stanchezza), che infatti uscirà assieme ad un invisibile Sheva per far spazio a Seedorf e l'ex per eccellenza Marco Borriello. Un ritorno amaro in quello che è stato il teatro di molte sue opere fantastiche. Ma a parte qualche sussulto, le azioni chiave si svolgono tutte davanti al pover Abbiati ed i nuovi entrati del Genoa aggiungono altra verve, impressionando in maniera positiva, dimostrando che anche i vari Vanden Borre, Marco Rossi e Palladino vogliono i loro spazi. Quando il Milan sembra dare segni di vita, la delusione più grande tocca a Capitan Maldini, che stende Milito in piena area di rigore dopo che gli era andato via con un numero di alta scuola, trasformando lo stesso rigore e chiudendo il risultato sul 2-0. Doccia fredda e tanta riflessione per gli uomini di Carletto; ma per quanto ancora?

Aspettando il derby tra zebrate, la giornata pomeridiana si è chiusa nel segno di tre argentini: Lavezzi, Zàrate e Milito; mostrando di essere all'altezza per la Serie A, portando le loro squadre al successo. Si troveranno fino alla fine a duellare per un posto nelle posizioni che contano e chissà, magari anche qualcosa di più.


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