lunedì 15 settembre 2008

SOS, Cercasi Diavolo Rossonero


L'acronimo di SOS è save our souls (salvate le nostre anime), quelle dei giocatori del Milan che si sono venduti al diavolo. Chi indossa la casacca rossonera, sa che non può permettersi di perdere otto partite su nove dall'inizio della preparazione; deve vincerle tutte, o almeno avere la grinta ed il coraggio di provarci fino all'ultimo. L'esordio con il Bologna aveva fatto mugugnare, ma ci può stare di perdere una partita, anche se si parte da favoriti. Dopo la partita di Genova, però, la dirigenza e staff prima, ed i tifosi poi, trasformano quei malumori in disappunto; gli unici a sorridere sono le squadre che competono per gli stessi obbiettivi, ma soprattutto, i giornalisti. Come solito fare, i media dello sport italiano, si fiondano come rapaci alla ricerca del capro espiatorio, qualcuno o qualcosa su cui fare notizia, un motivo per questo periodo negativo del Milan. Si colpevolizza tutto: la dirigenza, l'allenatore, il mercato, i giocatori, la condizione, i tempi; non viene risparmiato niente! Raso al suolo ogni spicciolo di morale rimasto nei giocatori, che dovranno saper mutare questo umore molle in rabbia agonistica. Teoricamente con tre palloni d'oro, l'esperienza non dovrebbe essere un problema, ma basterà?

Il Milan è il club più titolato al mondo assieme al Boca Juniors, se fai parte dei diavoli, non puoi andare in giro per l'Italia a rimediare queste figure, Ancelotti lo sa bene, lui correva sul campo di San Siro una volta. Lui lo ammette: "sono sempre stato sulla graticola, ma sono ancora qui". La sua posizione la mantiene perchè lui sulla panchina del Milan in sette stagioni ha vinto: 1 Coppa Italia (2002/2003), 1 Campionato Italiano (2003/2004), 1 Supercoppa Italiana (2004), 2 Champions League (2002/2003 e 2006/2007), 2 Supercoppe Europee (2003, 2007) e 1 Mondiale per Club (2007); 8 titoli, una dinastia, mica noccioline, c'è chi non lo chiama un vincente. Sicuramente, ha sempre avuto rose di altissimo livello, ma alcuni dei suoi grimaldelli stanno perdendo lo smalto che li ha caratterizzati per queste ultime stagioni; i suoi uomini di fiducia iniziano ad abbandonare la nave che affonda. Sembra che assieme ai giocatori, si sia spento pure l'entusiasmo del loro timoniere, ormai stufo di continuare ad esporre i problemi difensivi se poi il mercato porta solo punte, anche se di grande valore (ed a quanto pare, richieste da lui). Per difendersi, Carletto, dice di aver avuto poco tempo assieme ai giocatori, ma è una scusa che sta poco in piedi, il calcio moderno è anche fatto di questo, bisogna sapersi adattare ai tempi che cambiano, altrimenti si cambia mestiere. Anche il modulo avrebbe bisogno di una spolveratina, proprio come per la Roma, anche perchè il gioco che fa il Milan è ottimo per una competizione Europea, ma non adatto per affrontare le squadre "più piccole" della Serie A, squadre con cui il Milan si è sempre trovato in difficoltà, ma aveva sempre la Champions di "scorta". L'allenatore si trova sempre nella posizione dell'anello debole in queste situazioni, ma a mio avviso, il problemi maggiori nascono dalle scarse motivazioni dei giocatori e dal mercato confuso che compie il Milan da un paio di anni.

Sulla carta, la rosa del Milan di questo anno, non sarebbe nemmeno malvagia, magari non proprio ben definita, ma i nomi sono buoni. Kakà e compagni erano chiamati a vincere il tricolore come obbiettivo stagionale, ma per ora i risultati non promettono bene. L'osservazione evidente è che i giocatori che hanno ricoperto i ruoli chiave degli ultimi successi si sentano appagati e non abbiano più gli stimoli necessari per voler vincere ancora. Primo di tutti è proprio il brasiliano con la faccia da angelo, che è stato travolto da tutte le voci di mercato negli ultimi due anni e probabilmente, anche se giura fedeltà, vorrebbe portare le sue sgroppate altrove per vincere altri trofei. Un altro giocatre che pare sempre meno lucido e continuo nelle sue giocate è Andrea Pirlo, sempre impeccabile fino a due stagioni fa, inizia a fare qualche giocata inutile e sbaglia qualche giocata di troppo, alternando prestazioni da campoione a presenze da comparsa; purtroppo tutto ciò lo sta caratterizzando anche in Nazionale, dove centrocampisti affermati come De Rossi ed emergenti come Palombo, rischiano di soffiargli le chiavi del centrocampo. Magari il ragazzo si è accorto che se poteva vincere il Pallonde d'Oro, era nell'anno del Mondiale e con il Milan che difficilmente realizzerà un "double", Pirlo è tagliato fuori da questo trofeo. C'è poi chi non ringhia più; Gattuso corre sempre tanto, ci mette sempre l'animo, ma a vuoto e senza criterio. Quello che due stagioni fa appariva un giocatore con gli angoli quasi smussati, ora sta presentando nuovamente gli spigoli; inoltre, dopo tutti questi anni di sforzi, l'integrità fisica sta iniziando a risentirne ed avrà spesso bisogno di fare turnover. Insomma, i cardini del Milan sembrano essere svampiti; l'unico che dimostra gli attributi è il solito Ambrosini che per restare lì si è fatto un mazzo enorme, ed ora che ha acquisito continuità non vuole proprio mollare; non si capisce la sua esclusione dalla Nazionale.

La squadra andava rimodellata, rimpiazzando qualche giocatore con elementi più motivati, ma a casa Milan non si cedono i pezzi da novanta, quindi il mercato non può essere così ampio come si vorrebbe; bisogna accontentarsi. Certo, se Ronaldinho e Sheva fossero quelli del Pallone d'Oro e Zambrotta il giocatore che ha fatto faville alla Juventus, Ancelotti si strofinerebbe le mani. Ma oltre ai problemi che aveva già per tirare su la squadra, gli sono stati dati in dote giocatori da ritrovare; un doppio compito troppo grande quando c'è in ballo così tanto. Se veramente c'era stata l'offerta per Kakà, c'è da chiedersi se non ne valeva la pena di venderlo. Ovviamente a tutto il Milan stringerebbe il cuore, come accadde con Shevchenko, ma con quei soldi si può rifare una squadra intera formata da campioni, i quali avrebbero rappresentato anche un luminoso futuro e non solo il presente. Da anni, poi, si cerca un sostituto per Maldini, che alla tenera età che ha, si ritrova a dover correre per tutta la partita a caccia di ragazzini in confronto a lui; ma la dirigenza persiste ad acquistare punte su punte, molte delle quali diventano dei veri "desaparecidos". Elenchiamo brevemente quelli che sono stati i flop del mercato del Milan nella gestione Ancelottiana: Roque Junior, Laursen, Chamot, Umit Davala, Contra, Kutuzov, José Mari, Javi Moreno, Rivaldo, Vieri, Màrcio Amoroso, Vogel, Ricardo Oliveira, Grimi, Digao ed Emerson; se ne potevano elencare altri, ma questi sono eclatanti. Ora facciamo invece un'analisi rapida di quelli che sono i giocatori in cui si è creduto troppo poco: Donati, Abate, Marzorati, Crespo, Gourcouff e Di Gennaro; mollati troppo in fretta, per poco non accadeva anche a Marco Borriello, che per fortuna è stato riportato alla base e potrà finalmente giocare nel Milan. Sicuramente mettere un ragazzo più giovane accanto al Maldini di qualche anno fa sarebbe stato molto produttivo, ma al Milan non c'è il coraggio giusto per fare questo, bisogna avere delle garanzie. Ma se facciamo i conti sull'ammontare delle spese per comprare i giocatori "bidoni" sopra elencati si arriva a ben 51 milioni di euro, che potevano essere investiti sicuramente in modo migliore.

Come sempre, la colpa è di tutti e di nessuno, ma speriamo che presto il Milan ritorni a quello che è il suo posto, proprio come fece 22 anni fa, unico altro caso in cui il Milan perde le prime due giornate di campionato; anche perché senza questa squadra il campionato perde in fascino. Per ora, il segnale dato dal campo è un sibilino SOS.


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