Si avvicina il momento di Inter-Juventus ed inevitabilmente cerco una leggenda che sappia ricoprire la parte, quindi, chi meglio di Angelo Peruzzi per completare la rubrica settimana dedicata ai personaggi da amarcord? Il portierone - tant'è che viene chiamato "Tyson" - è stato un ex di spessore di entrambe le squadre ed uno dei portieri italiani più forti degli ultimi anni. Se si pensa che prima in Nazionale andavano gente come lui, Pagliuca, Marchegiani, Toldo e Buffon (tutt'ora), i "portierini" odierni "gli fanno un baffo".La leggenda vuole che a Blera, paese natale (16 febbraio 1970) vicino a Viterbo, Angelo si allenava le mani tentando di afferrare i pesci nei ruscelli, così da potenziare la presa. Aveva una forza nelle mani spaventosa e questo contribuì alla sua nascita come portiere. Inizia, infatti, proprio nella squadra della cittadina, dove il tutto iniziò come passatempo, ma divenne serio nel momento in cui Peruzzi venne richiesto dalla Roma e dopo qualche riserva da parte dei genitori parte per Trigoria. Da piccolino rischia anche di rimanere paralizzato ad una gamba dopo essere caduto in una buca durante una battuta di caccia con il padre, ma la sua grande forza di volontà hanno fatto sì che superasse questo ostacolo che pareva insormontabile. L'allenatore dei portieri volle a tutti i costi che il portiere cambiasse la propria fede - poiché era laziale - o non lo avrebbe allenato. Saltò praticamente il passaggio per la Primavera giallorossa ed a 18 anni - nel 1987 a San Siro contro il Milan - esordiva in Serie A - tuttavia, unica presenza in stagione in campionato.
Angelo non poteva sapere che quello era solo l'inizio della sua avventura da calciatore, poiché a 19 anni si ritrovò a giocare titolare per la squadra capitolina, totalizzando 12 presenze - anche in Europa e U21 - con buoni risultati, ma incredibilmente tutto senza contratto! Solamente all'inizio del 1989 diventa ufficialmente un professionista, ma si decise di prestarlo al Verona per farlo maturare. Nonostante la retrocessione dei gialloblù, Peruzzi fu sempre tra i migliori in campo e riuscì a farsi un nome in Italia, fornendo prestazioni strepitose. Finalmente era arrivata la possibilità di consacrarsi con i colori giallorossi, ma dopo Roma-Bari del 1990, venne riscontrato positivo all'antidoping - a causa di una sostanza, la fentermina, contenuta in farmaci dimagranti. Un'ingenuità enorme che costa al ragazzo un anno di squalifica, tantissimo per un portiere che si stava iniziando a mettere in gioco.
Dopo il periodo di sofferenza, nel 1991/1992 arriva il trasferimento alla Juventus, ma si vocifera che quello di Peruzzi sia stato un trasferimento dettato da qualcuno all'interno della società che non gradiva la presenza di "Tyson" nell'ambiente giallorosso. L'inizio di campionato non lo giocò, ma da ottobre venne integrato nella prima squadra, poi arriva la prima partita da titolare - proprio un Juventus-Inter del 12 febbraio 1992. Poi, avrebbe esordito in campionato, proprio contro la Roma, eseguendo una prestazione perfetta, dimostrando che il portiere era ancora valido e le qualità sempre presenti. Si conferma anche come para-rigori e nella semifinale di Coppa Italia blocca il tiro dal dischetto di Baresi. Poi, la dichiarazione del Trap: "Mi dispiace per Tacconi, ma da oggi il numero uno della Juventus sarà Peruzzi", libidine per le orecchie dell'estremo difensore, che vestì i colori bianconeri per otto stagioni, vincendo: 3 Scudetti, 1 Coppa Italia, 1 Champions League, 1 Coppa Uefa, 1 Coppa Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea, 2 Supercoppe Italiane e 2 Oscar del Calcio come Miglior Portiere. Entrò a far parte di un'élite della squadra torinese, venendo inserito nella "Hall of Fame". Nel mentre aveva anche vinto un Europeo U21 (1992) come secondo di Antonioli, mentre nel 1996 venne portato da Sacchi in Inghilterra, ma l'esperienza fu amara.
Angelo ha raggiunto veramente il top della forma e la sua forza fisica lo fa essere sicuro tra i pali ed in uscita. Un fisico poderoso e compatto, con fasce muscolari simili a quelle di un pugine, larghe, che gli consentivano gesti atletici prodigiosi nel breve, con una prontezza di riflessi inverosimile che ne favorivano le parate spettacolari ed il colpo di reni. Tuttavia, questa fisicità rappresentava anche un limite, poiché le fasce muscolari venivano continuamente sollecitate e soggette ad infortuni, come quello che lo tenne fuori dai Mondiali del '98, dove Peruzzi era considerato il titolare. Dopo otto stagioni si trasferisce dall'ex allenatore Marcello Lippi, che lo chiama a gran voce dai neroazzurri, ma come per l'allenatore toscano, l'esperienza non va benissimo, ma nonostante la stagione da dimenticare viene chiamato da Zoff come terzo portiere per Euro 2000, anche se Peruzzi non la prende bene: "Non vedo il motivo di una convocazione, mi risulta che la mascotte per gli Europei è stata già scelta!"
Poi, l'ultimo, ma non meno importante, capitolo della sua carriera alla Lazio, l'altra sponda di Roma - ma quella che lui più apprezza. Sono sette stagioni bellissime quelle di Peruzzi all'Olimpico, anche se arriva troppo tardi per cucirsi un altro tricolore, ma si consola con una Supercoppa Italiana ed una Coppa Italia con i colori biancocelesti. Tuttavia, la vera soddisfazione arriva nel 2006 quando Lippi lo chiama a fare il terzo portiere e risulta anche lui - di fatto - tra i Campioni del Mondo.
Forse troppo saggio, troppo poco personaggio e, di rimbalzo, una non totale convincente capacità di guidare la difesa, ma anche la simpatia e lo scanzonato distacco con cui ha vissuto il nostro calcio isterico. Peruzzi è il padrone assoluto dell'area di rigore, è capace di stare a 15 metri dalla porta con la stessa disinvoltura con cui sta tra i pali: la sua capacità di uscire dall'area sull'avversario lanciato, permette alla squadra di giocare con grande disinvoltura, risultando perciò determinante. Infine, nel 2007 lancia i guantoni alla curva laziale ad indicare il suo ritiro dal calcio giocato. Da allora è rimasto nel giro del mondo calcistico ed ora fa il preparatore per i portieri nello staff tecnico della nuova gestione Lippi.
La sua goliardia e simpatia lo ha reso un personaggio simpatico del nostro calcio, ed abbinato insieme al fisico possente, gli guadagnarono oltre al soprannome di "Tyson", anche quello di "cinghiale". Comunque, sono pochi i portieri che hanno avuto la sua autorevolezza in area, dando sempre grande sicurezza al reparto, agendo effettivamente come ultimo difensore nel bisogno - come gli aveva insegnato Liedholm ai tempi della Roma. Forse troppo saggio e "compagnone" per diventare uno dei numeri uno di sempre - troppo scherzoso -, ma quando scendeva in campo aveva la stoffa del leader e rientra sicuramente nella top 5 dei portieri italiani di sempre.
Un piccolo tributo per un grande portiere:






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