mercoledì 26 novembre 2008

Le Meteore Del Calcio Italiano: Darko Pancev

Ecco il tipico esempio di giocatore fenomeno in patria e poi flop quando si tratta di affrontare un banco di prova impegnativo come può essere il calcio italiano. E' la storia di Darko Pancev, il quale aveva una media gol spropositata, ma quando arrivò all'Inter, il "cobra" si trasformò in una biscia da giardino.

Eppure il macedone (nato a Skopje il 7 settembre 1965) era un'attaccante formidabile sia nelle fila del Vardar, che nella gloriosa Stella Rossa, dove Pancev vinse anche la Scarpa d'Oro nel 1991 - assieme alla quale arrivò anche l'accoppiata Coppa Campioni-Coppa Intercontinentale e per un pelo non si aggiudicò pure il Pallone d'Oro. Nel Vardar i numeri parlavano chiaro: 151 partite con 84 gol e nella Stella Rossa non erano da meno, anzi: 91 presenze e 84 gol. Insomma, una macchina da guerra che la metteva in porta in ogni maniera e situazione, tanto da trascinare la squadra slava di tre campionati consecutivi oltre ai trofei internazionali.

L'Inter ai tempi aveva problemi nel reparto offensivo e quale rimedio migliore che comprare il "cobra"? La squadra nerazzurra lo acquista per la cifra di 14 miliardi di Lire nel 1992, proprio dopo la sua stagione migliore e da lui ci si aspettava fuoco e fiamme. Era l'ultimo tassello per una formazione fortissima: Zenga, Bianchi, Bergomi, Battistini, Ferri, De Agostini, Shalimov, Sammer, Berti, Schillaci e Pancev. Non si poteva non sognare con una squadra come questa e tutti si aspettavano grandi cose da Darko, così quando alla seconda giornata di campionato in un Inter-Cagliari spedì lontano dalla porta - pur essendo a due passi - un cross di Bianchi, si pensava ad una casualità. Invece, purtroppo per gli interisti, era proprio un trend che si sarebbe venuto a ripetere più volte. La stampa procede dicendo che bisogna aspettare il giocatore e che si ambienti, ma Bagnoli - che di calcio ne ha masticato - risponde: "Dite che con Pancev bisogna avere pazienza perché è macedone? Sarà... ma io sono della Bovisa e non sono mica un pirla!". Effettivamente, le previsioni di Bagnoli non vennero smentite e dopo una miriade di gol sbagliati sottoporta, il macedone entrò definitivamente in una serie di classifiche "speciali": “mai dire gol”, “il Pippero” e la classifica dei “non marcatori” - non proprio titoli altisonanti per un ex Scarpa d'Oro.

Ceduto per disperazione a Lipsia, in Germania, nel Gennaio del 1994, tornò in Italia la stagione successiva ed in agosto, durante una gara valevole per la Coppa Santiago Bernabeu, Pancev infila Buio in quel di Madrid con un tiro al volo da trenta metri e tutti pensano alla rinascita dell'eroe, ma l'Inter vincerà la Coppa UEFA, salvandosi in campionato per un punto, con zero reti del macedone. Rimane per un'ulteriore stagione, per poi capire che se in tre anni fai 19 presenze e segni 3 reti, il campionato italiano non è alla tua portata. Prova, allora a rivitalizzare una carriera passando al Fortuna Dusseldorf - sempre in Germania - ma anche lì ottiene solamente 14 presenze e 2 reti, segno che il campione era diventato "ramarro" (nomignolo che sostituì l'altisonante "cobra" in Serie A). Infine, chiude la carriera con 5 presenze al Sion in Svizzera - dove nel suo Palmerès vengono aggiunti un Campionato Svizzero ed una Coppa di Svizzera.

Una volte chiusa la carriera Darko prova a collaborare con alcune squadre locali di Skopje in qualità di dirigente, ma lentamente si distacca sempre più dal mondo del calcio, che dopo avergli sorriso per qualche stagione gli ha portato solamente delusioni. Tuttavia, Pancev non si è mai sentito "non all'altezza" del nostro campionato ed attribuisce altrove le colpe del sui insuccesso in Italia: "L’Inter è stato il mio più grande errore della mia vita, giocava un calcio difensivo non adatto alle mie caratteristiche e mi offriva al massimo due occasioni a partita. Nel 1991 Milan, Barcellona, Manchester United e Real Madrid mi volevano, ero l’attaccante più ricercato del momento, ma finii all’Inter. Voi mi definite “bidone” ma pensateci bene, anche Shevchenko al Chelsea sta incontrando delle difficoltà al Chelsea, una squadra che bada a difendersi". Insomma, Pancev, poche scuse, da "cobra" non si diventa "ramarri" per niente.


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