giovedì 25 dicembre 2008

Amarcord, Ci Siamo Stati Anche Noi: Darìo Debray Silva Pereira

Molti lo considerano una meteora, ma per me Dario Debray Silva Pereira è stato un giocatore di cui si può parlare in un'altra luce. A me piaceva questo uruguagio dallo scatto fulminante, tanto veloce da correre più veloce del pallone - ed, effettivamente, a volte lo perdeva goffamente in corsa lasciandosela dietro. Tuttavia, la punta che militò nel Cagliari riuscì a lasciare il segno in Sardegna.

Dario Silva (Treinta y Tres, 2 novembre 1972) inizia da giovanissimo - nel 1991 - la sua carriera per il Defensor Sporting dove riuscì ad acquisire una certa fama come realizzatore, tanto da potersi trasferire - due anni dopo - al Penarol; il più blasonato club dell'Uruguay. Sarà proprio qui che Darìo esplode e nasce come bomber di razza, segnando 27 gol in 44 presenze. Tanti gol che gli valgono la chiamata in Nazionale, la quale favorisce la sua notorietà in giro per il globo. A piazzare il colpo - e scommessa - fu il Presidente del Cagliari Cellino, il quale decise di portare Darìo Silva in Sardegna.

Venne presentato come un fenomeno, forse troppo per lui, ma i tifosi del Cagliari riponevano grandi speranze nell'attaccante uruguagio. Gli trovano immediatamente anche un soprannome molto divertente: "sa pipinca", quasi come una zanzara noiosa che punzecchia gli avversari. Nel 1995 in panchina sedeva il grande Trapattoni e ne reparto offensivo - oltre a Silva - vi erano pure Oliveira e Muzzi, un tridente che faceva sognare i tifosi sardi. Tuttavia, rispetto alle aspettative, il primo anno non va benissimo e c'è qualche delusione in società, mentre i tifosi lo adorano ugualmente nonostante qualche errore in fase di realizzazione. La società gli concede ancora fiducia e lui ripaga in parte, migliorando le prestazioni, ma il Cagliari non riesce ad evitare la retrocessione. Le giocate di Silva sono eccezionali, si fa 40 metri palla al piede e lascia tutti sul posto, ma la conclusione viene sempre sbilenca. La sua permanenza sull'isola viene sempre sancita dai tifosi che ne adorano il carattere solare e simpatico, riesce ad avere grande autoironia ed impara pure il dialetto. La terza stagione in rossoblù - in Serie B - è la migliore, poiché Darìo si sblocca finalmente davanti alla porta e riesce ad andare in doppia cifra, segnando 13 reti - di grande fattura - e mostrò tante giocate da fuoriclasse.

Tutti si aspettavano la conferma, invece, per qualche motivo ignoto, Cellino decide che il giocatore deve partire, ed a Silva viene dato il ben servito. I tifosi non sono affatto contenti e considerano sia Cellio che l'allenatore Ventura degli incompetenti. L'uruguagio va sei mesi in prestito al Penarol - dove figurerà bene - per poi trasferirsi in Spagna, precisamente all'Espanyol. Nella squadra catalana militerà per una stagione. Il suo rendimento non è eccelso, ma sufficientemente convincente per far sborsare una cifra al Malaga per assicurarsi le sue prestazioni sportive. Qui farà coppia con un'altra ex conoscenza sarda: Dely Valdes; ed il bottino è nettamente più redditizio: ben 36 gol in quattro anni. Le buone prestazioni valgono l'ingaggio da parte del Siviglia dove rimarrà per altri due anni. Tutti i tifosi sono sempre spiaciuti quando se ne va, così come lo sono gli andalusi nel momento in cui decide di trasferirsi in Inghilterra per giocare nel Portsmouth.

Con i Pompeys gioca un'annata scarna, ma aver viaggiato così tanti Paesi giocando a calcio rimane comunque una soddisfazione. Purtroppo, nel 2006 arriva il tragico evento dell'incidente in automobile: ilva era alla guida della sua jeep su cui viaggiavano altri due calciatori, Elbio Pappa e Dardo Pereira, quando è uscito di strada ed è andato a schiantarsi contro un palo della luce. Le prime notizie parlano di trauma cranico multiplo e di frattura esposta alla gamba destra, che ha costretto i medici ad amputargliela per evitare complicazioni più gravi. Il giocatore era in trattative con il Penarol, ma tutto andò a rotoli e Dario Silva dovette smettere l'attività da calciatore a 33 anni, rimanendo comunque nel giro con un altro ruolo. Le sue presenze in Nazionale non saranno dimenticate, soprattutto nei due Mondiali, perché Silva era un giocatore che ovunque è andato è stato amato.

Consiglio vivamente il minuto 3:48:



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