Effettivamente, Desailly, vive praticamente tutta la sua infanzia in Francia, essendosi trasferito a Nantes nel 1972 - all'età di 4 anni. All'età di 15 entra nelle giovanili della squadra locale, ma due anni dopo deve affrontare la morte del fratello maggiore, anche lui innamorato del gioco del calcio. Questo non scoraggia Marcel, anzi, lo rafforza nella sua volontà per diventare calciatore professionista - e, probabilmente, è stato uno stimolo in più durante tutta la sua carriera. In quel vivaio ci sono anche altre promesse come Didier Deschamps e Christian Karembeu - ed anche vecchie conoscenze italiane come Reynald Pedros. Desailly esordisce giovanissimo - a 18 anni - nella prima squadra, riuscendo a distinguersi sempre per una certa eleganza "rocciosa" - un contrasto interessante - ed anche se il Nantes non riuscì a vincere trofei in quel periodo, molti dei giovani vennero segnati sul taccuino di molte squadre europee. Deschamps venne acquistato dall'Olimpique Marsiglia, ma la stagione seguente - sotto consiglio dell'amico - anche Marcel si trasferì nella città portuale, dove riuscì ad ottenere anche la Coppa dei Campioni, fatalmente contro il Milan.
I dirigenti rossoneri decisero di portarselo a Milanello nell'ottobre del 1993, dove Desailly poteva crescere con tranquillità, imparando da tutti i campioni che lo circondavano. Iniziò ad entrare pure nel giro della Nazionale. Si ambientò perfettamente, occupando un posto tra i titolari dei rossoneri, ed a fine stagione arrivò il double Scudetto-Champion's League, dove nella finale vinta per 4-0 contro il Barcellona c'è pure il suo nome tra i marcatori. L'anno successivo arrivarono la Supercoppa Italiana ed Europea, ma poi fu partecipe del momento senza successi del Milan, con tanti secondi posti che lasciarono l'amaro in bocca, proprio come quella semifinale dell'Europeo persa ai rigori contro la Repubblica Ceca, che tolse in pratica la gioia di aver vinto il Campionato nel 1996.
L'avventura nel Milan di Desailly si può dire più che discreta, ma il giocatore francese cerca nuovi stimoli e - dopo aver vinto il Mondiale di Francia 1998 - decide di passare al Chelsea per provare un altro campionato. Anche nello scacchiere dei Blues - sotto la guida di Claudio Ranieri - il francese si adatta alla perfezione e riesce a dare il meglio di sé. La squadra di Londra torna al successo nelle competizioni europee, vincendo la Supercoppa contro il Real Madrid. Poi, nel 2000, vengono vinti anche due trofei nazionali: Charity Shiedl e Coppa d'Inghilterra. Proprio in quell'anno Desailly avrà vinto anche l'Europeo con la Nazionale francese, sconfiggendo in finale l'Italia - un'annata perfetta per il giocatore. Nel 2001 vince anche la Confederations Cup in Giappone e Corea, prima di imbattere nella delusione del Mondiale. Anche l'Europeo del 2004 sarà piuttosto deludente - nonostante nel 2003 fosse stata vinta un'altra Confederations - e Marcel decide di abbandonare la squadra londinese quando arriva José Mourinho in panchina.
Decide, quindi, di giocare gli ultimi anni di una gloriosa carriera in Qatar, più che altro per guadagnare. Comunque, nonostante il notevole aspetto economico, riesce anche a vincere il campionato nelle fila del Al-Gharafa, di cui è anche il capocannoniere! Terminerà la sua carriera calcistica nel Qatar SC per poi ritirarsi il 6 settembre 2006. Il Ghana gli offrì la panchina della Nazionale, ma rifiutò e quindi il Milan ne approfittò per concedergli il ruolo di osservatore per l'Africa, come Leonardo fa per il Brasile. Allo stesso tempo fa pure il commentatore in televisione, anche se alcuni giocatori si sono stizziti per dei commenti troppo severi. Adesso, però, ha manifestato la voglia di allenare nuovamente, magari il Chelsea ha detto però "prima di farmi guidare una Ferrari, fatemi fare pratica con altre vetture". Già, perché di Ferrari "sfasciate" Desailly ne sa qualcosa (incidente 1997).






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