giovedì 5 febbraio 2009

Le Meteore Del Calcio Italiano: Claudio Daniel Borghi

Fa quasi impressione parlare di un Campione del Mondo come una meteora, ma l'argentino Claudio Daniel Borghi calza alla perfezione questa identità. Un fantasista di quelli che sono ormai una specie in estinzione, piedi fatati che rendono la palla la naturale appendice della gamba. Tuttavia, Borghi era uno di quei giocatori che voleva sempre cercare la giocata ad effetto, quella che stupiva la folla, proprio come quelle che lasciarono attonito Berlusconi, il quale - innamorato - decise di portarlo subito alla sua corte a Milano. Fu il primo acquisto del Milan targato Berlusconi, proprio lui, l'indio che veniva dall'Argentinos Jrs. e si portava dietro la pesante etichetta di "erede di Maradona".

Borghi iniziò proprio nell'Argentinos la sua carriera da calciatore dove davanti a lui giocava El Pibe de Oro, uno per il quale è impossibile trovare un erede - l'essenza del calcio. Ma, nonostante questa ombra enorme, Borghi riuscì a mettersi in evidenza come una promessa dalle grandi speranze e rientrà nel giro della Selecciòn per i Mondiali di Messico '86. Tuttavia, non brillò durante la competizione e non venne più convocato. Col club vince trofei importanti: due Campionati Argentini, una Coppa Intercontinentale ed una Coppa Interramericana. La partita che lo lanciò fu sicuramente la finale di Coppa Intercontinentale del 1985: la Juventus sconfigge ai calci di rigore l’Argentinos Juniors, ma Claudio Daniel Borghi gioca una partita spettacolare, oscurando anche la stella Platini che lo definisce: "il Picasso del calcio".

Sembra un acquisto altisonante, un nome importante per il futuro dei rossoneri, ma Arrigo Scchi - all'inizio della stagione 1987/88 - lo boccia senza appello. Per l'argentino non c'è spazio nei piani di Sacchi e Berlusconi è costretto a cederlo - molto malvolentieri - al Como dove c'è Aldo Agroppi, rifiutando il prestito alla Sampdoria di Vialli e Mancini per non rinforzare una potenziale rivale. Tuttavia, a Como è un'esperienza da buttare, visto che i rapporti con l'allenatore sono nulli e quando gioco è sempre poco e male. A fine campionato arriva la sentenza definitiva: Sacchi sceglie Rijkaard come terzo straniero e Borghi sceglie la via dell'esilio e va in Svizzera, nel Neuchatel Xamax.

Quella in Svizzera, però, sarà solamente una stagione di passaggio, dopodiché inizia a fare il vagabondo, passando di squadra in squadra, dal Brasile al Messico e poi in Argentina, giocando in club di prestigio come il River Plate, Flamengo ed Indipendiente, ma non riesce mai a sfondare. Solo quando giocò in Cile mostro ancorà le doti che lo avevano contaddistinto da giovane, vincendo la Recopa Sudamericana e la Coppa Interamericana con il Colo-Colo nel 1992.

Non ha voluto lasciare il mondo del calcio nemmeno dopo aver appeso le scarpe al chiodo. Era rimasto in Cile per intraprendere sia la carriera da procuratore che da allenatore, senza risparmiare dei riferimenti al veleno per Sacchi - allenatore che, secondo lui, lo ha fatto fallire. Dal 2006 allena il Colo-Colo con cui ha vinto il Campionato di Apertura e di Clausura nel 2006 e il Campionato di Apertura nel 2007, oltre ad aver condotto la squadra fino alla finale della Coppa Sudamericana. È stato nominato allenatore sudamericano dell'anno 2006 dopo la conqista della finale di Coppa Sudamericana con il Colo-Colo. Il 26 marzo 2008, a causa dei pessimi rapporti tra dirigenza e giocatori, Borghi lascia la panchina del club cileno ed il 15 aprile 2008 è stato ingaggiato come allenatore dell'Independiente, carica che rivestirà da giugno per una clausola presente nel suo contratto con il Colo-Colo.


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