lunedì 22 settembre 2008

The Usual Suspects...

Ormai è un tormentone estivo per le grandi trovare il proprio fenomeno da acquistare per i tifosi. Un investimento a lungo termine, come lo definiscono alcuni. Ma quanti soldi spendono - più che investono - le società nell'acquisire le prestazioni sportive di questi "fuoriclasse". La risposta è eloquente: tanti. Spesso la foga di dover comprare nuovi elementi porta a scordarci che i giocatori vincenti li abbiamo già in squadra, solo che non se ne parla poi tanto. Se uno va indietro e vede chi ha risolto le partite nei momenti più difficili per le società, risale sempre ad un circolo molto ristretto di nomi, di cui fanno parte solamente pochi calciatori al mondo, una sorta di gotha calcistico. Sorge spontanea la domanda di chi siano questi "illuminati"?

Se guardiamo dagli inizi degli anni 90 (per rimanere più vicini alle conoscenze calcistiche di molti) sino ad oggi, ci sono pochi nomi, un paio per squadra, a volte manco uno, che veramente rappresentano il giocatore chiave. Questo non necessariamente coincide con il giocatore simbolo, che spesso viene occupato da una figura addetta a dare più spettacolo che concretezza, ma del quale i tifosi si innamorano molto più rapidamente. Analizziamo il caso delle grandi squadre, poiché è qui che si possono osservare i "migliori" giocatori.

L'Inter ha avuto tanti fuoriclasse, ma quali di essi è sempre stato lì per tirarla fuori nel momento di maggiore bisogno? Quello che non ha mai abbandonato la nave nemmeno quando affondava si chiama Javier Zanetti, ed è dal 1995 che ricopre il ruolo di giocatore chiave nell'Inter. Quando c'era da chiudere il risultato nella finale di Coppa UEFA contro la Lazio, quando c'era da pareggiare con la Roma la scorsa stagione per non farsi scivolare via uno scudetto e quando c'era da battere il rigore decisivo in Supercoppa Italiana; lui c'era sempre. Sicuramente ci sono altri momenti che non mi ricordo, ma questi sono i più eclatanti. Certo, l'Inter ne ha avuti di giocatori fortissimi, come i vari che ci sono adesso, ma nessuno è essenziale come il capitano. Fatto sta che qualsiasi allenatore sia passato dalla Pinetina non abbia mai voluto escludere Zanetti dalla formazione titolare, arrivando addirittura a trovargli un ruolo alternativo pur di farlo giocare. C'è stato Ronaldo, c'è Zlatan Ibrahimovic e ci sono stati altri personaggi di carisma come lo "Zio", ma nessuno di questi è stato altrettanto determinante.

La stessa cosa si può dire al Milan, dove il giocatore chiave degli ultimi anni è stato sempre messo tra luci ed ombre. Probabilmente uno dei centrocampisti più forti della Serie A se non soffrisse ogni tanto di periodi di discontinuità, ma perchè è un giocatore che cerca continuamente la giocata difficile, quella che gli altri non riescono a vedere, si tratta proprio di Clarence Seedorf. Tutti quando pensano al Milan pensano a Maldini, giustamente, al vecchio Shevchenko e poi ai campioni di una volta. I campioni degli ultimi dieci anni ci sono sempre, con l'aggiunta di Kakà, ma il vero direttore d'orchestra - in maschera - è proprio l'olandese. Una persona seria e pacata fuori dal campo che scarica tutto nel campo, creando sempre qualcosa di pericoloso ed originale. Anche lui, nei momenti di difficoltà, non è mai mancato: la partita con la Juventus di due anni fa, durante la Champions contro Bayern e Manchester e nelle seguenti Coppa Europea ed Intrcontinentale e proprio ora di recente nel periodo più nero del Milan lui c'è sempre stato. Con questo, non è per sminuire gli altri, ma per mettere i riflettori su chi è che davvero risolve le situazioni ardue, proprio come ha detto lo stesso Caressa ieri sera su Sky. Pato, Ronaldinho e compagnia bella sono tutti ottimi giocatori, ma il Milan non pesa sulle loro spalle se si è nei guai.

Se si cambia il colore delle strisce la cosa non cambia, poiché anche a Torino c'è un leader indiscusso che fa di nome Alessandro e di cognome Del Piero. Pinturicchio come piaceva chiamarlo all'Avvocato inizia ad essere "vecchio", ma se gli va, una punizione dai 40 metri ce l'ha sempre nelle gambe, come quella che ha abbattuto lo Zenti. Volendosi, ha anche una stagione da capocannoniere come quella dello scorso anno e quella in Serie B per riportare la "sua" Juventus ad alti livelli. I campioni anche attorno a lui non mancano, ma quando c'è da remare la corrente spinge via, Alex è l'ultimo a morire. Non si può paragonare alcun giocatore della Juventus che abbia inciso come lui nei risultati stagionali. Certo, tutti sono importanti, ma chi porta i punti pesanti - quelli veri - si contano su le dita di una singola mano.

Il fuoriclasse sta qualche gradino sotto il campione, che è il giocatore decisivo. Si nota dal fatto che da questi giocatori ci si aspetta sempre il guizzo vincente, quindi se c'è una prestazione negativa sono sempre quelli messi sotto l'indice. Se ne potrebbero elencare tantissimi di più e mi scuso se non mi dilungo ancora a menzionarne altri, ma non ce ne ho il tempo. Ogni tanto nasce qualche nuovo campione, ma troppi sono pubblicizzati come tali e si rivelano ottimi giocatori, ma non con la staffa del campione. I vari Mutu, Quaresma, Mancini, De Rossi, Montolivo, Pirlo, etc etc etc (ricordo che rimango in Italia perchè qui si parla di calcio italiano) sono ottimi giocatori e lo dimostrano sul campo; ma lunge da me l'idea di poterli definire "campioni". Si parla sempre sui giornali di una prodezza fatta da un "fenomeno", mentre i veri risolutori vivono nell'oscuro dei media, spesso becchettati pure, fino a che non riescono a fare la giocata vincente, In realtà, già il loro essere in campo è una mossa che fa partire con un vantaggio. Ciò che accomuna questi giocatori è il carico di critiche che devono sopportare, ma che riescono sempre a smentire; proprio come in quell'esultanza di Del Piero in Champions o quel sorrisone di Seedorf ad un settore che solitamente lo fischia in UEFA. Loro lo sanno, e sotto sotto lo sappiamo anche noi: di giocatori così ce ne sono un circolo ristretto, impariamo a goderceli di più.


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