mercoledì 25 febbraio 2009

Le Meteore Del Calcio Italiano: Andreas Andersson

Sfortunato nel momento in cui arriva al Milan, ma anche lui ci mette del suo per distinguersi come meteora e nel riuscire a differenziarsi dall'omonimo Kennet, che, invece, in Serie A viene ricordato come un buon giocatore. Evidentemente, anche i grandi allenatori come Fabio Capello potevano prendere un abbaglio, poiché il Don pensò di portare lo svedese a San Siro per fare la terza punta dopo Weah e Kluivert. In passato ci sono stati olandesi e svedesi assai prolifici nelle fila rossonere, ma gli esperimenti di Kluivert ed Andersson sono un flop clamoroso.


Andreas Andersson nasce il 10 Aprile 1974 a Nacka, sobborgo di Stoccolma, e inizia a giocare a calcio nel piccolissimo club dell'Hova, quinta divisione svedese, là dove non arrivano né taccuini né telecamere. Dopo quattro anni di gavetta, nel 1994 si trasferisce al Tidaholms, seconda divisione, dove si consacra definitivamente. Bastano queste prestazioni convincenti ai dirigenti del Degerfors per prenderlo dopo poche settimane dal suo trasferimento. Insieme ad Andersson arriva anche Olof Mellberg. Andreas gioca bene e segna a raffica: su di lui piomba il Liverpool, che lo invita per un provino di una settimana. La sorte vuole che in quei sette giorni sulla cittadina britannica si abbatta uno dei più forti nubifragi di sempre: la pioggia, con l'aggiunta di un infortunio, condiziona le sorti del provino, che dunque non va a buon fine. L'attaccante lascia ugualmente il Degerfors e nel 1996 trova l'accordo con il Göteborg. Contemporaneamente, anche la Nazionale svedese si accorge di lui: dopo aver già militato nell'Under 21, il 25 febbraio '96 Andersson fa coincidere il suo esordio con la vittoria per 2-0 contro l'Australia. Con il Göteborg le cose vanno a gonfie vele ed alla fine della stagione il potente centravanti si ritroverà con un bottino di 31 reti in 39 partite, quasi un record. Ovviamente è sua la palma di capocannoniere del torneo, nonché il titolo di giocatore svedese dell'anno.

Il nome di Andreas Andersson fa il giro del mondo e comincia ad entrare nelle cronache di mercato, venendo accostato anche in Italia, dove il Milan tenta e riesce, infine, ad aggiudicarselo. Un acquisto abbordabile per i tempi che correvano, sono bastati tre miliardi del vecchio conio per portare lo svedese dalle grandi speranze. Curiosamente, non viene presentato in maniera ufficiale alla stampa, ma lui è comunque entusiasta: "Felicissimo di giocare in Italia e nel Milan. Ho sempre desiderato giocare in Italia, non temo la concorrenza di Weah e Kluivert. Nordahl? Spero di fare bene come lui. Cercherò di fare meglio di Kenneth Andersson: il vero Andersson sono io". A parole sembrerebbe ottimo e Capello assicura: "E’ il regalo per i nostri tifosi". Non sarà così, regalo si, ma pacco. La squadra che dovrebbe riscattare la stagione passata è rimpolpata con una serie di meteore ed il campionato , manco a dirlo, inizia in maniera disastrosa: 2 punti nelle prime 4 partite. Sembra, però, portare bene Andersson, che va in rete per la prima volta in trasferta contro l'Empoli. Trisitemente, sarà questo l'unico gol ufficiale dell'attaccante nella sua breve esperienza italiana. In campionato non gioca quasi mai e la società a gennaio mette Andersson sul mercato. Incredibile l'asta che si scatena attorno al giocatore, con Arsenal e Chelsea pronti a scannarsi pur di aggiudicarsi il lungo svedese, ma alla fine la spunta il Newcastle per una cifra attorno ai 9 miliardi di Lire - almeno una buona plusvalenza.

Giunto al Newcastle Andersson sputa nel piatto dove ha mangiato ed accusa Capello di essere una sorta di "generale di ferro", e di avere imposto allo spogliatoio una disciplina troppo rigida. Il giocatore spera di riuscire a riconquistarsi la convocazione in Nazionale con questa nuova esperienza. Non sarà fantastico il suo periodo nei Magpies, in cui Andersson in due anni segna solo 4 gol in 27 partite. Per Andersson si profila un ritorno a casa, precisamente all'AIK Stoccolma, club che nella stagione 1999/2000 milita anche in Champions League e viene inserito nello stesso girone della Fiorentina. Andersson continua ad essere snobbato dalla propria Nazionale - tanto che salterà l'appuntamento con gli Europei del 2000 - e per tentare nuove sorti prova la carta Benfica, dopodichè si arrende e ritorna a Stoccolma dove rimane per 3 anni, senza riuscire a conquistare nemmeno un trofeo. Nell'estate del 2002 arriva la grande occasione e coach Soderberg gli concede una chance per i Mondiali di Corea e Giappone, ma la Svezia, pur passando la fase a gironi, viene eliminata agli ottavi dal Senegal. Soffre, poi, di un brutto infortunio al ginocchio che pare pregiudicarne la carriera, ma, a sorpresa, trova l'accordo con il Belenenses, squadra di Lisbona, ma anche qui il feeling con la piazza non è dei migliori. Nel giugno 2005 tenta l'avventura con il Malmöe, ma dura solo un mese a causa dei ripetuti problemi fisici.

Attualmente ricopre il ruolo di opinionista presso la più famosa televisione a pagamento svedese, e per un canale monotematico, dedicato all'hockey su ghiaccio, che sta riscuotendo un notevole successo.


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