sabato 6 settembre 2008

6+5? Ma cosa è?

Come ogni cosa irrisolta torna a galla, ora è tornata di moda il fantomatico "6+5" di Joseph Blatter. Dopo le deludenti prove degli sport a squadre alle recenti Olimpiadi di Pechino, il CONI sta cercando, con un certo allarmismo, di trovare un capro espiatorio su cui potersi accanire, quindi il presidente Petrucci ha deciso di riportare alla ribalta il problema degli stranieri nel campionato italiano. Ecco, dunque, che troviamo motivo di sfogo il solito "problema" del numero di atleti stranieri che frequentano i nostri campionati dei vari sport, diminuendo quindi le possibilità di vedere giovani italiani all'opera. Da questo punto di vista il campionato che raccoglie l'impatto mediatico maggiore è la Serie A, dove ogni anno il mercato porta nuovi stranieri a giocare a calcio nel nostro Paese. La proposta fatta dal presidente della FIFA è quella di avere le squadre di calcio con 6 dei loro 11 effettivi eleggibili nella nazionale del Paese di riferimento (quindi, per noi, questi sei devono essere o giocatori italiani puri, oppure naturalizzati italiani che non hanno ancora fatto presenza nella propria nazionale) ed i restanti cinque eleggibili per qualsiasi nazionale riconosciuta. Come ci si poteva aspettare, l'annuncio di questo possibile provvedimento ha raccolto opinioni discordanti dalle varie parti; basta pensare a come ne risentirebbero squadre come Inter, Lione e Real Madrid (solo per nominarne qualcheduna). Addirittura, Blatter pensava di iniziare introducendo una formula di 4+7, per passare a una di 5+6 e poi finalmente 6+5. Pensate solamente cosa succederebbe all'Inter, che nel anticipo serale della prima giornata di Serie A schierava ben 10 stranieri su 11, mentre la Sampdoria aveva la simmetria opposta, con 10 italiani su 11; se gli stranieri dovevano fare la differenza, a parte il solito Ibrahimovic (ma qui si parla di "veri campioni"), non si è di certo notato.

La regola proposta da Blatter ha degli evidenti pro e degli altrettanto evidenti contro. Benché sia stata ben accetta dalla FIFA, la UE non ha visto bene questo provvedimento, poiché entra in conflitto con le leggi in vigore riguardante la differenza tra "comunitari" ed "extracomunitari", quindi interferisce con il principio della libera circolazione dei lavoratori all'interno dell'Unione. Queste divergenze politiche stanno rallentando la ratificazione della proposta che in comitato FIFA ha comunque raccolto 155 si e 40 astensioni. La situazione è in una fase di stallo, dove si cerca di negoziare con le autorità politiche, in modo da poter trovare un accordo. L'idea sarebbe quella di proteggere i giovani talenti indigeni, dando loro più possibilità di sfondare in un prestigioso club e poter quindi partecipare con successo alle manifestazioni del proprio Paese. Cosa che al momento non è possibile e molti talenti vengono "bruciati" perché al loro posto si può schierare uno straniero già pronto. Inoltre, Blatter vorrebbe riuscire a colmare in parte il gap tra grandi e piccole squadre con questo provvedimento, cercando di rendere più accessibile la lotta per un titolo, rendendo promozioni e retrocessioni meriti o demeriti sportivi e non degli esiti legati alla potenza economica. Su questo punto i grandi club non appoggiano il presidente FIFA, credendo che questo causerà semplicemente lo spostamento dei migliori talenti indigeni nei soliti "top clubs"; e purtroppo non possiamo che dargli ragione. Bisogna però concordare che molti club hanno perso la propria identità col passare degli anni, sia a livello regionale che nazionale; quindi il problema da combattere esiste.

Fortunatamente, grazie anche alla mancanza di liquidità ed alle pressioni mediatiche, in Italia si sta cercando di dare spazio ai giovani talenti, anche come soluzione per alcune società di rinascere e garantirsi un illustre futuro. Su tutte Fiorentina e Juventus, che da anni ormai curano il settore giovanile, ma che solo dopo le varie retrocessioni si sono trovate costrette a cercare di scoprire su quali giovani fatto om casa potrebbero puntare, in modo da non dover effettuare sacrifici economici enormi dopo tutto quello che ha dovuto attraversare. Giovinco, Marchisio e De Ceglie hanno tutti figurato in maniera ottima in Serie A, ed hanno quindi solamente bisogno del loro trampolino di lancio importante nel mondo del calcio che conta. Bisogna vedere se poi si decide di credere veramente in questi talenti, oppure se non gli diamo abbastanza seguito rischiando di perderli in un limbo dal quale molti non riescono più a riemergere. Il calcio italiano si dimostra il più duro psicologicamente, ci vogliono due p**** quadre per rimanere a galla, quelle che non sono mancate a Massimo Ambrosini nelle sue stagioni al Milan, che tra un infortunio e l'altro si è ripreso ed ora ha un posto da titolare in pianta stabile; molti si sarebbero arresi ed avrebbero deciso di cambiare aria.

In tanti sostengono che gli stranieri andrebbero ridotti, altri che va bene comprarli, ma solamente se campioni e non paritari a livello di talento con giovani già presenti. Ormai è divenuto quasi un trend del mercato quello di comprare "lo straniero", ha il suo certo fascino per i tifosi: rappresenta un oggetto per lo più semi-sconosciuto, da scoprire e scartare come un vero e proprio regalo. Così facendo, però, si corre in preda al rischio, diventano vere e proprie scommesse, tante delle quali vengono perse in maniera clamorosa, tanto da non vedere mai calpestare l'erba di un campo di Serie A a molti giocatori acquistati. Sono 66 i giocatori stranieri comprati dai club italiani in questo ultimo mercato, 20 in più dell'anno scorso, non poco. Ma leggendo i nomi, dove addirittura Ronaldinho era una mezza scommessa (dico era perchè l'esordio fa presupporre a tutt'altro), le sicurezze sono veramente poche e ci sembra impossibile che non si possano trovare giocatori altrettanto talentuosi nelle nostre giovanili.

Intanto, stanotte, si è visto nuovamente il talento cristallino di Super Mario Balotelli, uno che italiano ci è voluto diventare e ci si sente davvero. Uno che nelle giovanili stava stretto e non hanno potuto trattenercelo, uno con carattere che ha sempre detto chiaramente che vuole giocare ed ha sempre fatto sembrare ogni cosa che fa semplice. Insomma, ci vogliono gli attributi, con la A maiuscola. Un talento vero e proprio che noi abbiamo naturalizzato e ci coccoliamo, ma lui italiano ci si sente davvero, mentre molti lo fanno per facilitare le proprie opportunità di guadagno. D'altronde il posto per extracomunitari è limtato ad un acquisto a stagione, quindi difficile da conquistare in un grande club, ma se sei naturalizzato ti si spalancano il doppio delle opportunità. Proprio per questo si stanno mobilitando per rendere la naturalizzazione più complessa. Al giorno d'oggi non è molto difficile ottenere i documenti necessari, ma una nuova delibera farà si che il giocatore dovrà vivere in un Paese per 5 anni a partire dai 18 anni.

Il problema degli stranieri c'è, magari non al livello della "battaglia da combattere" come esclama Petrucci, però esiste e va affrontato con sapienza e ragionevolezza; non è una cosa che si può trattare in modo istantaneo, servirà del tempo per adattare le cose. Ciò che è certo è che abbiamo il dovere di credere di più nei nostri giovani calciatori e sportivi in genere, ed avere anche la voglia e l'orgoglio di portarli al successo.


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