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martedì 4 novembre 2008

Chi E' Giuseppe Iachini

Come era stato fatto per Arrigoni, dedichiamo un piccolo ricordo a Iachini, terzo allenatore esonerato in Serie A nel corso della stagione 2008/2009. L'ormai ex allenatore del Chievo è stato un calciatore ottimo oltre che un discreto allenatore in tempi più recenti.

La sua carriera calcistica parte nell'Ascoli, per continuare poi a Verona - dove si conferma - ed essere ceduto poi alla Fiorentina, dove si realizza come calciatore e dove si vede la sua fama da mediano che lo rende noto ai più. Dopo l'esperienza viola finisce al Palermo - in B - dove rimarrà due stagioni per poi trasferirsi al Ravenna. Avrà un'altra chance in Serie A con il Venezia, dove ha un discreto rendimento. Infine, termina con il calcio giocato con l'Alessandria - in C1 - nella stagione 2000/2001.

Parte subito con la carriera da allenatore - molto giovane e senza patentino - in una delle sue ex squadre: il Venezia, dove però qualifica come direttore tecnico. La stagione successiva, invece, sarà allenatore a tutti gli effetti, ma al Cesena, che Iachini guidò in Serie B. L'anno successivo viene chiamato ad allenare il Vicenza - in piena crisi economica - ma la situazione traballante non piace a Iachini, che a fine stagione lascia l'incarico per passare al più stabile Piacenza, dove passerà tre tranquille stagioni di B.

Infine, nel 2007/2008 passa alla guida del Chievo Verona di Campedelli, che riesce a portare immediatamente in Serie A dopo un anno di gestione. Nella recente campagna acquisti, l'allenatore ha chiesto uno sforzo societario, ma non ha trovato riscontro e Sartori ha puntato sul gruppo che ha conquistato la promozioni, effettuando qualche acquisto, ma in extremis e con poco tempo per essere collaudati. In seguito a ciò, si sono verificati risultati negativi che hanno condizionato la posizione di Iachini che è stato inevitabilmente esonerato.

Speriamo che Beppe trovi subito un'altra sistemazione, magari in Serie B!

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lunedì 3 novembre 2008

Chi E' Daniele Arrigoni

Giusto per onorarlo nel giorno del suo esonero, facciamo un breve "outline" di chi è stato - calcisticamente parlando - Daniele Arrigoni. Tanta sfortuna per questo allenatore da quando è approdato in Serie A, avendo sempre ottenuto ottimi risultati nelle categorie inferiore ed anche qualche soddisfazione da calciatore - giocò in Serie A con il Cesena.

La carriera di questo tecnico inizia al Castel San Pietro, squadre che nel 1994/1995 milita nella Serie D italiana e che il tecnico romagnolo porta - alla seconda stagione - in Serie C2, guadagnandosi subito la sua prima promozione in carriera. Tuttavia, fino al 2000 non torna su una panchina, finché non è la Vis Pesaro a dargli una chance, con la quale ottiene subito una promozione in C1. Le doti ci sono e viene chiamato a condurre il Messina in Serie B nel 2001/2002, ottenendo risultati modesti, e poi passa alla guida del Palermo - come poteva mancare Zamparini - nel 2002/2003, ma viene inevitabilmente esonerato a fine stagione. Il suo cammino prosegue nell'Italia meridionale e sarà nel Frosinone che Arrigoni avrà la consacrazione che vali il biglietto per la Serie A, conducendo la squadra ad un'arrembante rimonta in classifica, fino ad ottenere la storica promozione in C1.

Dal 2004/2005 parte l'avventura nella massima serie alla guida del Cagliari, dove guadagno un ottimo decimo posto, tanto da fargli ottenere una chiamata dal Torino che lui accetta al volo, lasciando la panchina sarda. Tuttavia, l'addio all'isola durerà solamente qualche mese, poiché il Toro fallisce ed Arrigoni decide di lasciare il progetto granata, per riaccasarsi alla corte di Cellino. Il rapporto dei due non è facile, ed anche con la piazza Arrigoni ha qualche problema, così l'allenatore lascia dopo appena un'apparizione. L'allenatore deve aspettare il 2006 per trovare posto sulla panchina del Livorno - alla corte di Spinelli - dove, però, non resiste l'intera stagione e viene mandato via a marzo del 2007.

Il resto è storia recente, con Arrigoni che porta il Bologna alla tanto agognata Serie A nel 2007/2008 e che ora alla decima giornata di campionato, con appena due vittorie ed otto sconfitte, viene esonerato dalla dirigenza della Menarini, la quale non lo reputa adatto all'incarico. Comunque, anche se è stato tanto sfortunato - e pure con la scelta dei patron -, questo allenatore è sempre stato ricordato e voluto dai giocatori, quindi, qualcosa di buono lo ha fatto. Dai Daniele, rialza la testa.

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lunedì 15 settembre 2008

Muntari: Hai Perso il Pelo, Ma Non il Vizio

Il calcio è un gioco fisico, il contatto ci deve essere, non lo si può certo evitare, ma ci sono giocatori a cui manca la sensibilità nel contrasto, risultando fisicamente troppo irruenti. In altri campionati europei, ad esempio in Premier League, non vengono sanzionati altrettanti falli come nel campionato di Serie A (dove si fischiano in media 40 falli a partita), pur essendoci scontri di gioco nettamente più duri. Qualche giocatore del nostro campionato giocherebbe sicuramente di più in Inghilterra, poiché sarebbero minori le squalifiche per sanzioni arbitrali, ed è forse proprio questo motivo che ha convinto Pozzo a vendere uno dei suoi gioielli due anni fa: Sulley Ali Muntari. Sappiamo quanto il patron dell'Udinese sia affezionato ai propri talenti, ma in quel caso non rifiutò i 12 milioni di Euro offerti dal Portsmouth, che si aggiudica il giocatore dopo un bagaglio totale di 113 presenze ed 8 gol in Serie A; fin qui, tutto bene, anzi un'ottima media per un centrocampista, ma i cartellini sono sconcertanti: 34 gialli e 5 rossi! Praticamente 13 giornate di squalifica, quasi mezzo campionato, effettuando falli sciocchi ed anche pericolosi, va considerato che il ragazzo ha solo 23 anni e come dice Galeone è "troppo impulsivo". L'allenatore dei Pompeys, Redknapp, è convinto che Sulley possa fare benissimo in Inghilterra, dove si gioca un calcio più fisico che in Italia; affermazione smentita subito nell'esordio contro il Manchester United, dove Muntari prende immediatamente la sua prima espulsione. Nemmeno il tempo di farsi conoscere che già si fa sventolare il cartellino rosso. Tuttavia, la cura inglese serve al ragazzo ghanese, che finisce con 29 presenze e 4 gol e prove di grande sostanza, ma il vizio non va del tutto perso ottenendo 6 cartellini gialli e 2 rossi. Adesso il ragazzo si ritrova nuovamente in Italia, ma alla corte di Mourinho all'Inter, tutta un'altra realtà che quella di Udine. Dopo un ottimo inizio di stagione, dimostrando le sue immense doti agonistiche ed anche tecniche, il ragazzo non può smentirsi ed all'esordio in casa a San Siro rifila una piccola manata in faccia a Tedesco, che esagera nel cadere a terra; il risultato è semplice: espulsione per il centrocampista nerazzurro e doccia anticipata senza manco finire un tempo. Lo Special One decide di assolverlo a fine partita, accusando Tedesco di poco fari play, ma non sopporterà questo genere di comportamento in eterno; speriamo che la mano del generale di ferro serva a fare perdere a Muntari il vizio oltre che il pelo.

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sabato 6 settembre 2008

Claudio Lotito: One Man Show

Fare il presidente di una società di calcio sembra facile, bastano: una buona dose di euro, la mentalità dell'imprenditore e la fede del tifoso; per occuparsi delle pratiche, le consulenze, i rapporti con sponsor e media, il calciomercato, i progetti ed eventi ci sono altri addetti. Questo, però, non succede in tutte le società, poiché il calcio sta cambiando anche in Italia. C'è chi come i Della Valle cercano di investire nella Fiorentina, per farla rendere come una vera e propria impresa, coinvolgendola continuamente ed attivamente in progetti ed eventi che vanno ben oltre il campo da gioco. Ci sono altri, come il presidente Claudio Lotito, che hanno deciso di non fidarsi di niente e di nessuno, di rimanere coerenti a dei validi principi morali, di lavorare come un lupo solitario conducendo un vero e proprio "one man show". L'ultimo che era rimasto nello staff direzionale era l'ex ds Sabatini, andatosene a Palermo durante l'estate, lasciando quindi al tuttofare Lotito anche quest'ultima carica.

Il presidente laziale è un personaggio estroso, invadente e pure un "poco" presuntuoso, difficile una convivenza con un carattere del genere, eppure riesce a ritagliarsi uno spazio da "moralizzatore" nel mondo del calcio. Il 19 Luglio del 2004 la Lazio Events dell'imprenditore Claudio Lotito partecipa all'aumento di capitale per salvare la società calcistica piena di debiti dal baratro e lui stesso ne diventa il presidente a tutti gli effetti. Si presenta promettendo di risanare i debiti della Lazio con una politica sana per poi poter un giorno riportare la società bianco-celeste alla fama conquistata negli anni prima della delicata situazione finanziaria. Lotito mette subito le cose in chiaro su chi è e quali siano i suoi progetti, e durante gli anni esce con delle frasi che fanno intendere chi è che decide alla Lazio:


"Credo che tutti abbiano capito chi sia Lotito. Io sono io, slegato da qualsiasi centro di potere. Fuori dalle mischie di potere. Estraneo a condizionamenti. Sto dalla mia parte e dalla parte della Lazio. Super partes!”


“Io mi confronto. Io ascolto. Io non mi lascio prevaricare. Io decido!”


“ Sono fatto così. Penso a tutto io, sempre.”


“Sono una persona con spiccato senso del dovere. Cattolico praticante, cerco di applicare i dettami di nostro Signore, Gesù Cristo. Ho rispetto dell’individuo e dei valori legati alla persona. Sono volitivo e combattivo. E vorrei citarle Dante…”

Una "macchietta", insomma, nel mondo del calcio, che risponde ai giornalisti con un suo charme e nonchalance, facendo riferimenti culturali specifici all'interno delle sue dichiarazioni. Insomma, ci dimostra sempre di più la sua "duttilità".

Quando Lotito arriva alla Lazio con la carica di presidente, ci sono debiti fino a 110 milioni di euro da colmare con l'erario per poter salvare la società dal fallimento, ed i 21 milioni di euro in aumento di capitale messi dall'attuale presidente fanno gioire i tifosi delle aquile, contenti di avere un presente ma anche un futuro. Inoltre, Lotito, riesce ad ottenere una dilazione del debito in 23 anni. La situazione finanziaria verrà quindi curata nel tempo, mantenendo un tetto ingaggi basso ed investendo su giocatori utili alla causa, ma senza fare esborsi onerosi. Insomma, non verranno ripetuti i tempi dove si spendeva per Crespo, Fiore, Mendieta; ma si investiranno soldi sui vari Ledesma, Pandev, Rocchi.

La prima gestione Lotito rappresenta un periodo di "rattoppamento", in cui molti giocatori importanti chiedono la cessione e bisogna rimpiazzarli con sostituti all'altezza per poter mantenere il club in Serie A. La salvezza è un vero e proprio capolavoro compiuto da Papadopulo, il quale però viene esonerato per fare spazio all'emergente Delio Rossi che porta nuovo entusiasmo alla squadra, la quale giunge al sesto posto in campionato e si qualifica per la Coppa UEFA, grazie anche ai validi innesti del mercato estivo. Tutta un'illusione, poiché la Lazio viene coinvolta nel tormentone di Calciopoli e si ritrova con una penalizzazione di 3 punti nel campionato 2006/2007 e con 30 punti in meno nell'annata precedente, togliendo di fatto la possibilità di partecipare al torneo europeo. Spinti da una grande rabbia, gli uomini di Delio Rossi fanno gioire i tifosi laziali alla fine della stagione, avendo conquistato un inaspettato terzo posto che li qualifica per i preliminari di Champion's League, un vero e proprio sogno. Purtroppo, i debiti laziali sono ancora un'evidente e pesante realtà, ed il mercato estivo del 2007 non frutta molti colpi, anche a causa del caos per il trasferimento di Carrizzo, sollevando qualche mugugno da parte dei tifosi, i quali iniziano a manifestare contro il presidente Lotito, accusandolo di non investire sufficientemente per quelle che sono le ambizioni di questa società sportiva. Accuse che continuano anche da parte dell'ex presidente Cragnotti nel dicembre del 2007, indicando Lotito come una persona egocentrica che non cura l'interesse della Lazio, la quale andrebbe trattata come una big e non come una provinciale. Alla fine dell'ultima stagione, la Lazio ha ottenuto un anonimo dodicesimo posto, complici soprattutto i vari infortuni, ma il presidente deduce che servirà qualche rivoluzione all'interno dell'organico per dare un significato alla prossima stagione. Assieme a Delio Rossi decidono di stravolgere la rosa a disposizione, vendendo alcuni giocatori appagati per sostituirli con elementi motivati. Curioso, però, che a parte la decisione di cambiare volto alla squadra, Lotito non confronti più Delio Rossi per delineare assime la campagna acquisti laziale, dove pare che l'allenatore non abbia avuto proprio voce in capitolo. Arriva proprio qui l'inizio dell'era solitaria di Claudio Lotito, il quale manda via o lascia fuori rosa i vari Stendardo, Behrami, Inzaghi, Mutarelli, Baronio, Berni e il capitano Zauri che non rientrano più nei piani societari sostituendoli con altri elementi altrettanto validi, ma senza il consenso di nessuno. Si può capire che l'allenatore sia un pò stizzito, anche se l'arrivo di Brocchi pare renderlo contento e l'esordio di Zàrate fa sperare bene per un tridente che ha tanti gol nelle gambe.

Probabilmente passerà del tempo prima che si spendano 20 o 30 milioni di Euro per un giocatore da definitivo salto di qualità, piuttosto è più probabile che si continuino a vedere le scene emblematiche di Lotito che corre nei corridoi delle sedi di mercato pieno di fogli. Lotito non è un "fesso" e finchè ci sarà lui a guidare la Lazio i tifosi non dovranno preoccuparsi di non vedere i loro idoli nei campi di Serie A. Ambizionso è anche il progetto per uno stadio moderno, "all'inglese", per la Lazio nella "Città dello Sport", progetto ideato dallo stesso Lotito. Sicuramente lo one man show del presidente tuttofare continuerà ancora a lungo, con le solite morali, cercando di combattere i problemi di questo calcio moderno ed indisciplinato.

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giovedì 4 settembre 2008

Maurizio Zamparini: Il Mangia Allenatori


Già quando si sente il cognome Zamparini, si crea una specie di binomio naturale con la parola esonero. Proprio oggi è saltata la prima panchina della Serie A, dopo appena una giornata, che però è costata cara a Stefano Colantuono. L'allenatore aveva appena finito di descrivere come lui sarebbe resistito all'impeto del suo presidente, poiché aveva fatto la gavetta nella "scuola Gaucci", altra isola infelice da questo punto di vista. Purtroppo per Colantuono, le sue parole sono state profetiche ed hanno praticamente coinciso con il suo esonero, il record per un presidente, appartenente ora a Zamparini che nella sua storia ne ha cacciati ben 27 tra le gestioni di Venezia e Palermo:

VENEZIA ’ 88-89: (1 esonero) Cerantola (Fabbri) ’ 89-90: (1) Pasinato (Sabadini) ’ 91-92: (2) Zaccheroni (Marchesi, Zaccheroni) ’ 92-93: (2) Zaccheroni (Maroso, Zaccheroni) ’ 94-95: (4) Ventura (Maifredi, Geretto, Ventura, Rossi e Geretto) ’ 95-96: (1) Marchioro (Bellotto) ’ 96-97: (2) Bellotto (De Vecchi e Fontana, Bellotto) ’ 99-00: (3) Spalletti (Materazzi, Spalletti, Oddo) ’ 01-02: (2) Prandelli (Buso, Magni).

PALERMO ’ 02-03: (2) Glerean (Arrigoni, Sonetti) ’ 03-04: (1) Baldini (Guidolin) ’ 05-06: (1) Del Neri (Papadopulo) ’ 06-07: (2) Guidolin (Gobbo/Pergolizzi, Guidolin) ’ 07-08: (2) Colantuono (Guidolin) ’08-09: (1) Ballardini (Colantuono).


A vedere questa lista vengono quasi le palpitazioni, non solo per la qualità, ma anche per la quantità. Forse è proprio ripensando a questa lista che Zamparini sfoga tutta la sua rabbia. Analizziamo gli allenatori che sono passati per le sue panchine, chi anche più di una volta: Zaccheroni, Ventura, Spalletti, Prandelli, Arrigoni, Sonetti, Guidolin, Del Neri, Papadopulo e lo stesso Colantuono, senza nulla togliere ai non elencati. A parte la diversità, sia in carattere che in stile di gioco, che ci confondono ancor più sull'idea che Zamparini possa avere dello sport del calcio, poichè non si compiace di alcuna dirigenza tattica dei suoi allenatori, spunta il fatto che molti di questi allenatori sono stati o sono personaggi di Serie A e B molto importanti. La domanda da fare, secondo me, prima di accettare quando si viene contattati dal signor Zamparini
è proprio: "Ma Lei che gioco vuole?"

Oggettivamente, l'eliminazione dalla Coppa Italia da parte di una squadra che milita in C1, non giocando Coppe Europee, è un pò una batosta, anche perchè con tutte queste squadre competitive non sarà certo facile per il Palermo ambire ad un piazzamento europeo, quindi quella finale di Coppa Italia poteva fare comodo. Se poi a queste deludenti prove ci si aggiunge l'esordio in campionato peggiore possibile contro l'Udinese (considerata da Zamparini a pari della sua squadra) ed il fatto di aver speso ben 40 e rotti milioni di euro in questo calcio mercato, fa pensare che sicuramente a un presidente non faccia piacere la situazione. Se poi il presidente di cognome fa Zamparini, allora sei già stato marcato e pronto per essere "messo all'uscio". Le attenuanti per Colantuono ci sono: non ha avuto ancora sufficiente tempo per lavorare con i ragazzi e non è stata comprata una punta adeguata per far sentire meno la mancanza di Amauri; non diciamo colmarla, perchè dopo aver avuto due bomber di razza come Toni ed Amauri, diviene difficile ripetersi un'altra volta sborsando "il giusto". La cosa che fa pensare è che lo stesso Zamparini, pur non facendosi mancare le solite lezioni di tattica e critica indirizzate al proprio allenatore, aveva sottolineato proprio questi due aspetti pochi giorni prima dell'esonero, specificando proprio che la squadra se la aspettava pronta addirittura per Natale! Ora, se quello del presidente era solamente sarcasmo, lo ha mascherato molto bene; altrimenti deve esserci qualcosa che noi non sappiamo in questa vicenda, oppure l'esonero è semplicemente nel DNA di Zamparini.

Ora tocca a Ballardini, che tanto bene aveva fatto sotto le intemperanze di un altro "mangia allenatori" (Cellino), guidare i rosanero verso le posizioni alte della classifica. Rimane solamente il campionato come obbiettivo stagionale, quindi le energie saranno sicuramente più facili da dosare. Gli innesti estivi sono buoni giocatori, però non colmano il vuoto lasciato dalle partenze di Amauri, Barzagli e Zaccardo su tutti. Per salvare il Cagliari, il soldato Ballardini, aveva di certo meno potenziale a sua disposizione, bisognerà vedere quanto riuscirà a resistere. Sicuramente i "bookies" stanno già preparando le quote per la permanenza di Ballardini sulla panchina del Palermo, probabilmente si stanno già animando per nominare un successore, magari Colantuono, o addirittura Guidolin.

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