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mercoledì 4 marzo 2009

Il Personaggio Della Settimana: Giampaolo Pazzini

E' ancora molto giovane, ma possiamo già parlare di una nuova vita da calciatore per Giampaolo Pazzini che, dopo aver lasciato la Fiorentina durante il mercato di gennaio, ha trovato nuova linfa e soddisfazioni nella Sampdoria. Da quando è arrivato a Genoa è diventato immediatamente l'idolo della tifoseria ed ha fatto sognare i sostenitori blucerchiati formando una coppia da favola con il genio di Antonio Cassano. Tanti già li paragonano a Mancini e Vialli, anche se questo accostamento pare essere ancora molto azzardato, però il rendimento dei due pare evidente. Da quando sono affiancati in avanti hanno fatto faville e la Sampdoria vede di nuovo la luce le la zona UEFA dopo un periodo di buio. L'ex punta viola ha guadagnato convinzione nei suoi mezzi, grazie anche alla fiducia che a Firenze non gli veniva corrisposta dallo staff tecnico, ed è un terminale offensivo ideale per sfruttare il lavoro di Cassano.

Dopo aver militato per anni nella "succursale" dell'Atalanta in Toscana, il Margine Coperta, passa nelle giovanili orobiche, dove milita per svariati anni assieme al grande amico Riccardo Montolivo. Entrambi iniziano la propria carriera da professionisti nella serie cadetta nel 2003/2004 con i nerazzurri. Grazie anche ai nove gol messi a segno da Pazzini, la squadra ottiene la promozione in Serie A e l'anno successivo il giovane attaccante colleziona 12 presenze e 3 gol nella prima metà di campionato. Tante squadre lo considerano già una realtà del calcio italiano e la Fiorentina, agli albori del famoso progetto, ma ancora senza lo staff tecnico attuale, lo porta a Firenze nel gennaio del 2005 per una cifra intorno ai 6,5 milioni di euro. In quella metà di campionato disputa 14 presenze segnando 3 gol, di cui uno pregevole contro la Juventus.

Tuttavia, la sua avventura fiorentina pare non iniziare nel migliore dei modi nel campionato 2005/2006, in cui non trova molto spazio, in quanto il tecnico viola Prandelli predilige spesso il modulo a una punta con Toni, e Pazzini si alterna spesso con Valeri Bojinov nel ruolo di seconda punta, collezionando 6 gol stagionali. Tutto sommato un bottino soddisfacente per la giovane punta che vince anche l'Oscar del calcio come miglior giovane del 2004/2005. La stagione 2006/2007 non inizia nel migliore dei modi: dopo la doppietta al Giarre nel primo turno di Coppa Italia, si infortuna con la Nazionale italiana Under-21, di cui era attaccante titolare. Rientrato 2 mesi dopo, sigla due gol nei minuti finali di Fiorentina - Atalanta, regalando la vittoria ai viola proprio contro la sua ex squadra. Dopo un campionato più in panchina che in campo, il finale di stagione è in crescendo: segnerà alla fine ben 7 gol, candidandosi al meglio come ideale successore ed erede del bomber Luca Toni.

Il 24 marzo 2007 partecipa alla partita di inaugurazione del nuovo stadio di Wembley, una sfida tra le rappresentative Under-21 di Italia e Inghilterra. In quella occasione segna il primo gol nella storia del nuovo stadio, dopo appena 30 secondi dal fischio d'inizio del match. Successivamente segnerà altri due gol nella stessa partita e uscirà a 15 minuti dalla fine salutato con una standing ovation dai 55.000 spettatori presenti. A fine partita, data la tripletta, si portò a casa il pallone della partita con gli autografi di tutti i giocatori, come è consuetudine in Inghilterra.

Nella stagione 2007-2008 mette però a segno 12 gol stagionali, di cui 9 gol in campionato, 3 in Coppa Italia e nessuno in Coppa Uefa: uno score non eccezionale, nonostante la punta abbia mostrato tante volte le sue migliori doti, cioè quelle di creare spazi e sponde per i compagni - contribuendo molto al bel gioco ed alle reti di svariati compagni.

Nella stagione 2008-2009 Giampaolo Pazzini viene chiuso da Gilardino e Mutu, riuscendo a trovare poco spazio giocando solo 12 partite di cui 3 da titolare e mettendo a segno un solo gol, tra l'altro su rigore. A gennaio la decisione è ineccepibile, le strade di Pazzini e della Fiorentina sono destinate a separarsi e la punta sceglie la sponta blucerchiata dopo essere stato a lungo tempo corteggiato dal Bologna - dove finirà l'altro ex viola Osvaldo. Da quando è a Genoa riesce ad andare in gol con grande continuità, mettendo a segno 5 gol in 5 partite di campionato - ed un altro in Coppa Italia - formando una coppia da sogno con Cassano. Che possano essere la futura coppia d'attaco in Nazionale?

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mercoledì 25 febbraio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Júlio César Soares Espíndola

All'Inter si parla sempre dei soliti Ibrahimovic, Maicon, Cambiasso, ma c'è un giocatore dalle cui mani - e non piedi - dipende la sorte nerazzurra. L'uomo che ha deciso con i suoi interventi le ultime partite si chiama Júlio César Soares Espíndola e quando sbarcò in Italia acquistato dall'Inter dal Flamengo e venne girato in prestito al Chievo, a Milano tutti bisbigliavano: "eccoci, abbiamo preso il vizio del Milan dei portieri brasiliani". Chiacchere da bar. Julio César ha dimostrato negli ultimi anni da titolare all'Inter di essere un numero uno, tra i migliori del mondo, in grado di garantire svariati punti nel corso di una stagione. Nel corso del tempo ha perfezionato anche qualche piccola defezione che aveva - ad esempio nel piazzamento della barriera - ed ora si sta completando, diventando il leader indiscusso della retroguardia interista. A volte permaloso, non accetta facilmente le critiche altrui, ma è il primo a riconoscere i propri errori se ne fosse il caso.

Tutt'ora può darsi che nessuno si sia accorto che sia un classe '79. Infatti, la sua carriera la ha maturata principalmente nelle fila del Flamengo, dove ha militato dal 1999 al 2005, senza particolari gioie a livello di club, ma con un Mondiale U17 ed una Copa América - nel 2004 in Perù - in tasca. E' proprio verso il 2003 che viene notato il suo talento e diventa uno dei migliori portieri del suo Paese, così che, nel gennaio 2005, su indicazione di Roberto Mancini, fu acquistato dall'Inter, la quale, avendo già raggiunto il limite di extracomunitari in rosa, decise di cederlo in prestito al Chievo. Non venne mai impiegato durante il periodo a Verona e tutti si domandano perché sia stato acquistato l'oggetto misterioso Julio César.

Fu tutto più chiaro quando, tornato all'Inter la stagione successiva, aprì la stagione con la vittoria della Supercoppa Italiana. Nel corso della stessa stagione si alterna spesso con Francesco Toldo - attuale numero 12 nerazzurro - e riesce a vincere pure una Coppa Italia. La stagione successiva lo vede come titolare indiscusso, anche se qualche incertezza nell'avvio di stagione fecero titubare Mancini, il suo rendimento successivo lo affermò come portiere di grande livello. Fu capace di parare due rigori consecutivamente contro l'Ascoli e contro il Siena e diede sicurezza alla squadra nel corso dell'intera stagione, vincendo lo Scudetto. Si rivela persona di grande carattere, impegnandosi sempre al massimo ed allenandosi più del necessario per curare le sue defezioni. Niente ormai lo può togliere dal posto da titolare, diventando uno dei pilastri dell'Inter che conquista anche il prossimo Scudetto. Il 25 agosto 2008 ha vinto la Supercoppa italiana contro la Roma. La partita è finita 8-7 dopo i tiri di rigore, durante i quali il brasiliano ha parato, risultando decisivo ai fini del risultato, un calcio di rigore al connazionale Juan.

Le sue caratteristiche principali sono una straordinaria reattività ed abilità nelle palle basse, oltre che una sviluppata personalità che gli permette di avere - e trasmettere - sicurezza con le uscite. Quasi impenetrabile in queste ultime stagioni, grazie anche ad una difesa solida che ne scherma gran parte delle ostilità. Riesce a sfruttare pure la sua abilità con i piedi, che, oltre ad essere utili in casi disperati, lo hanno spesso fatto sfuggire a situazioni delicate dove azzarda il dribbling. Le sue ultime parate sono state decisive al fine di conquistare punti pesantissimi per il distacco ottenuto in campionato, ed interventi come quello su Inzaghi, ed i miracoli contro Bologna e Manchester valgono un gol.

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mercoledì 18 febbraio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Cristiano Doni

A Bergamo è considerato un eroe. Del Neri ha fatto di lui il perno dei suoi schemi e fa giocare l'Atalanta in base alle sue caratteristiche tecniche, ma anche chi è arrivato prima di lui ha sfruttato le indubbie doti di Doni come regista e come leader. Quando è assente la squadra perde una gran parte del suo potenziale, e lo evidenziano i numeri, con l'Atalanta vincente solamente a Cagliari senza il capitano in questa stagione. Non è solo il grimaldello della tattica, ma anche il punto di riferimento di gioco e psicologico per i compagni che dànno sempre la palla a lui per creare qualcosa di utile. Anche domenica Doni ha fatto la differenza contro la Roma. Lui nella Capitale ci è nato, però ci ha passato solamente tre anni della sua giovinezza, mentre calcisticamente è cresciuto a Verona.

L'esordio in un campionato professionista avviene nella stagione 1992/1993 nelle fila del Rimini in C2, dove gioca 31 gare e segna 6 reti, evidenziando le sue doti di coatruzione del gioco ed anche in marcatura. La stagione successiva si trasferisce in C1 nelle fila della Pistoiese dove passa una stagione simile alla precedente. Il passaggio in migliori palcoscenici arriva la stagione seguente militando in C1 nel Bologna e poi in Serie B avendo conquistato la promozione. Tuttavia, il rapporto con Ulivieri è conflittuale per l'atteggiamento da "padre padrone" del tecnico ed il carattere già esuberante del campioncino in erba. Doni capii che la società non avrebbe puntato su di lui nella massima serie e decise di "retrocedere" facendosi un campionato da protagonista nel Brescia di Edoardo Reja. La serie cadetta è un ottimo trampolino di lancio per il trequartista che con le rondinelle centrò la promozione in Serie A. Doni chiese che il Bologna - proprietario dell'intero cartellino - cedesse metà di esso alla società lombarda, così da poter fare un'altra stagione da protagonista in un club che ha creduto in lui.

Purtroppo Reja venne esonerato dopo dieci giornate e da lì fu un susseguirsi di cambiamenti in panchina e la stagione di Doni fu di alti e bassi senza avere la continuità mostrata negli anni precedenti. Risultato? Un'inevitabile retrocessione nonostante il potenziale della rosa di raggiungere la salvezza. La rottura tra Doni ed il Brescia è inevitabile e quando nel 1998 si fanno avanti gli acerrimi nemici dell'Atalanta ed il giocatore non esitò ad accettare la proposta nonostante militassero in Serie B. Nel club nerazzurro ha una rinascita esponenziale, migliorando le sue prestazioni ogni anno che passava e ricoprendo più ruoli oltre a quello di trequartista. Si adatta a fare il centrocampista di sinistra ed anche la seconda punta - in caso di necessità pure la prima - riuscendo a totalizzare addirittura 16 gol nel 2001/2002. E' inevitabile la convocazione da parte di Trapattoni per i Mondiali di 2002, ma l'esperienza è nettamente negativa, come per tutta la selezione azzurra. L'anno seguente fu deludente anche nell'Atalanta e nonostante le 10 reti di Doni, la squadra orobica retrocesse ed il giocatore sentì che era l'ora di cambiare, che fosse arrivata la fine di un ciclo.

Infatti, decise di accettare l'offerta dell'ambiziosa Sampdoria e si legò al club genoano per due stagioni, ma il rendimento fu basso e condizionato da una serie di infortuni perpetui e recidivi alle caviglie, alcuni che hanno avuto bisogno di operazioni e le prestazioni non furono mai continue. Fu la vera delusione della carriera di Doni, che per riniziare decise di trasferirsi all'estero, accettando l'offerta dell'ex allenatore dell'Inter Hector Cuper al Mallorca. Dopo l'esperienza spagnola nell'agosto del 2006 torna all'Atalanta, il suo ritorno a Bergamo viene salutato con grande entusiasmo dai tifosi nerazzurri. Doni". Nel campionato 2006-2007 pur avendo saltato le prime 5 partite per infortunio e le ultime 5 a causa di un intervento chirurgico ad un'ernia inguinale, ha segnato 13 gol giocando da trequartista alle spalle di una sola punta, Riccardo Zampagna o Nicola Ventola. Viene riconfermato nella rosa atalantina anche nella stagione 2007-2008; in campionato è uno dei punti fermi dell'Atalanta e mette a segno complessivamente 12 gol. Il 4 maggio 2008 nella partita di campionato contro il Livorno vinta per 3-2, Doni, con il suo gol numero diventa il miglior marcatore in Serie A della squadra bergamasca, superando Adriano Bassetto. Il 21 maggio del 2008 viene annunciato da parte dell'Atalanta il rinnovo del contratto di Doni fino al 2010, e il calciatore dichiara di voler concludere la carriera con la società nerazzurra. E' diventato ormai il simbolo di questa squadre e si augura di esserlo ancora per molto tempo, esultando a testa alta come ha sempre fatto:

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martedì 10 febbraio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Sébastien Frey

Ci vorrebbe altro che un pallottoliere per contare le parate di Sébastien Frey con cui ha salvato i pali delle squadre per cui ha giocato. Probabilmente il miglior portiere della Serie A dopo il Mondiale del 2006, dal quale Gianluigi Buffon non ha avuto lo stesso rendimento che lo ha sempre caratterizzato. Grande anche per la sua continuità, con cui riesce a garantire 15 punti a stagione alla squadra in cui gioca, nonostante qualche svarione occasionale. Un portiere molto esplosivo e reattivo, che fa dell'istinto e dei riflessi la sua arma migliore, garantendo anche tanti tuffi per lo spettacolo ed i fotografi. Tanto carisma quello di Frey, con cui guida una difesa - quella viola - alla quale manca un leader che si faccia sentire. Ed allora ci pensa lui a "vociare" e richiamare i suoi compagni quando sono distratti e lo chiamano a fare gli straordinari.

Inizia nel Cannes l'avventura tra i pali di Frey. Promosso in prima squadra nella stagione 1997/1998 totalizza ventiquattro presenze in campionato, dopo aver sottratto il posto da titolare in squadra a Grégory Wimbée. Walter Zenga - allora osservatore dell'Inter - viene stregato dal talento del francese e lo consiglia a via Durini che lo mette sotto contratto come terzo portiere la stagione successiva. Tuttavia, per valorizzare il portiere decide di cederlo in prestito a Verona, dove Frey si fa conoscere per le sue qualità e disputa un intero campionato da titolare e con buona qualità, tant'è che viene riportato alla casa madre. Purtroppo la stagione da titolare di Frey è una delle peggiori dell'Inter e la dirigenza decide di rivoluzionare la squadra, mettendo anche lui tra i cedibili. Tra le squadre più interessate c'è il Parma di Tanzi, il quale sta costruendo un gruppo in grado di competere con le grandi del campionato e dalla stagione 2001-2002 passa quindi a titolo definitivo dai nerazzurri al Parma, per una cifra pari a dieci miliardi di lire più il cartellino di Sérgio Conceição.

A Parma inizia la sua seconda carriera, dove deve sostituire proprio Gianluigi Buffon, appena passato alla Juventus. Dopo i mugugni iniziali del Tardini, Frey diventa idolo dei tifosi grazie ai suoi miracoli che salvano spesso la porta del Parma. Con i ducali riesce ad ottenere anche la sua prima chiamata nella Nazionale maggiore dopo un lungo periodo passato nella Under 21 transalpina, ma Raymond Domenech non ha una grande stima di lui e lo chiamerà sempre più di rado fino a lasciarlo fuori dalla selezione. Il Parma non occupa le prime posizioni in classifica, così il 24 giugno 2005 Frey passa alla Fiorentina in prestito gratuito con decurtazione dell'ingaggio sposando il progetto viola - fortemente voluto dal suo ex allenatore nelle file del Verona e del Parma Cesare Prandelli.

La sua prima parte di stagione è eccezionale, ma il 10 gennaio del 2006, nel corso di una partita di Coppa Italia contro la Juventus, riceve una botta dopo un contrasto con Zalayeta. Nello scontro il portiere francese si procura un trauma contusivo alla tibia che lo fa rimanere fuori dai campi di gioco per qualche mese, costringendo il direttore sportivo viola Pantaleo Corvino a tornare sul mercato per ingaggiare un sostituto, individuato poi in Bogdan Lobonţ. Nei mesi dell'infortunio Frey si avvicina al Buddhismo grazie anche ai contatti con un altro ex-calciatore divenuto buddhista: Roberto Baggio. Ovviamente la Fiorentina esercita il suo diritto di riscatto ufficializzando l'acquisto a titolo definitivo del portiere francese, pagando il suo cartellino per una cifra pari a 5 milioni e mezzo di euro.

Adesso il portiere francese è a tutti gli effetti l'idolo della tifoseria e dopo aver ripreso pienamente dall'infortunio si riprende il posto da titolare. La squadra viola a fine campionato risulta come la meno battuta, ed il portiere francese, che disputa tutte le partite della stagione, subisce meno di un gol a partita: trentuno in trentotto gare.Il 1 agosto 2008 la Fiorentina ufficializza il prolungamento del contratto al portiere Sebastien Frey fino al 2013, il quale ha promesso di voler rimanere a Firenze per poter vincere qualcosa di importante. Guardate il video con i miracoli di "San Sebastién":

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mercoledì 4 febbraio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Jedaias Capucho Neves aka "Jeda" (Video)

Sarebbe certamente da premiare tutto il Cagliari e Massimo Allegri, però ho voluto scegliere l'uomo - o meglio, giocatore - che più ha determinato l'ascesa dei sardi in questo periodo. Certo, molti gol li ha fatti Acquafresca, la legna la ha raccolta Daniele Conti e le trame sono state cucite da Biondini e Fini, ma Jeda ha dato un contributo importantissimo in questa svolta. E' lui, infatti, con quell'azione all'ultimo respiro al San Paolo - che ha portato il pari contro il Napoli - ad aver dato la scossa alla squadra. Si è poi ripetuto ultimamente contro la Lazio e la Juventus, portando il suo bottino personale ad otto reti stagionali, un record per lui in Serie A. Già, perché Jeda nella massima serie ci è arrivato tardi rispetto a quelle che sono le sue qualità.

Non è più di "primo pelo" (nato a Santarém, 15 aprile 1979), ma mostra comunque una condizione fisica invidiabile. Non è certo un colosso - 176 centimetri per 74 chili - ma si sa far rispettare anche in un campionato fisico come il nostro. Molto veloce sia nel breve che nell'allungo, fa dell'agilità una delle sue migliori doti, oltre che ad una scaltrezza particolare che fa sì che si possa recare prima degli altri dove sta per arrivare la palla o cercare il pertugio giusto per un assist ai compagni. Infatti, Jeda non è solo un attaccante da una decina di gol a stagione, ma anche un importante suggeritore, che già 6 volte ha mandato i compagni in porta questa stagione. Inoltre, nonostante non sia altissimo, ha un ottimo stacco che gli hanno permesso di realizzare 4 delle 8 reti di quest'anno proprio di testa. Dotato anche di un ottimo tiro da fuori, preferisce il piede destro, con cui si presentò al Cagliari al suo arrivo nel gennaio del 2007, raccogliendo una palla a centrocampo fino ad arrivare al limite dell'area avversaria e lasciar partire un bolide di rara potenza.

Ma prima di arrivare in massima serie, Jeda si è fatto una lunga trafila tra la cadetteria italiana. Arrivò in Italia nel 2000, acquistato dal Vicenza dopo che venne visionato al Torneo di Viareggio quando rappresentava l'União São João - club brasiliano in cui ha mosso i primi passi. L'anno successivo all'ingaggio debutta in Serie A con i biancorossi, mettendo a segno pure una rete in 11 presenze, ma al termine della stessa i vicentini retrocedono. Comunque, le prestazioni in B di Jeda sono positive, ma viene prestato al Siena per fare esperienza, dove le sue 4 reti saranno fondamentali per la salvezza dei toscani. Tornato a Vicenza, diventa titolare della squadra berica, segnando ben 8 gol in 35 partite giocate, ma tuttavia la squadra di Mandorlini, nonostante uno strepitoso girone di ritorno non riesce a conquistare la promozione nella massima serie.

La dirigenza decide di rivoluzionare l'organico, rendendo Jeda il leader di un gruppo di giovani promesse, ma il suo apporto alla squadra è ottimo ed i biancorossi rimangono lontani dalla zona calda. Nel gennaio del 2004, le sue qualità e le sue prestazioni gli valgono il passaggio al Palermo, impegnato nella lotta al vertice, contribuendo con 3 gol in 17 partite alla promozione dei siciliani. Tuttavia, non viene confermato in rosanero e nella stagione 2004-2005 veste prima la maglia del Piacenza, e poi quella del Catania. Nel 2005 arriva al Crotone, dove sorprendetemente, con 15 gol in 41 partite, guida la squadra calabrese alla lotta per i play-off promozione. Non è un caso se la stagione successiva il Crotone, dopo aver ceduto in estate Jeda al Rimini, retrocede in C1. La squadra emiliana ambisce alla promozione, ed ha messo assieme un trio eccellente formato dallo stesso Jeda, Ricchiuti e Moscardelli. Il compito di Jeda è spesso quello di lanciare in velocità Ricchiuti per poter creare superiorità numerica, ma il brasiliano si cimenta anche nel dribbling e sbilancia spesso le difese avversarie.

L'8 gennaio 2008, nella sezione invernale del calciomercato, viene acquistato titolo definitivo dal Cagliari di Davide Ballardini. Con il presidente Massimo Cellino ha firmato un contratto triennale che lo legherà alla squadra isolana sino al 2011. L'anno scorso fu parte integrante del miracolo salvezza ed anche quest'anno ha dimostrato di essere essenziale per gli schemi dei sardi.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Gianni Munari

A volte il destino è beffardo, per Gianni Munari lo è certamente stato. Lui, pupillo di Rino Foschi, ha segnato il suo primo gol in Serie A - poi divenuti due - proprio contro il Torino del suo "scopritore". Bellissimo il primo gol con un destro potente quanto preciso e di opportunismo il secondo. Così, Gianni Munari si è messo in mostra ed ha catturato l'attenzione di occhi indiscreti. Il centrocampista del Lecce sta disputando una buona stagione, ma il suo approdo al calcio che conta non è stato semplicissimo.

Il giocatore classe '83 nasce e cresce nel Sassuolo. Ha poi giocato con Giulianova, Triestina e Verona, con cui ha messo a segno 4 gol in 38 presenze in Serie B. Proprio Foschi mette gli occhi su di lui e decide di portarlo nella massima serie nelle fila del Palermo. La sua esperienza in rosanero non è felice e contribuisce in minima parte, giocando solamente due partite di Coppa Italia. Nel gennaio del 2007 si trasferisce al Lecce, mentre Giacomazzi prende la rotta inversa e termina a Palermo. Papadopulo allena i salentini ed è contento dell'approdo del giocatore in giallorosso, poiché può sfruttarne l'estrema duttilità. Riesce a giocare molte partite, risultando un perno fondamentale della compagine giallorossa. Lo scorso anno, in serie B, gioca quasi tutte le partite da titolare, dando un grosso apporto per la promozione in serie A della società salentina. Quest’anno il tanto atteso debutto in serie A non è dei migliori, infatti il ragazzo figura nella formazione che perde nettamente nella prima giornata di campionato, a Torino, proprio contro la formazione granata - destino beffardo.

Il tecnico Beretta ne apprezza le qualità fisiche e tattiche, ma vari problemi fisici ne compromettono l’inserimento. Fino a domenica scorsa, quando nella prima da titolare, riesce a sfoderare l’eurogoal della giornata, prima di risolvere in mischia per il due a zero provvisorio del Lecce. Chissà cosa avrà pensato Foschi...

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mercoledì 21 gennaio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Sergio Floccari

E' incredibile il percorso di crescita sostenuto da Sergio Floccari, passato dall'anonimato alla ribalta della Serie A e persino sul taccuino di Marcello Lippi. Di certo non aveva tutte queste pretese durante la scorsa stagione quando Zampagna decise di rescindere il contratto con la Dea bendata e di andarsene altrove, lasciando Floccari come suo sostituto naturale. All'inizio erano tutti poco convinti del successo di questa scelta, ed invece la decisione del d.s. Osti di tenere il talento italiano è stata azzeccata. Durante la passata - e anche nell'attuale - stagione, Floccari ha avuto un rendimento altissimo, ma, soprattutto, ha messo in evidenza delle doti notevoli. Ha tutti i fondamentali della punta moderna: protegge bene il pallone, fa reparto da solo, ha un ottimo repertorio tecnico, possente fisicamente, tiro dalla distanza e fiuto del gol. Non manca proprio niente a questo ragazzo per poter far bene anche in un prossimo futuro, che per lui odora sempre di più in una grande squadre - in particolare tinto di giallorosso. La Roma ha da tempo annunciato una passione per il giocatore orobico, ma in estate l'affare si arenò per il non benestare di Totti, il quale voleva giocarsi la sua stagione come prima punta, ma la cosa sembra destinata ad accadere durante il proprio mercato estivo.

Chissà se pensava di arrivare a questo punto Sergio Floccari quando nel 1999 debuttò nel Mestre, pensando ancora se giocare a calcio o studiare psicologia, poiché è molto affascinato dal pensiero umano. Decide di tentare la sua sorte nel Faenza e riesce a mettersi in mostra segnando qualche gol che lo fanno notare dal Genoa, il quale lo metterà sotto contratto per sei mesi, prima di passare al Rimini dove otterrà due promozioni dalla C2 alla B, affermandosi come calciatori professionista ed attirando le attenzioni di molti club, tra cui anche alcuni di A. Nel 2006, infatti, si unisce al Messina, con cui esordisce in Serie A, disputando una stagione piuttosto positiva. Purtroppo, con la retrocessione dei siciliani c'è da cedere i pezzi pregiati e Floccari arriva così all'Atalanta, club in cui si forma e cresce, segnando gol importanti anche ai grandi club. Inizialmente si segnala per reti spettacolari, ma con poca continuità e concretezza quando si devono fare le cose semplici. Con più presenze guadagna anche più confidenza nei propri mezzi ed è prezioso per gli schemi bergamaschi, aprendo voragini nelle difese e facendo salire la squadra, riciclandosi anche come uomo assist. Solamente in questa stagione riesce ad avere una certa confidenza con il gol, marcando con regolarità.

Ecco un video con qualche bella giocata di Sergio Floccari:


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mercoledì 14 gennaio 2009

Il Personaggio Della Settimana: Goran Pandev

Questa volta è il macedone - autore di una tripletta vincente contro la Reggina - ad aggiudicarsi questo spazio dedicato al miglior giocatore della settimana, cercando sempre di cambiare nomi. L'attaccante della Lazio si sta dimostrando determinante per i biancocelesti in questo avvio di stagione. Con Zàrate forma una coppia micidiale, ed i due si trovano a meraviglia - come fatto vedere domenica scorsa. Negli anni passati alla Lazio ha imparato a diventare più concreto, maturando una certa concretezza e diventando sempre più temuto anche dagli avversari. Dotato di un ampio bagaglio tecnico, ha iniziato a mettere da parte le caratteristiche da "dribblomane" per servire meglio la squadre, facendo uso dei "suoi numeri" solamente quando è necessario. E' molto duttile come punta e può ricoprire tutto il fronte, adattandosi bene con qualsiasi compagno gli sia messo di fianco - che sia Rocchi o Zàrate.

Ha ancora solamente 25 anni, ma la carriera di Goran Pandev è assai lunga. Inizia, infati, a giocare da giovanissimo nel calcio professionistico - ad appena 16 anni. Il ragazzo di Strumica era già un talento agli albori e faceva parte della rappresentativa locale: il Belasica. Tuttavia, ha la fortuna di essere notato da emissari nerazzurri, i quali decidono di portare il giovane Pandev in Italia, dove rimarrà nelle giovanili nerazzurre per una stagione. Senza aver visto il campo professionistico, Pandev viene già incluso nel giro della sua Nazinoale. La stagione successiva, L'Inter decide di mandarlo in prestito allo Spezia - nota "filiale" interista - dove riesce a maturare un'esperienza in C1. L'anno seguente sono i marchigiani dell'Ancona ad usufruire delle sue prestazioni sportive, questa volta con il debutto di Pandev in Serie A, dove a fine anno avrà collezionato ben 20 presenze ed una rete. Iniziano in tanti ad essere curiosi di dove può arrivare.

Nell'anno che Stankovic arriva all'Inter, la società di Via Durini inserisce nella trattativa metà cartellino del macedone che finisce a giocare per la Lazio. Da qui inizia la vera carriera calcistica di Pandev, che disputerà un discreto primo anno in biancoceleste. L'arrivo di Delio Rossi giova al giovane attaccante, poiché diviene un punto fermo della formaazione, assieme all'amico-compagno Tommaso Rocchi. La Lazio decide di riscattare il cartellino del giocatore, nonostante alle buste ci sia da battere la concorrenza dell'Udinese. I più memorabili gol li segna in Champions League per portare la Lazio alla fase a gironi, dove poi bucherà anche il Real Madrid, facendosi conoscere meglio in tutta Europa. Su di lui piombano offerte da tutte le parti, le più insistenti provengono da Madrid e da Monaco, con un'offerta del Bayern di 28 milioni di Euro, prontamente rifiutata da Lotito che non vuole privarsi del suo gioiello. Pandev rimane in biancoceleste e dopo un momento di sgomento riscopre l'amore per la maglia, dichiarando che non si vedrebbe con alcuna altra maglia. Anche in questa stagione il suo rendimento è molto elevato e ci si aspetta solamente un potenziale miglioramento da un ragazzo ancora così giovane.

Ecco un video per mirare qualche sua celebre giocata:

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lunedì 29 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Gianfranco Zola

Siccome la Serie A si è bloccata per la sosta - e la rubrica viene dedicata solamente "in positivo" - ho deciso di assegnare questa volta la "riconoscenza" a Gianfranco Zola. Dopo un periodo di tanta discussione, dove è stata messa a repentaglio la panchina di "Magic Box", il West Ham torna a volare con due vittorie consecutive nel giro di tre giorni, un bottino che riporta in zona più sicure gli Hammers che rischiavano di piombare in zona retrocessione. Finalmente, i londinesi, hanno avuto delle prove mature, di carattere, sapendo reagire alla "crisi", soprattutto affidandosi a quei giocatori che possono fare la differenza - Bellamy e Tristàn su tutti - che Zola non vuole vadano via a gennaio per far fronte alle casse in rosso della società. Ma andiamo a vedere più a fondo quale è stato il percorso professionale di Gianfranco Zola.

Il giocatore nasce ad Oliena il 5 luglio del 1966, dove a quattordici anni inizia a muovere i suoi primi passi nel Corrasi Oliena, piccola squadra della cittadina di quasi 8.000 abitanti, di cui il padre è anche presidente per un certo periodo. Lo sbarco nel calcio professionistico avviene nel 1984, nella fila della Nuorese, dove mette in evidenza le sue doti offensive che nel 1986 gli valgono il passaggio alla Sassari Torres, con la quale disputa un campionato di C2 e due di C1, dove, nell'ultimo - con undici reti in 34 partite -, si mise definitivamente in luce. Dopo questi anni di gavetta arriva finalmente la Serie A nelle fila del Napoli del grande Maradona, di cui fu il sostituto. Proprio in quell'anno arrivò anche lo Scudetto - e seguente Supercoppa Italiana - per la squadra partenopea. Dal mito impara moltissimo, tant'è che quando se ne va dal Napoli, gli lascia la maglia numero 10, poiché considera Zola un suo erede. Effettivamente le stagioni di Gianfranco con la maglia azzurra sono esaltanti e giocando accanto a campioni come Careca, Ferrara, Fonseca ed Alemao; tutto diviene più facile. Zola mette in campo tutto il suo talento, giocando un calcio frizzante e molto fantasioso, venendo temuto e rispettato da tutti, soprattutto per i suoi grandissimi calci di punizione che entravano da posizioni stranissime. Nel 1991 vince con il Napoli la Super Coppa italiana ed effettua il suo ingresso nella Nazionale di Arrigo Sacchi, diventandone il titolare. Poi il distacco dal Napoli, che lo vende per motivi di bilancio.

Nel 1993 viene prelevato dal Parma, dove Zola fa subito faville. Nevio Scala gli concede la totale libertà in attacco e lui duetta in maniera splendida con Asprilla - o qualunque altro compagno abbia accanto. Arriva subito il successo in Supercoppa Europea, mentre la finale di Coppa delle Coppe viene persa in finale contro l'Arsenal. L'esperienza al Mondiale di USA nel 1994 non è felice, poiché Zola rimedia un'espulsione - clamorosa - contro la Nigeria che condizionerà le sue presenze nel resto della competizione, poi persa in finale ai rigori contro il Brasile. Memorabile la stagione seguente con la vittoria della Coppa UEFA contro la Juventus, secondo posto in campionato e sconfitta in finale di Coppa Italia sempre contro la Juventus. Mentre tutto sembra andare per il verso giusto, iniziano a complicarsi le cose. L'acquisto di Stoichkov chiude molti spazi a Zola ed il seguente avvicendamento in panchina che vede fuori scala e dentro Ancelotti non favorisce la punta, che avrà sempre meno spazio visti gli acquisti di Enrico Chiesa ed Hernàn Crespo. Dopo l'Europeo - triste - disputato nel 1996, Zola viene acquistato dal Chelsea per 4,6 milioni di sterline.

E' un evento particolare, poiché di rado si erano visti giocatori di questo spessore emigrare dalla Serie A per andare a giocare altrove, soprattutto in Premier che non aveva certo il fascino di ora. Con la squadra britannica infatti, il calciatore disputa due ottimi campionati, vincendo la Coppa d'Inghilterra, la Coppa di Lega Inglese e la Coppa delle Coppe. Se ancora ce ne fosse bisogno, Gianfranco dimostra nuovamente di essere un grande campione, segnando il goal dell'incontro dell'Italia contro l'Inghilterra il 12 febbraio 1997 a Wembley. La mancata convocazione per il Mondiale del 1998 è un colpo duro da digerire per Zola, ma il giocatore tiene duro e continua a fare cose bellissime con il Chelsea. Il giocatore - e l'uomo - è amato dal pubblico dei Blues che lo soprannominano "Magic Box", grazie ai colpi di classe esibiti, quali uno segnato di tacco contro il Norwich nella finale di FA Cup nel 2002 ed anche il suo velocissimo goal contro lo Stoccarda nella finale di Coppa delle Coppe del 1998; entrato in campo al settantesimo minuto di gioco, Zola segna dopo appena 20 secondi il gol che vale la conquista del trofeo. Zola si integra benissimo nei meccanismi di Londra e si trova in maniera divina anche con la società.

Abramovich vorrebbe tenerlo a Stamford Bridge, ma lui non sposa la filosofia del magnate russo e decide di fare un regalo alla sua terra - la Sardegna - trasferendosi al Cagliari nel 2003 - i Blues comunque ritireranno il suo numero 25. Il fantasista riesce a far ottenere ai sardi una preziosa promozione in Serie A e - dopo discussioni sul rinnovo - rimane anche per la seguente in massima serie, dove contribuisce in maniera determinante al raggiungimento della salvezza. Nel 2005 decide di appendere le scarpe al chiodo per dedicarsi alla famiglia, ma presto arriva la proposta dell'amico Casiraghi per guidare l'Italia Under 21 e lui accetta al volo.

La carriera come allenatore è uno stimolo ulteriore per Zola che non può rinunciare al campo da gioco. Tuttavia, dopo una bella qualificazione per le Olimpiadi, le speranze di guadagnare una medaglia vanno scemando nella deludente partita persa contro il Belgio per 3-2. Zola non è contento del risultato e mancano gli stimoli per continuare ad allenare la U21, così, appena arriva la chiamata del West Ham, lui si trasferisce di nuovo a Londra - ma mai viene riferito come un traditore. Zola, che il calcio inglese lo conosce bene, sa che è diverso che allenare in Italia, ma la sfida è di quelle importanti. Dopo un avvio più convincente, il West Ham ha vissuto una flessione, ma ora si stanno riprendendo, grazie anche alla saggia guida di quel folletto di 1 metro e 68 che ha fatto impazzire il mondo con le sue giocate.


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martedì 23 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Takayuki Morimoto

Domenica è partita una nuova moda in Sicilia. A Catania ora c'è la Morimoto-mania. Vincere contro la Roma vale quasi quanto il derby contro il Palermo e Morimoto è stato presente in entrambe le gare, decisivo e puntuale. Zenga ci ha puntato, inserendolo a sorpresa titolare al centro dell'attacco per sfruttare la sua agilità e velocità. Mossa azzeccata, perché Takayuki ha fatto a fette la retroguardia giallorossa, sfruttando le sue abilità di movimento senza palla per farsi trovare al posto giusto nel momento giusto.

Takayuki Morimoto è nato a Tokyo il 7 Maggio del 1988 e detiene il record come il più giovane calciatore giapponese a debuttare in un campionato professionistico e il più giovane a segnare nella storia della J. League (La serie A Giapponese). Ha militato nel Tokyo Verdy 1969, riuscendo a mettere insieme 36 presenze e 5 reti, niente di troppo impressionante nei numeri, ma la dirigenza etnea decise di portarlo a Catania in prestito nel 2006.

La dirigenza siciliana voleva vedere il giovane giapponese all'opera da vicino per valutarne le potenzialità e nei primi giorni di Gennaio 2007, il Catania ha fatto valere il proprio diritto di riscatto, comprando Morimoto per una cifra intorno ai 600.000.00 €. Lo Monaco vede talento in Morimoto che il 28 Gennaio 2007 debutta in Serie A, giocando solo 7 minuti, tanti gli sono bastati per realizzare il suo primo gol con la maglia rosazzurra, pareggiando il vantaggio inizale dell'atalantino Zampagna a Bergamo. Proprio mentre si stava guadagnando stabilmente il posto in Prima squadra, il 6 Marzo 2007, durante un allenamento, Takayuki si infortuna gravemente al ginocchio sinistro, stagione finita, ma dopo una rapida riabilitazione torna a disposizione per il campionato 2007-2008. Morimoto ha realizzato il primo gol catanese del campionato 2007/2008 nella partita di esordio contro il Parma ed è stato determinante nell'assist al capitano Baiocco per il definitivo 2-2. Poi, Takayuki è entrato nella storia del club, ha infatti segnato contro l'Udinese il gol che ha permesso al Catania l'accesso alle semifinali di Coppa Italia.

A Catania vive con il suo amico ed interprete, Kyo e l'italiano è sicuramente da perfezionare, ma per ora è stato determinante in due partite di vitale importanza per la squadra etnea, tanto da far scattare questa folle euforia attorno al giocatore. Se saprà rimanere con i piedi per terra e dimostrare le sue abilità, l'età parla a suo favore per il futuro. Riuscendo a non diventare un "bluff" può diventare uno dei giapponesi più rappresentativi all'estero. Ecco una video clip con gli altri gol oltre a quelli contro la Roma:


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mercoledì 17 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: "Giorgio Chiellini"

Era sempre stato un giovane promettente del panorama calcistico italiano, ma non penso che nessuno avrebbe scommesso così tanto su questa crescita esponenziale di Giorgio Chiellini. Anzi, molti lo davano come giocatore "mediocre", uno dei tanti, invece, con il tempo, il difensore ha guadagnato confidenza nei suoi mezzi e cresce di personalità, divenendo sempre più forte ogni giornata che passa. Sta incarnando il profilo del leader e diventa una pedina sempre più fondamentale per lo scacchiere di Ranieri, fin troppo ottimistico per uno che il ruolo di difensore centrale lo ha avuto per caso.

Già, perché Chiellini, nato a Pisa il 14 agosto 1984 esordisce con il Livorno in C1 come terzino sinistro. Assieme a lui gioca anche il fratello gemello, che, però, non ha la stessa "fortuna" ed abilità e si ritira anticipatamente, diventando presto un procuratore calcistico. Riesce nell'impresa della promozione in Serie B, guadagnandosi la convocazione ai Europei U-19 in Lichtenstein del 2003, che l'Italia, puntualmente, vince e la Roma decide di comprarne metà cartellino. La stagione seguente è quella che mette in luce Chiellini, il quale è uno dei protagonisti principali della cavalcata dei labronici per aggiudicarsi la Serie A e sul giocatore piombano gli occhi di molte grandi squadre. Una volta finito il campionato ha anche la possibilità di mettersi ancora più in luce durante le Olimpiadi di Atene 2004, dove la selezione italiana arriva terzo, acquisendo un bronzo. Quando c'è da riscattare il giocatore alle buste sono i toscani a - sorprendentemente - aggiudicarselo, strappandolo ai giallorossi, ma dietro c'è l'operato di Luciano Moggi che, poi, lo acquista a sua volta dal Livorno per portarlo in bianconero.

Approda, quindi nella stagione 2004/2005 nella Juventus, ma la sua permanenza è di qualche giorno, poiché la società torinese decide di girarlo in prestito sempre in toscana, ma nelle fila della Fiorentina. Con i viola Chiellini gioca più che discretamente, guadagnandosi anche una chiamata di Lippi in Nazionale e con le sue 37 presenze - e 3 reti - riesce ad aiutare la squadra gigliata ad ottenere un'insperata salvezza all'ultima giornata. Mentre tutti i tifosi fiorentini si aspettano un riscatto, è nuovamente la Juventus a spuntarla alle buste, riportandolo a Torino.

Durante la prima stagione a Torino trova Fabio Capello, il quale non ne è un grande estimatore come terzino sinistro e lo utilizza più come rimpiazzo che come prima scelta. L'anno successivo la Juventus viene colpita dallo scandalo Calciopoli, ma Chiellini sceglie di rimanere in Serie B per vestire definitivamente i colori bianconeri di cui vuole diventare un simbolo. Nel corso della stagione avvengono diversi infortuni in difesa, soprattutto nel reparto centrale, e Chiellini viene improvvisato per qualche partita in quella zona del campo, mostrandosi più che adatto a calzare le vesta di difensore centrale. Il giocatore ha qualche defezione di attenzione nei primi tempi, ma, colmati quelli, ha una grinta e potenza fisica che sorprendono tutti. Dopo la promozione in Serie A torna a coprire la fascia sinistra, ma, a seguito dell'infortunio di Andrade, Ranieri è costretto a ri-schierarlo come centrale difensivo, ma sarà un'obbligazione felice, poiché Chiellini si rivela uno dei giocatori chiave per l'approdo nella Champions League.

La sua presenza teutonica piace anche a Roberto Donadoni, che lo convoca come difensore centrale per gli Europei del 2008, dove, però, l'Italia non brilla. Tuttavia, si rifà ampiamente durante l'inizio del corso di questa stagione, dove Chiellini pare ulteriormente cresciuto e si "esalta" nelle partite che contano, essendo costantemente uno dei migliori in campo. Anche Lippi ne fa un paletto fisso della Nazionale, tenendolo sempre accanto a Cannavaro al centro della difesa, formando un duo altamente grintoso e dinamico. Chissà che il futuro di Chiellini non riservi ancora molte sorprese assai luminose.


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martedì 9 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Jérémy Menéz

E' stato affossato dalle critiche questo ragazzo francese, caricato di aspettative ed ancora tutte da dimostrare sul campo. C'è chi dice che 12 milioni di Euro sono tanti - e potrebbe anche essere - ma qualche scampolo di partita non è sufficiente per giudicare un giocatore. La prova ulteriore arriva proprio dal fatto che Menéz con le sue giocate - e soprattutto il suo gol - è riuscito a portare alla vittoria la Roma, sicuramente facendo cambiare subito l'opinione su di lui ai più - poiché il tifoso italiano è così, vive sul momento.

Fatto sta che stiamo parlando di uno dei migliori talenti in circolazione, poiché il francese (nato a Longjumeau il 7 maggio 1987) avrà avuto qualche credenziale particolare per far sì che a tredici anni venisse selezionato e tesserato dal Sochaux. Un predestinato? Forse, visto che dietro a lui - oltre ai francesi - c'era quel volpone di Sir Alex Ferguson, che in Menéz aveva intravisto il suo nuovo Cantona. A 17 anni debutta nella Ligue 1 per guadagnarsi stabilmente il posto da titolare nei gialloblù con cui - in due stagione - avrà all'attivo 55 presenze e 7 gol. Tutti iniziano a paragonarlo a Zidane - tipico ormai da anni -, ma i suoi dribbling di classe ricordano veramente le movenze di Zizou, anche se il ragazzo ha più gamba. Il Monaco cerca un giocatore con cui potersi rilanciare e vede in questo gioiello transalpino la speranza, così nel 2006 si trasferisce nella società monegasca e ricompensa tutto in grande stile disputando 29 partite e realizzando 7 reti. Stagione fotocopia l'anno successivo con 28 presenze e 7 reti, anche se ha avuto un brutto infortunio che lo ha tenuto fuori per svariato tempo.

In Francia ha avuto le sue soddisfazioni, poiché Menez, quando era Sochaux, ha stabilito due primati. E’ stato il più giovane calciatore, nella storia della Ligue1, a firmare (a quindici anni) un contratto professionistico ed è stato anche il giocatore più giovane (sedici anni) a realizzare una tripletta: il 22 gennaio del 2005 festeggiò tre gol nello spazio di sette minuti contro il Bordeaux (22ª giornata). Menéz fa parte della nuova generazione di talenti del calcio francese, ma non è ancora entrato nel giro della selezione di Domenech. Ha vinto un Europeo Under 17 nel 2004 con la Francia di Philippe Bergeroo.

La Roma cerca un giocatore con caratteristiche simili a quelle di Amantino Mancini per andare a completare lo scacchiere di Luciano Spalletti, ed una delle scelte più probabili è proprio Jérémy. Un fantasista che può fare anche l’attaccante esterno; ragazzo timido e introverso nella quotidianità, un cannibale in area di rigore. La trattativa, però, si dilunga, poiché la Roma ha pochi soldi da mettere sul piatto subito, mentre il Monaco vuole monetizzare. Lo scherzo del destino è che la Roma a Montecarlo ci dovrà andare ugualmente per il girone di Champions League. Proprio in quella giornata la Roma rompe gli indugi ed annuncia l'acquisto di Menéz, di vocifera per 12-13 milioni di Euro più eventuali bonus.

Per chiudere l'accordo è stata determinante la volontà del giocatore, ma gli inizi non sono dei più felici. Dopo tanti tentativi, Spalletti capisce che non è il giocatore che si aspettava e per inserirlo nei suoi dettami tattici ci vorrà del tempo, così Menéz si vede tutta la crisi della Roma tra panchina e tribuna. Le poche apparizioni - spiccioli di partita - sono anonime e si segnala più per errori che per pregi. Tuttavia, la svolta avviene grazie al nuovo modulo ed all'iniezione di fiducia datagli da Spalletti che lo mette titolare contro il Chievo vista l'indisponibilità di mirko Vucinic. Scelta assai azzeccata visti i risultati, speriamo ora continuini a replicarsi.


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martedì 2 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Franceso Totti

Tutto Totti si potrebbe dire per questa settimana. Dopo aver aperto la nuova rubrica proprio per il capitano giallorosso, ho deciso di dedicargli anche l'intervento per dichiarare il personaggio della settimana. La settimana prima decisi di non premiarlo, perché dopo aver portato sfortuna a Nesta - dedicato l'intervento e poi partito per Miami - non volevo fare ulteriori danni...scaramanzia.

Romano di nascita, ma anche di tutto il resto. Il 27 settembre 1976 nasce a Roma l'uomo che diventerà bandiera della società capitolina e lo sarà ancora per anni a venire. Anche perché il ritorno di Totti - oltre al cambio di modulo - si è fatto sentire eccome: da quando è tornato in campo lui la Roma è tornata a vincere e molte azioni chiave portano la sua firma. Adesso pare essere tornato a pieno regime e Spalletti potrà contarci al cento per cento; il dolore fa parte del passato, ora c'è da pensare alla Roma.

La passione del pallone era spasmodica e Totti faceva parte del mondo del calcio sin dalla tenera età di 8 anni, ma sarà cinque anni dopo che farà la scelta della vita, dove alla Lodigiani arrivano offerte di Roma e Lazio, ma Francesco sceglie la prima grazie alla spinta della madre. Chissà che storia sarebbe stata se avesse scelto la strada biancoceleste. Sensi si innamora subito del talento cristallino del giocatore, che esordisce in prima squadra nel 1993 in campionato, sotto la guida di Vujadin Boskov - suo primo allenatore vero. Totti continuerà a giocare anche durante l'era Mazzone, dove riesce a ritagliarsi qualche spazio - 21 presenze - anche se la concorrenza non è delle più deboli - Balbo e Fonseca erano un tandem formidabile (vince anche un argento con l'Italia Under19 all'Europeo di Grecia 1995). Si pensa ad una continua ascesa del giocatore, ma quando sulla panchina giallorossa arriva Carlos Bianchi, si parla addirittura di una possibile cessione del giocatore - alla Sampdoria o all'Ajax per Litmanen. Sensi decise di tenerselo stretto e Bianchi non gradì, quindi l'allenatore argentino mise alle strette il Presidente, facendolo scegliere tra lui ed il giocatore - Sensi inevitabilmente scelse il giocatore ed esonerò il tecnico. Vince anche l'Europeo con l'Italia Under21 dei miracoli ai rigori contro la Spagna.

Ma sarà nel 1997, con l'arrivo di Zedenek Zeman, che promuove un offensivo 4-3-3, che Totti darà il meglio di sé. Lo schema del boemo esalta la forza fisica e visione di gioco del giocatore, che riesce ad abbinare queste qualità naturali ad una sviluppata rapidità di esecuzione, facendone diventare un punto fermo degli schemi giallorossi - tant'è che "Pluto" Aldair gli cede la fascia da capitano nel 1998 e da lì non la mollerà più, diventando anche Guerin d'Oro. Nonostante un'ottima stagione, non viene convocato per partecipare al Mondiale di Francia 1998. Gioca sempre ad alti livelli e quando nel 1999 arriva alla Roma Fabio Capello, il tecnico goriziano lascia intendere che la formazione che allestirà vergerà attorno alle giocate del capitano, il quale ricopre sempre il ruolo da trequartista - o seconda punta - dove può dare il meglio di sé, sfruttando tutte le sue doti da assist man e goleador. La visione di gioco di Totti è incredibile e riesce a mandare in porta i compagni con grande facilità, guadagnandosi il suo primo Oscar del Calcio come Miglior Giovane nel 1999. Replicherà l'anno successivo, aggiudicandosi i premi per Miglior Italiano e Miglior Giocatore in Assoluto. L'anno del 2000 non ha grandi successi e porta soprattutto l'amarezza per il secondo posto ad Euro 2000, dove l'Italia viene sconfitta in finale dalla Francia, ma Totti si rende famoso per il cucchiaio su rigore contro l'Olanda.

Nel 2001 le soddisfazioni più grandi durante la carriera calcistica di Totti, con la conquista del terzo scudetto della società capitolina e della Supercoppa Italiana contro la Fiorentina - vinta per 3-0 con gol di Totti; è nuovamente calciatore italiano dell'anno. I Mondiali del 2002 sono una delusione totale, come per tutta l'Italia. In Serie A, invece, continuano le stagioni positive di Francesco, che nel 2003 riceve altri due Oscar del Calcio: miglior calciatore in assoluto e miglior calciatore italiano, seguiti da un'altra premiazione come miglior calciatore italiano ed il suo secondo Guerin d'Oro nel 2004. A rovinare l'annata ci sarà l'Europeo, dove Totti si rende noto solamente per lo sputo a Poulsen.

Finita l'era Capello, Totti rimane un punto fermo della Roma anche durante il periodo Spalletti e tutt'ora è un cardine della formazione, dove, però, il capitano ricopre il ruolo di centravanti. I suoi contributi sono determinanti per raggiungere i risultati ottenuti - rimanendo, però, sempre un gradino sotto alla concorrente per lo Scudetto, ricoprendo la parte del cane che rincorre la lepre. Tuttavia, nel 2006 ha motivo per potersi glorificare personalmente dopo l'infortunio che lo ha tenuto fermo per molto tempo, poiché in gennaio Pelè in conferenza stampa lo elegge "miglior giocatore al mondo" e poi in estate vincerà il Mondiale con l'Italia di Marcello Lippi, contribuendo attivamente durante il torneo. Una soddisfazione immensa per un campione del calibro di Francesco, che l'anno successivo aggiungerà al proprio Palmarès una Coppa Italia - dopo 4 finali contro l'Inter - e la Supercoppa Italiana, oltre ai titoli di capocannoniere del campionato e la vittoria della Scarpa d'Oro.

Dopo tutti questi successi Totti decide di tutelarsi e sceglie di dare l'addio - non indolore - alla Nazionale. Oltre alle attività calcistiche, Francesco ha sempre partecipato attivamente anche in molte iniziative benefiche, tra le quali spicca la sua nomina ad ambasciatore dell'UNICEF, per cui Totti ha devoluto l'incasso di tre libri da lui pubblicati: due di barzellette sul capitano ed uno sulla storia del calcio. Pubblicherà anche un quarto libro: "La mia vita, i miei gol", ed anche di esso dona l'incasso in beneficenza. E' il giocatore nella storia della Roma con più presenze e gol con la casacca giallorossa ed - al momento - è il miglior cannoniere in attività. E' sempre stato il gladiatore della Roma e lo sarà ancora a lungo:


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mercoledì 26 novembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: José Mourinho

Ebbene si, il personaggio di questa settimana non è un giocatore di alcuna società, ma un allenatore e precisamente quello più chiaccherato non solo del panorama calcistico italiano, ma mondiale - ultimamente, secondo, forse solamente e Maradona. Stiamo ovviamente parlando di José Mário dos Santos Mourinho Félix, che tutti conosciamo come Mourinho o Special One. Una carriera fatta di vittorie e successi che è destinata ad aumentare il suo Palmarès negli anni a venire con l'Inter, poiché la squadra di Mou si sta finalmente plasmando e quando ne avrà appreso a pieno i meccanismi, il sogno della Champions League - tanto cullato da Massimo Moratti - potrebbe non essere poi così lontano.

La carriera calcistica non ha sorriso a Mourinho jr, come invece aveva fatto al padre Félix e José si è ritirato appena a quindici anni di età. Tuttavia, dopo anni di studio ed impieghi minori, viene chiamato da Sir Bobby Robson per fargli da interprete e così Mourinho ha viaggiato per alcune delle panchine più prestigiose d'Europa, tra cui Sporting, Porto e Barcellona. Con il duo Robson-Mourinho i catalani conquistano una Coppa delle Coppe, ma i periodi di successi veri arrivano con Van Gaal e Mou che fa il secondo, vincendo due volte la Liga, per poi avere l'onore di guadagnarsi l'incarico di allenatore del Barcellona B. I periodi passati accanto a Robson e Van Gaal hanno fatto si che Mou potesse apprendere tutti i segreti del mestiere e la passione per allenare cresceva costantemente, tanto da farlo accettare l'incarico sulla difficile panchina del Benfica nel 2000, mostrando subito il carattere che tutt'ora lo contraddistingue. Fu fortemente voluto dal Presidente dei lusitani e Mou si scelse un ex giocatore del Benfica - come rituale solito - come suo secondo, ma quando ci furono dei cambiamenti in presidenza, vennero annunciati anche dei cambiamenti sulla panchina per il futuro. Mourinho non ci stava e dopo la partita vinta contro lo Sporting per 3-0 chiese il prolungamento del contratto, ma quando non gli venne concorodato, si dimise dall'incarico. Tuttavia, passò poco tempo prima che José trovò spazio sulla panchina dell'U.D. Leiria che porta al miglior posizionamento storico nella Superliga.

Nel gennaio del 2002 Mourinho prende il posto di Machado sulla panchina del Porto e con 13 partite utili consecutive conquista il terzo posto della Superliga, promettendo la vittoria l'anno successivo. Parte la rivoluzione della squadra portoghese, con innesti mirati, soprattutto centrocampisti duttili che sappiamo fare sia la fase offensiva che quella difensiva, poiché una delle filosofie - tutt'ora presenti - di Mou era il pressing alto, ed i centrocampisti erano i primi autori di tutto ciò. Detto, fatto, Mou mantenne la promessa fatta e vinse la Superliga con il record di punti (86 su 102) ed il record di distacco dalla seconda - il Benfica che lo scaricò: 11 punti - ottenendo anche una vittoria in Coppa UEFA contro il Celtic nella finale di Siviglia. La stagione con i maggiori successi arriva l'anno successivo con un altro campionato portoghese e quella Champions League di cui José va fiero, vinta per 3-0 in finale contro il Monaco. Alla fine della stagione piombano offerte da tutta Europa e Mou viene accostato principalmente a Liverpool, Real Madrid e Chelsea.

Tutti sappiamo come andò a finire, ma seguendo le sue dichiarazioni nessuno l'avrebbe mai indovinato: "degli incarichi preferirei quello del Liverpool, anche se il Chelsea mi attrae, ma penso che sia un progetto poco stabile, con tanti soldi da investire, ma se non dovessero arrivare i successi richiesti, il Presidente potrebbe andarsene e toglieri i soldi investiti nel club". Ma nel 2004 Mourinho sceglierà proprio i Blues, dove siederà per tre stagioni ricche di successi. Tutti si ricordano l'esordio in conferenza stampa: "per favore, non chiamatemi arrogante, ma sono campione europeo in carica e penso di essere speciale". Nella prima stagione arrivano Coppa di Lega e Campionato - che a Stamford Bridge mancava da 50 anni - ma c'è amarezza per quella Champoins mancata. La gente adora Mourinho e l'anno successivo arriva un'altra Premier, accompagnata da Charity Shield e FA Cup, ma manca ancora la coppa dalle grandi orecchie, che manca anche l'anno successivo, in cui Mourinho non centra gli obiettivi stagionali, portando in bacheca solamente una Carling Cup. Dopo l'elezione di Avram Grant nel Cda, partono diverse diatribe con il Presidente Roman Abramovich, ed il 20 settembre 2007 c'è una rottura "consensuale" del contratto, lasciando José tra gli allenatori senza incarico.

Ovviamente, mezza Europa si mobilita per preparare un piano, ed in Italia sono le due milanesi a fare più clamore, con Moratti che vuole assolutamente vincere qualcosa più dello Scudetto e vede nel portoghese la persona giusta. I primi veri contatti arrivano dopo l'esternazioni di Mancini ai media dopo la partita di Champions contro il Liverpool e per avere l'ufficialità bisogna attendere il 2 giugno del 2008. L'allenatore si fa subito conoscere dalla stampa italiana con frasi accattivanti e provocanti che mettono in mostra la sua caratteristica di fare "ombrello" su tutta la squadra e di prendersi le critiche su di sé. Una delle frasi più celebri di inizio stagione - oltre a "non essere un pirla" - è: "Non sono il migliore del mondo, ma penso che nessuno sia migliore di me". Frasi che lasciano intendere tutto. Al suo arrivo sulla panchina vince la Supercoppa Italiana, merito però del lavoro fatto da Mancini. Dopo di questo ringraziamento, Mou non vuole sentire di paragoni con l'ex allenatore dell'Inter ed ha anche qualche diverbio televisivo con i giornalisti italiani, ma la sua gestione della squadra è stata - fino a qui - impeccabile ed i risultati parlano per lui: primo in campionato, primo nel girone di Champions. Lui aveva detto che non si sarebbe lasciato contagiare dalla nostra cultura, ma dopo le diverse partite importanti, ha cambiato idea, ed ha capito che partite come Inter-Juve non sono come le altre. I numeri parlano per Mourinho: su 368 incontri sono 252 vittorie, 76 pareggi e 40 sconfitte. Non è Special?

Ecco un video per celebrare qualche scena curiosa di Mou nel passato:

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martedì 18 novembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Giuseppe Mascara

Dopo questo inizio di stagione e la tripletta contro il Torino, non può che andare a lui la rubrica di "Personaggio della Settimana", anche se in ballo c'era pure il suo allenatore. Giuseppe Mascara è genio e sregolatezza del calcio, un giocatore di quelli che dici: "avesse avuto più cervello sarebbe stato un grande". Effettivamente, può darsi che sarebbe andata proprio così, ma Mascara è contento del suo ruolo a Catania dove è considerato un idolo, quello che può cambiare le sorti di una partita.

Il ragazzo di Caltagirone (22 agosto 1979) ha sempre ricoperto vari ruoli del fronte offensivo, ma quello di trequartista - o comunque dietro le punte - è quello dove rende al meglio, proprio come in questa stagione. La sua statura brevilinea lo rende sgusciante e la sua tecnica e visione di gioco fanno sì che possa andare sia alla conclusione personale che suggerire corridoi per i compagni. Inoltre, ha da sempre uno spiccato senso della posizione ed abilità negli inserimenti. Il suo modello è Baggio, ma Mascara è sempre rimasto umile ed è questa una delle sue maggiori qualità.

Quella di Mascara è una storia particolare, poiché inizia a giocare nell'oratorio della sua parrocchia, quasi come in una scena da film. Tuttavia un giocatore così non poteva passare inosservato ed a sedici anni esordì nei Dilettanti con il Ragusa, collezionando 29 presenze e 5 reti, niente male per un ragazzino. Nel 1997 viene acquistato dalla Battipagliese dove gioca per tre stagioni, rendendo piuttosto bene a livello personale, ma la squadra cadde dalla C1 ai Dilettanti, ma c'erano comunque allenatori pronti a puntare sul suo talento, tra i quali Ammazzalorso - che all'epoca era tecnico dell'Avellino e ne richiese l'acquisto. La stagione nelle fila degli irpini fu un successo e da lì si intravide la duttilità tattica del giocatore che scese in campo come centravanti, terminando la stagione con uno score incredibile di 29 partite e 16 reti in C1, più 2 partite e 1 rete negli spareggi per la B, persi contro - destino ha voluto - il Catania.

Nel 2001 passa alla Salernitana con cui esordisce in Serie B e la stagione successiva arriva a Palermo, ma la sua esperienza da Zamparini non è di quelle felici, poiché dopo un inizio "razzo" viene fermato da un brutto infortunio che lo ha tenuto fuori gran parte della stagione e nel gennaio 2003 lascia Palermo per passare al Genoa. Il grifone poteva essere la sua grande possibilità ed i rossoblù fecero un affare scambiandolo con Codrea, ma Marassi non fu trampolino di lancio, anzi la società retrocesse in C1.

Dal mercato estivo del 2003 Mascara è un giocatore del Catania, al quale era stato vicino anche in passato. Il talento si fece subito notare e nella prima stagione collezionò 13 reti in 41 partite, risultando il capocannoniere della sua squadra. Con la smobilitazione degli etnei, il Presidente Gaucci portò Mascara a Perugia, assieme a tutti gli altri pezzi pregiati, ma l'esperienza umbra non ripagò il giocatore che tanto attaccamento aveva mostrato per la maglia rosazzurra.

Tuttavia, il suo era solamente un arrivederci, poiché dopo la radiazione della squadra umbra Mascara tornò in Sicilia sotto l'Etna, dove l'allenatore all'epoca, Marino, lo considerò un'arma in più ed ebbe ragione, poiché "Topolinik" trascinò la squadra in Serie A. Mascara era uno dei punti di forza della squadra, creando un grande affiatamento con De Zerbi, che, però, venne ceduto al Napoli. Nel 2005 c'è l'esordio nella massima serie dove dopo qualche nervosismo - ed espulsione (3 nelle prime 12 giornate) - di troppo, Giuseppe riesce ad ambientarsi alla perfezione, segnando reti spettacolari come quella a Milano contro l'Inter. Poi, però, arrivarono i guai muscolari, che lo costrinsero a molti stop, ed anche la seconda stagione risentì dei postumi di quei problemi, ma almeno le espulsioni erano state epurate.

Durante la stagione attuale, Mascara si sta rivelando una vera sorpresa ed un trascinatore per il Catania che dipende dalle sue giocate e dai suoi gol. Mascara è un patrimonio del Catania, un giocatore che con le sue giocate ha fatto impazzire di gioia tutti i tifosi rosazzurri. Ora aspetta una chiamata da Lippi, mentre legittima il suo valore in una categoria che, a mio parere, meritava già prima.


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martedì 11 novembre 2008

Il personaggio della Settimana: Alessandro Del Piero

Uomo, campione, leader, capitano, vincente. Queste le parole che si addicono ad un campione del calibro di Alessandro Del Piero, al quale non potevo non fare omaggio questa settimana, anche se c'erano altri pretendenti per la rubrica di migliore della settimana. Tuttavia, Del Piero è il giocatore cha ha sfangato la Juventus dalla crisi, portandola a sei vittorie consecutive tra Coppa e campionato, segnando reeti spettacolari, come quelle contro il Real e la punizione di domenica contro il Chievo. E' una delle ultime bandiere rimaste nel calcio italiano, ma anche lui invecchia, eppure a 34 anni compiuti sta giocando quella che - per ora - è la sua miglior stagione assieme al 1998.

Un professionista vero, che ha sempre accettato tutte le decisioni degli allenatori - e che allenatori - senza fare quasimai "pio", mantenendo un "aplmob" perfetto, raramente la sua carriera è stata macchiata con inutili polemiche. Se ha parlato è stato perché sosteneva di poter aiutare la squadra e così ha sempre fatto. Una vita nella Juventus, dopo che al Padova non erano convinti del suo futuro, visto il fisico non certo imponente dell'attaccante nato a Conegliano. Pensare che era stato vicino alla Fiorentina, quando i biancorossi lo volevano scambiare con un Primavera viola - un tale Francesco Flachi - chissà se la sua vita sarebbe stata legata al Franchi come lo è stata per la Vecchia Signora.

Un attaccante, oltre che un fantasista, non un vero numero dieci, ma uno con un bagaglio tecnico talmente ampio che può tirare fuori dal cilindro la giocata giusta per risolvere una partita. La sua specialità, ed ora lo sanno sempre più persone, sono i calci piazzati; su punizione Del Piero ha segnato 36 reti su punizione e dopo le recenti marcature ha una media appena sotto al 36%. I suoi tiri dalla distanza hanno fama internazionale, tanto da guadagnarsi addirittura un nome dedicato al campione italiano: "il gol alla Del Piero", battezzato nel 1996/1997 contro il Borussia Dortmund in Champions League - cioè un tiro a rientrare dal vertice sinistro dell'area di rigore verso l'incrocio dei pali opposto.

Pensre che nelle giovanili del San Vendemiano, la madre di Del Piero voleva farlo giocare in porta perché sudasse di meno, rischiando di ammalarsi con minore probabilità. Sarebbe stato un choc per Sandreani, che lo fa esordire come punta in Serie B a 16 anni nelle fila del Padova, descrivendo il suo gioco come "un'opera d'arte". Alla Juventus arriva nel 1993, e gioca nella Primavera, conquistando subito lo scudetto di categoria e la Coppa Carnevale, ma nello stesso anno esordisce pure in Serie A (12 settembre 1993, Foggia-Juventus 1-1). Per tutta la stagione Del Piero si sdoppia tra Primavera e Serie A, segnando il suo primo gol solamente una settimana dopo l'esordio ufficiale, ed una settimana dopo arriva la sua prima tripletta in carriera.

La stagione successiva porta molti cambiamenti nell'organizzazione della Juventus, con la Triade che si assesta ai vertici e Lippi che siede in panchina. Il giovane Del Piero viene messo sul mercato e stava per finire al Parma, ma l'offerta troppo bassa degli emiliani, ed un incredibile affetto dell'Avvocato Agnelli - da sempre legato a lui - lo ha fatto rimanere un giocatore bianconero. L'occasione per Del Piero arriva quando Baggio si infortuna, e "Pinturicchio" viene chiamato per sostituirlo, giocando più di lui e segnando di più, guidando - assieme a Vialli - la Juventus alla conquista del tricolore e della Coppa Italia. La grande annata di Del Piero - coronata dall'esordio nella Nazionale maggiore - porta alla decisione di vendere Baggio e puntare tutto sul 20enne emergente, il quale ottiene il 10 sulle spalle, con tutto il suo peso. Non c'è problema, il ragazzo dimostra di poter sostenere le responsabilità, ed oltre alla Supercoppa Italiana, arriva anche la Champions League, classificandosi quarto nella classifica per il Pallone d'Oro. Sarà sfortunata la sua prima apparizione in un torneo importante a livello di Nazionale, poiché l'Italia non supera il girone di Euro 1996.

L'anno successivo porta ancora gioie per il giovane Del Piero, il quale conquista la Supercoppa Europea e la Supercoppa Intercontinentale - che fa esplodere la sua popolarità - segnando il gol partita contro il River Plate. Ma la stagione non finisce lì, la Juventus conquista il secondo scudetto dell'era Del Piero, ma stavolta perde in finale la Champions League, venendo sconfitto per 3-1 dal Borussia Dortumund - dove nasce il famoso "gol alla Del Piero". La stagione 1997/1998 è l'apoteosi del giocatore, che chiude con 32 gol stagionali, vincendo il titolo di capocannoniere della Champions (10 marcature), portando nuovamente lo Scudetto a Torino ai dànni dell'Inter e la Supercoppa Italiana, ma perde nuovamente la finale di Champions League, stavolta contro il Real Madrid. Dopo il Mondiale - infelice - di Francia 1998, Del Piero si procura un infortunio durante Udinese-Juventus in Serie A. Il risultato sarà la lesione dei legamenti crociati posteriori ed anteriori del ginocchio sinistro, tenendo fuori il giocatore per 9 mesi, praticamente una stagione intera. Sembra essere l'episodio che possa marcare definitivamente una carriera fino ad allora ricca di successi.

Il ritorno in campo nell'anno successivo non lo vede rendere al top, ma la Juventus lo vuole rilanciare e gli dà completa fiducia. Farà discutere - non poco - la sua convocazione ad Euro 2000, dove l'Italia perderà amaramente in finale contro la Francia campione del mondo. Anche la stagione successiva è piuttosto sottotono rispetto al giocatore che aveva imparato a deliziare il Delle Alpi e molti lo conisderano già un giocatore "bollito", ma nel girone di ritorno riesce a far intravedere la sua classe indiscutibile, grazie anche ad Ancelotti che ci ha rimesso la faccia pur di insistere sul giocatore. Nel 2001/2002 torna Marcello Lippi e torna anche lo Scudetto, con Del Piero che forma la coppia d'attacco più prolifica d'Europa assieme a David Trezeguet - 40 gol in due. Nella seconda gestione Lippi vince - in tutto - due Supercoppe Italiane e due Scudetti, sfiorando solamente la Champions League. Partecipa anche ai Tornei dei Mondiali nippo-coreani del 2002 ed agli Europei del 2004, ma tutti sappiamo come è andata a finire...Nonostante questo, Pelè lo include nella FIFA 100.

Nel 2004/2005 arrivano Capello ed Ibrahimovic alla Juventus che - chi per un verso e chi per un altro - gli limitano lo spazio a disposizione, giocando praticamente "part time". Tuttavia, nelle due stagioni di Don Fabio, arrivano due scudetti, i quali vengono, però, revocati dallo scandalo Calcipoli, con la seguente retrocessione della Juventus in Serie B. Qui, Del Piero è posto ad un bivio della propria carriera, ma la scelta di rimanere ed indossare i colori bianconeri anche nella serie cadetta gli rende molto onore. Tant'è che Del Piero vince un Mondiale con l'Italia nel 2006, segnando anche una rete nel quarto di finale contro la Germania. In Serie B le reti di Alex annullano la penalizzazione e trascinano la Juventus all'immediata promozione, con tanto di titolo di capocannoniere per Del Piero e Golden Foot. Titolo che l'attaccante guadagnerà anche in Serie A l'anno successivo - 21 reti - portando la Juve al terzo posto e nuovamente a giocarsi la Champions League.

Il resto è storia recente che tutti sappiamo. In bianconero detiene tre record importanti: delle presenze in assoluto (564), dei gol totali (246) e delle reti nelle competizioni europee (46), ma Del Piero non è solo calcio ed è anche ambasciatore UNICEF è pure testimonial per l'AIC per incentivare la ricerca contro il cancro. Un uomo con la U maiuscola che si è sempre guadagnato il rispetto di ogni tifoseria. Il sogno nel cassetto sono il Pallone d'Oro ed i Mondiali 2010, sognare è sempre lecito se ti chiami Del Piero.

Non posso non mettere un video con più magie possibili di questo straordinario giocatore, mancano le ultime perle, ma altrimenti è completo:


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mercoledì 5 novembre 2008

Il personaggio della Settimana: Simon Kjaer

E' strano parlare di un ragazzo che ha appena esordito nella massima serie italiana, ma questo danesino - oddio, mica tanto - dai capelli biondo albino ha impressionato tutti con le sue prime tre presenze. Era entrato quasi come comparsa contro la Fiorentina, quando a causa di varie indisponibilità è stato chiamato in causa, ma ora, Simon Kjaer, può lottare a tutti gli effetti per una maglia da titolare nel Palermo, perché di talento ce ne è tanto, ed ora che si è visto, tenerlo in panchina sarebbe un peccato.

Rino Foschi ha fatto un bel regalo al Presidente Zamparini prima della confusione estiva che lo ha allontanato dal club siciliano. Foschi aveva visionato il giocatore al Torneo di Viareggio del 2008, dove Kjaer era venuto a giocare nelle fila del Midtjylland, ed aveva impressionato proprio l'ex ds rosanero, che lo ha contattato e messo subito sotto contratto nel febbraio del 2008 per 4 milioni di Euro - mica poco -, ma sarebbe arrivato al Palermo solamente in estate, alla riapertura del mercato.

L'anno scorso aveva disputato parte della stagione - 21 presenze - proprio nelle fila del Midtjylland, giocando nella prima squadra. Le sue prestazioni in campionato e nelle Nazionali minori danesi - con le quali conta 12 presenze - gli fanno guadagnare l'attenzione di mezza Europa, con club del calibro di Real Madrid e Liverpool. A dire il vero, Kjaer ha recentemente rivelato che c'era un accordo con i "blancos", ma che tutto andò in fumo perché i genitori non vollero il trasferimento del ragazzo, quindi venne presa la strada di Palermo, un club che avrebbe potuto realmente valorizzarne le potenzialità.

Certo che arrivare da illustre sconosciuto ed esordire con così tanto carisma, non può che far esaltare la piazza. Adesso Palermo si coccola il proprio gioiello e nella partita contro il Chievo è stato l'assoluto protagonista, guadagnandosi il rigore, segnando e chiudendo ogni pertugio in difesa. Zamparini dice che ne farà di strada e questa volta ci tocca credergli e per ora a Palermo si possono godere Kjaer per altri cinque anni, a meno che, continuando così, non attragga le attenzioni dei grandi club che necessitano di un difensore di razza. Sentito Milan?

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martedì 28 ottobre 2008

Il personaggio della Settimana: Adrian Mutu

Ce ne sarebbero stati un paio di giocatori da premiare, ma il ritorno del rumeno è certamente un'ottima notizia per la Fiorentina - e per il calcio italiano -, soprattutto dopo la squalifica per due giornate ad Alberto Gilardino. Nei prossimi impegni l'attacco della Fiorentina graverà sulle spalle del lucidato fenomeno che ora dovrà mostrare di poter dare continuità alle proprie prestazioni. Quella di Palermo è stata una prova convincente, dove si sono viste tutte le caratteristiche principali del giocatore, al quale - c'è da dire - è riuscito proprio tutto al Barbera. Pare strano che nella sua carriera questo giocatore non sia riuscito a vincere niente oltre a tre nomination come miglior giocatore della Romania (niente di prestigioso, con tutto il rispetto dovuto) - se non si considerano i due scudetti persi a tavolino con la Juventus.

Attaccante eclettico portato più a fare la seconda punta, Adrian Mutu è uno dei migliori talenti rumeni degli ultimi anni. Benché sia stato coinvolto in una serie notevole di scandali è sempre riuscito a rimettersi in gioco lavorando bene. Negli anni a Firenze è riuscito a segnare molto, raggiungendo il massimo della maturità con il suo mentore Prandelli. Quest'anno con Gilardino forma la coppia che fece sognare i tifosi del Parma, ma ancora non sono riusciti ad affinare al completo alcune sinergie, anche se a Palermo si è visto un netto miglioramento nell'intesa tra i due.

Mutu nasce a Calinesti il 8 gennaio 1979, ed i primi passi calcistici li opera tra le fila dell'Arges Pitesti, una squadra poco ambiziosa del campionato rumeno. Tuttavia, nelle due stagioni e mezzo passate a Pitesti, Adrian riesce a segnare 14 gol, ma soprattutto a sfornare moltissimi assist, facendo - inevitabilmente - partorire i paragoni con il grande Gheorghe Hagi. In Romania le attenzioni verso di lui sono molte e nel gennaio 1999 viene acquistato dalla Dinamo di Bucarest, dove Mutu esploderà, attirando su di sé le attenzioni dei principali club europei. L'Inter decide di non farsi sfuggire questo talento e lo porta a Milano durante il mercato invernale, impedendo a Mutu di alzare la Coppa ed il Campionato Rumeno, conquistati dalla Dinamo a fine stagione - grazie soprattutto al suo apporto nel girone di andata.

L'acquisto neroazzurro è molto oneroso, sui 15 miliardi di vecchie Lire, quindi si tratta di un vero e proprio investimento. Tuttavia, Adrian non arrivò nel migliore periodo dell'era Moratti, ed in quegli anni vennero scartati molti talenti dopo poco tempo. La stagione di Mutu non fu convincente a livello realizzativo, poiché in dieci presenze non riuscì a segnare nemmeno un gol, anche se le prove erano comunque di alto livello. Nonostante l'ottimo livello di gioco espresso, Mutu venne ceduto in comproprietà all'Hellas Verona a fine stagione - verrà ricordato a Milano solamente per i due gol in Coppa Italia, rispettivamente a Milan e Cagliari.

La prima stagione in gialloblù inizia nel gennaio del 2001 e su Mutu - pagato circa 4 milioni di Euro per la metà - vengono riposte le speranze per la salvezza del club. Le prestazioni del rumeno sono ottime ed i suoi assist - combinati con 4 gol determinanti - riescono a compiere il miracolo ed il Verona evita la retrocessione. Grazie alle sue prove determinanti partecipa ad Euro 2000 con la sua nazionale, esordendo con la maglia della Romania, superando un girone di ferro con il Portogallo - eliminando Inghilterra e Germania - ma perdendo nei Quarti dall'Italia. I tifosi ne chiedono l'acquisto intero per tenerlo un'altra stagione e così sarà, facendo un esborso non indifferente, ma del quale vale sicuramente la pena. Purtroppo, benché la stagione successiva segnò 12 reti e suggerì molti gol dei compagni, la retrocessione non venne evitata. Ovviamente, il giocatore non sarebbe rimasto in Serie B, quindi andrà ceduto a chi pagherà meglio.

Ad acquisire le prestazioni sportive del giocatore sarà il Parma, che pagherà il giocatore ben 13 milioni di Euro. Il galloblù porta bene a Mutu, il quale esploderà definitivamente al Tardini, dove mette a segno ben 18 gol in 31 presenze e porta il Parma alla semifinale di Coppa UEFA. Il carattere del giocatore è quello del leader e le sue immense doti tecniche attraggono attenzioni da tutta Europa. Un uomo in particolare, Roman Abramovich, decide che Adrian dovrà vestire la maglia del Chelsea e si presenta alla dirigenza del Parma con un assegno da 30 milioni di Euro, come potevano rifiutare tale proposta?

L'inizio nelle fila dei Blues è fenomenale - 3 gol in 4 partite - ma le prove del rumeno avranno un peggioramento nel corso della stagione, terminando l'annata 2003/2004 con 6 reti in 25 apparizioni; ben sotto le aspettative. Tuttavia, viene confermato anche per la stagione successiva, visto anche l'investimento oneroso che venne fatto per acquisirlo. Purtroppo, dopo appena due giornate di Premier, venne scoperto positivo alla cocaina e da lì partì la débacle sul giocatore. Abramovich lo licenziò, ed il giocoatore ricevette una squalifica di 7 mesi oltre ad una multa dalla Football Association pari a 20.000 sterline - a cui si aggiungerà anche la recente multa di oltre 17 milioni di Euro da pagare al Chelsea. Oltre allo scandalo droga, Mutu viene coinvolto anche nella registrazione di un video a luci rosse, che non aiuta per niente il giocatore.

Fabio Capello mise gli occhi sul giocatore mentre siedeva sulla panchina della Juventus, ed un affare a costo 0 di questo calibro non era da perdere. Si mobilita Moggi, il quale lo parcheggia a Livorno, poiché la società bianconera aveva già acquistato un extracomunitario per la stagione. Tuttavia, girando intorno al regolamento, Mutu arrivò alla Juve. Non giocò male il rumeno con la casacca della Vecchia Signora, ma arrivò negli anni appena precedenti allo scandolo Calciopoli, trovandosi retrocesso in Serie B e senza i due scudetti conquistati. Ovviamente, Mutu è ambito da molte società importanti e non c'è la volontà del giocatore di partecipare al piano di risanamento della Juve, quindi i dirigenti bianconeri lo cedono alla Fiorentina, che per il giocatore offre 8 milioni di Euro.

L'acquisto di Mutu si rivelerà un affare per la società viola. Nella stagione 2006/2007 anche la Fiorentina è coinvolta nel caso Calciopoli, penalizzata pesantemente in Serie A, e con tutte le speranze puntate sulla coppia d'attacco Mutu-Toni che pare una garanzia; ed alla fine i viola raggiungono il 5° posto - 3° senza la penzalizzazione di -15 punti. L'anno successivo Toni se ne andrà al Bayern, mentre Mutu rimane a Firenze, dove metterà a segno ben 17 reti, che trascinano i viola nella tanto attesa Champions League. Inoltre, partecipa con la Romania al torneo di Euro 2008, dove segna l'unico gol della sua nazionale nel girone proprio contro l'Italia - sbagliando pure un rigore decisivo. Dopo esser stato accostato alla Roma in estate ed aver sofferto un infortunio in questo avvio di stagione, "il fenomeno" pare essere tornato ai suoi livelli ed ora a Firenze potranno godersi ancora il suo inchino alla curva.

Ecco un video per godervi tanti gol e le prodezze di Adrian Mutu:


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martedì 14 ottobre 2008

Il personaggio della Settimana: Alessandro Nesta

Si poteva dare a Borgonovo - viste le recenti notizie - oppure all'esordiente Giuseppe Rossi - l'unico ad aver impattato bene con la Nazionale - ma è stato deciso di dedicare per questa settimana la rubrica ad uno dei più forti centrali italiani che ci sono stati fino ad ora: Alessandro Nesta. Dare il privilegio a Nesta è dovuto più per incoraggiamento che altro, visto che torna ora a calcare i campi - stasera è stato presente nell'amichevole persa dal Milan per 2-1 - dopo l'ennesimo fastidio ed infortunio.

Per essere uno tra i migliori difensori del mondo ha giocato solamente in due club - la Lazio ed il Milan - ed ha un Palmarès invidiato da molti. Anche a 32 anni - nato a Roma il 19 marzo 1976 - non ha perso la classe e l'eleganza che lo hanno sempre caratterizzato e reso uno dei giocatori più apprezzati a livello mondiale nel suo ruolo. Ha da sempre dichiarato di essere stato tifoso laziale e per uno come lui non può essere stata che una soddisfazione aver esordito proprio nei biancocelesti in Serie A, dopo aver trascorso gli anni precedenti all'interno delle giovanili laziali. E pensare che Nesta rischiava addirittura di andare a giocare nelle giovanili della Roma, se non si fosse opposto il padre che non volle - tifoso laziale - ed attese un'offerta della controparte che non tardò ad arrivare.

Il suo primo scopritore fu Zdenek Zeman, allora allenatore della Lazio, che vide in lui il talento cristallino del difensore ineccepibile e lo fece esordire in prima squadra nella stagione 1993/1994. Non gli mancava il carisma, poiché fu noto ai tifosi biancocelesti per la prima volta per aver causato un grave infortunio a Gascoigne durante un allenamento. La Lazio di Zeman era piena di grandi talenti, ma Nesta riuscì a ritagliarsi spazi notevoli, fino ad arrivare ad essere titolare innamovibile nel 1995/1996. Fu proprio al termine di quella stagione che fece un vero e proprio tour de force estivo, partecipando all'Europeo Under 21 - vincendolo - , all'Europeo della Nazionale maggiore - uscendo ai gironi- e con poca fortuna anche ai Giochi Olimpici di Atlanta 96. Nesta ebbe il modo di farsi vedere in tutto il mondo, dando sempre l'idea di avere un sicuro avvenire.

Nella stagione 1997/1998 parte il ciclo laziale di Eriksson e Nesta non può che essere una delle colonne portanti di quella Lazio lì. Dopo il primo anno arriva anche il primo trofeo: la Coppa Italia, battendo proprio il Milan in finale e con Sandro che segna il gol decisivo; le coincidenze della vita. I trofei potevano essere due, ma la finale di Coppa UEFA spettava all'Inter di Ronaldo. Tuttavia, Nesta si guadagna l'Oscar del Calcio come miglior giovane italiano ed al termine della stagione Nesta perseguirà una nuova - ma sempre sfortunata - esperienza in Nazionale ai Mondiali di Francia 1998, dove subirà un infortunio ai legamenti che lo terrà fuori anche per molta della stagione seguente. Sarà una stagione altalenante quella del 1998/1999 - come l'intera carriera di Nesta - in cui la Lazio dovrà rinunciare all'ultima giornata allo scudetto, ma ha potuto alzare al cielo tre trofei: Supercoppa Italiana, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea. Sarà la stagione seguente quella più piena di soddisfazioni, ottenendo una sfilza di trofei, tra i quali lo Scudetto, oltre che la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, con la seguente partecipazione - sempre poco fortunosa - di Nesta agli Europei del 2000, dove dopo tutta l'amarezza ha la consolazione di essere inserito nella Formazione Top dell'Europeo e l'Oscar del Calcio come Miglior Difensore - che rivincerà anche nel 2001. Il gruppo allestito da Cragnotti pare dare i suoi frutti, ma la Lazio viene colpita da una grave crisi finanziaria e si devono iniziare a vendere i pezzi pregiati, tra i quali proprio lo stesso Nesta nel 2002.

Il Milan è la prima squadra che si interessa al giocatore, nonstante il blasone del nome che si porta dietro, e decide di fare un investimento importante di circa 60 miliardi di Lire, che aiuteranno le casse laziali. Il difensore andrà a completare uno dei reparti difensivi più forti d'Europa, aggiungendosi a campioni come: Maldini, Costacurta, Stam e Cafù. Dopo aver disputato l'ennesima deludente competizione con la Nazionale - Mondiali di Korea e Giappone nel 2002 - esordisce a Milano dove porterà a casa Champions League, Coppa Italia ed i premi personali dell'Oscar del Calcio per Miglior Difensore della Serie A e l'inserimento nel UEFA Team dell'Anno. La stagione successive preclude ad altri successi passando prima dalla Supercoppa Europea, arrivando infine allo Scudetto ed alla nomina per Top UEFA Team 2004. Mentre nei club Nesta continua a vincere tanto, in Nazionale non riesce ad avere lo stesso successo, ottenendo un'altra prova negativa all'Europeo del 2004. Il destino continua ad incrociare Nesta che vincerà la Supercoppa Italiana contro la Lazio, ma alla fine del 2004/2005 arriverà la delusione più grande, perdendo la finale di Champions League ad Istanbul contro il Liverpool in maniera a dire poco rocambolesca, ed il secondo posto in campionato. Tuttavia, a livello personale arriva il riconoscimento della FIFPro World XI.

Il 2005/2006 è a dir poco la stagione più buia per Nesta, ma - stranamente - arriva una mezza gioia in Nazionale. Gioia perché l'Italia - di cui faceva parte - vince il Mondiale e lui riceve la nomina a Cavaliere Ufficiale OMRI; mezza perché Nesta si infortuna per la terza volta in tre Mondiali, dovendo sempre saltare gli appuntamenti importanti; al termine della competizione Nesta darà l'addio alla Nazionale. Tra l'altro, i disturbi fisici perseguiteranno Nesta per tutta la stagione 2006/2007, dove riuscì a giocare solamente la fase finale, disputando la finale di Champions League ad Atene - contro il nemico Liverpool - vinta dal Milan. La stagione successiva è l'apoteosi del Milan, che dopo aver conquistato il massimo trofeo europeo, vince anche la Supercoppa Europea e il Mondiale per Club; facendo guadagnare a Nesta il suo secondo FIFPro World XI e la presenza nel Top 11 UEFA - dove ha ottenuto in carriera 4 nomine, secondo solamente ad Henry.

Il suo avvio di stagione quest'anno è stato condizionato da un infortunio alla schiena che lo ha colpito durante l'estate. Ancelotti era molto preccupato per le sue condizioni ed ha deciso di escluderlo dalla lista per la Coppa UEFA - almeno fino a genaio. Adesso Nesta pare aver recuperato ed è stato presente stasera nell'undici titolare, dando pure ottimi segnali ed un discreto stato di forma. La sua eccellenza nel calcio è stata riconosciuta pure da Pelé, che lo ha inserito nei FIFA 100. Nesta, probabilmente, è stato uno dei migliori centrali difensivi italiani degli ultimi dieci anni e forse di sempre. Al momento è un giocatore del Milan, ma quando se ne andò dalla Lazio ha devoluto gli arretrati d'ingaggio che doveva ricevere - 2 milioni - in azioni per salvare la società romana. Un giorno potrebbe anche tornare a giocare nella Lazio per finire una gloriosa carriera, ma per ora gioca nel Milan - almeno fino al 2011, scadenza del suo contratto - ed i rossoneri hanno bisogno di lui come il pane.

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