lunedì 29 dicembre 2008

Il Personaggio Della Settimana: Gianfranco Zola

Siccome la Serie A si è bloccata per la sosta - e la rubrica viene dedicata solamente "in positivo" - ho deciso di assegnare questa volta la "riconoscenza" a Gianfranco Zola. Dopo un periodo di tanta discussione, dove è stata messa a repentaglio la panchina di "Magic Box", il West Ham torna a volare con due vittorie consecutive nel giro di tre giorni, un bottino che riporta in zona più sicure gli Hammers che rischiavano di piombare in zona retrocessione. Finalmente, i londinesi, hanno avuto delle prove mature, di carattere, sapendo reagire alla "crisi", soprattutto affidandosi a quei giocatori che possono fare la differenza - Bellamy e Tristàn su tutti - che Zola non vuole vadano via a gennaio per far fronte alle casse in rosso della società. Ma andiamo a vedere più a fondo quale è stato il percorso professionale di Gianfranco Zola.

Il giocatore nasce ad Oliena il 5 luglio del 1966, dove a quattordici anni inizia a muovere i suoi primi passi nel Corrasi Oliena, piccola squadra della cittadina di quasi 8.000 abitanti, di cui il padre è anche presidente per un certo periodo. Lo sbarco nel calcio professionistico avviene nel 1984, nella fila della Nuorese, dove mette in evidenza le sue doti offensive che nel 1986 gli valgono il passaggio alla Sassari Torres, con la quale disputa un campionato di C2 e due di C1, dove, nell'ultimo - con undici reti in 34 partite -, si mise definitivamente in luce. Dopo questi anni di gavetta arriva finalmente la Serie A nelle fila del Napoli del grande Maradona, di cui fu il sostituto. Proprio in quell'anno arrivò anche lo Scudetto - e seguente Supercoppa Italiana - per la squadra partenopea. Dal mito impara moltissimo, tant'è che quando se ne va dal Napoli, gli lascia la maglia numero 10, poiché considera Zola un suo erede. Effettivamente le stagioni di Gianfranco con la maglia azzurra sono esaltanti e giocando accanto a campioni come Careca, Ferrara, Fonseca ed Alemao; tutto diviene più facile. Zola mette in campo tutto il suo talento, giocando un calcio frizzante e molto fantasioso, venendo temuto e rispettato da tutti, soprattutto per i suoi grandissimi calci di punizione che entravano da posizioni stranissime. Nel 1991 vince con il Napoli la Super Coppa italiana ed effettua il suo ingresso nella Nazionale di Arrigo Sacchi, diventandone il titolare. Poi il distacco dal Napoli, che lo vende per motivi di bilancio.

Nel 1993 viene prelevato dal Parma, dove Zola fa subito faville. Nevio Scala gli concede la totale libertà in attacco e lui duetta in maniera splendida con Asprilla - o qualunque altro compagno abbia accanto. Arriva subito il successo in Supercoppa Europea, mentre la finale di Coppa delle Coppe viene persa in finale contro l'Arsenal. L'esperienza al Mondiale di USA nel 1994 non è felice, poiché Zola rimedia un'espulsione - clamorosa - contro la Nigeria che condizionerà le sue presenze nel resto della competizione, poi persa in finale ai rigori contro il Brasile. Memorabile la stagione seguente con la vittoria della Coppa UEFA contro la Juventus, secondo posto in campionato e sconfitta in finale di Coppa Italia sempre contro la Juventus. Mentre tutto sembra andare per il verso giusto, iniziano a complicarsi le cose. L'acquisto di Stoichkov chiude molti spazi a Zola ed il seguente avvicendamento in panchina che vede fuori scala e dentro Ancelotti non favorisce la punta, che avrà sempre meno spazio visti gli acquisti di Enrico Chiesa ed Hernàn Crespo. Dopo l'Europeo - triste - disputato nel 1996, Zola viene acquistato dal Chelsea per 4,6 milioni di sterline.

E' un evento particolare, poiché di rado si erano visti giocatori di questo spessore emigrare dalla Serie A per andare a giocare altrove, soprattutto in Premier che non aveva certo il fascino di ora. Con la squadra britannica infatti, il calciatore disputa due ottimi campionati, vincendo la Coppa d'Inghilterra, la Coppa di Lega Inglese e la Coppa delle Coppe. Se ancora ce ne fosse bisogno, Gianfranco dimostra nuovamente di essere un grande campione, segnando il goal dell'incontro dell'Italia contro l'Inghilterra il 12 febbraio 1997 a Wembley. La mancata convocazione per il Mondiale del 1998 è un colpo duro da digerire per Zola, ma il giocatore tiene duro e continua a fare cose bellissime con il Chelsea. Il giocatore - e l'uomo - è amato dal pubblico dei Blues che lo soprannominano "Magic Box", grazie ai colpi di classe esibiti, quali uno segnato di tacco contro il Norwich nella finale di FA Cup nel 2002 ed anche il suo velocissimo goal contro lo Stoccarda nella finale di Coppa delle Coppe del 1998; entrato in campo al settantesimo minuto di gioco, Zola segna dopo appena 20 secondi il gol che vale la conquista del trofeo. Zola si integra benissimo nei meccanismi di Londra e si trova in maniera divina anche con la società.

Abramovich vorrebbe tenerlo a Stamford Bridge, ma lui non sposa la filosofia del magnate russo e decide di fare un regalo alla sua terra - la Sardegna - trasferendosi al Cagliari nel 2003 - i Blues comunque ritireranno il suo numero 25. Il fantasista riesce a far ottenere ai sardi una preziosa promozione in Serie A e - dopo discussioni sul rinnovo - rimane anche per la seguente in massima serie, dove contribuisce in maniera determinante al raggiungimento della salvezza. Nel 2005 decide di appendere le scarpe al chiodo per dedicarsi alla famiglia, ma presto arriva la proposta dell'amico Casiraghi per guidare l'Italia Under 21 e lui accetta al volo.

La carriera come allenatore è uno stimolo ulteriore per Zola che non può rinunciare al campo da gioco. Tuttavia, dopo una bella qualificazione per le Olimpiadi, le speranze di guadagnare una medaglia vanno scemando nella deludente partita persa contro il Belgio per 3-2. Zola non è contento del risultato e mancano gli stimoli per continuare ad allenare la U21, così, appena arriva la chiamata del West Ham, lui si trasferisce di nuovo a Londra - ma mai viene riferito come un traditore. Zola, che il calcio inglese lo conosce bene, sa che è diverso che allenare in Italia, ma la sfida è di quelle importanti. Dopo un avvio più convincente, il West Ham ha vissuto una flessione, ma ora si stanno riprendendo, grazie anche alla saggia guida di quel folletto di 1 metro e 68 che ha fatto impazzire il mondo con le sue giocate.



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2 commenti:

  1. Dai, meglio dei risultati precedenti di sicuro...vediamo se continua su questa strada...anche in FA Cup ha vinto bene oggi!

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