venerdì 10 ottobre 2008

Amarcord, Ci Siamo Stati Anche Noi: Dario Hubner

Mi pare giusto dedicare un capitolo di questa sezione al grande Dario "Tatanka" Hubner, poiché questo uomo - oltre che calciatore - rappresenta la vera e propria essenza di chi ha praticato uno sport per passione più che per lucro. "Il Bisonte" - così lo chiamano - continua a giocare e non ci pensa proprio di tirarsi indietro, anzi, vorrebbe giocare a fianco del proprio figlio. Quando si pensa ai goleador italiani, non ci viene mai di pensare a questo ragazzone nato a Muggia, in provincia di Trieste, il 28 aprile 1967, anzi, ce lo dimentichiamo pure. Eppure questo signore ha fatto 74 gol in Serie A in cinque stagioni; tra l'altro arrivando nel calcio che conta a 30 anni!

Se ripercorriamo la storia di Hubner, non possiamo che rimanere impressionati da quanto questo giocatore si sia impegnato con continua dedizione per arrivare un giorno a calcare i palcoscenici più importanti d'Italia. Come accade a molti - a parte i più fortunati - inizia dai livelli più bassi, più precisamente dal Pievigina, una squadretta dell'Interregionale. E' ovvio che come pubblicità non è il massimo, ma già c'erano le doti da goleador, accompagnate da una grande capacità agonistica ed uno stile di corsa goffo ma efficace che gli valsero il soprannome di "bisonte". Nei primi anni di carriera i gol non sono moltissimi, Hubner lavora come pizzaiolo oltre che fare il calciatore, ma non molla lo sport manco per idea e si presenta ogni giorno puntualmente agli allenamenti pur di scendere in campo la domenica.

Per svariati anni - due al Pergocrema e tre al Fano - Dario milita nelle serie C2 e C1, facendo dei lenti progressi e venendo notato da qualche squadra di Serie B. I romagnoli del Cesena stanno cercando un bomber a cui affidare il proprio attacco per cercare di cavalcare la classifica e tornare il prima possibile in Serie A. Benché per Hubner la squadra bianconera rappresenti un ottimo trampolino di lancio - che lo proietterà, finalmente, nel calcio che conta - il matrimonio che dura per cinque stagioni non riesce ad ottenere il risultato sperato. Anzi, nella stagione 1996/1997 il Cesena retrocede in Serie C1, nonostante le 15 reti di Hubner. Il bomber di Muggia è sempre andato in doppia cifra da quando è approdato in Serie B per la prima volta nella stagione 1992/1993 - anche l'anno prima a Fano - ed ha attirato l'attenzione di qualche club di A. Dario sa che questa potrebbe essere l'ultima possibilità di approdare nella massima serie e nonostante i campionati disputati in bianconero - in 5 stagioni 166 presenze e 77 reti con un titolo da capocannoniere nel 1995/1996 - accetta l'offerta del Brescia di Corioni.

L'approdo di Hubner in Serie A avviene quindi quando il giocatore ha 30 anni. Uno penserebbe ad un attaccante ormai quasi finito, invece all'esordio in questa categoria, il Bisonte decide di mettere in mostra tutte le sue doti e con la potenza fisica e corsa - che ora è diventata più fluida e scattante - mette a segno ben 16 gol in 30 presenze. I tifosi del Brescia, però, non possono gioire troppo per il loro nuovo bomber, poiché a fine stagione arriva la retrocessione in Serie B. Hubner proprio non ci sta, aveva sudato tanto per ottenere quel traguardo e nonostante molte offerte da club importanti, decide di rimanere con i biancoazzurri per tentare la risalita; a lui le sfide in cui si deve "arrivare" sono sempre piaciute. Sono memorabili le scene ritratte dai giornali che lo vedono fumare in panchina durante le partite, ovviamente di nascosto; ma come faceva uno così ad avere questi vizi? Eppure Dario stupì sempre di più e con i suoi gol riportò il Brescia in Serie A due stagioni dopo. Nel 2000/2001, Hubner registrerà la sua stagione più memorabile. Faceva parte di quel Brescia delle meraviglie, che vedeva davanti la coppia formata da lui e Baggio; poteva esserci coronamento migliore per il sogno di un giocatore che ha sudato così tanto, che avere la possibilità di segnare su un assist del "divin codino"? I due faranno faville assieme e Hubner riuscirà a segnare per 17 volte, aiutando le rondinelle a conquistare il settimo posto in Serie A e la qualifica per l'Intertoto.

Il Bisonte ha raggiunto la soglia dei 34 anni e tutti pensano ad un possibile ritiro, oppure ad un declassamento di serie. Il Brescia decide di cederlo per monetizzare il più possibile, ma invece che una squadretta di B - o meno - arriva il Piacenza "tutto italiano" (metto tra virgolette perchè nel 2001/2002 arrivarono pure qui i primi stranieri, un certo Amaurì ed un certo Matuzalem, entrambi dal Napoli) ad accoglierlo a braccia aperte. Qui Darione spende 2 anni splendidi, ed a 34 anni suonati - nel primo anno -, con 24 reti, si guadagna il trofeo di capocannoniere della Serie A - una bella soddisfazione per lui, anche se a pari con Trezeguet. Il secondo anno, Hubner segna sempre tanto, ma gli emiliani retrocedono inevitabilmente in Serie B.

Stavolta Hubner non vuole mollare la massima serie e tenta l'avventura con l'Ancona, ma finisce male e nella finestra di mercato di gennaio se ne va al Perugia, ma le cose non andarono tanto meglio. All'età di 36 anni, il Bisonte decise di andare per altre praterie ad offrire i suoi servizi, quindi arrivò il trasferimento all'ambizioso Mantova in C1. Nonostante l'età si facesse sentire, i sette gol di Hubner furono un apporto necessario per riportare la società del giovane presidente Lori in Serie B dopo tanti anni. Purtroppo non gli venne rinnovata la fiducia - inspiegabilmente - - ed a questo punto Dario sente che è arrivato il momento di tornare nell'anonimato, frequentando i campionati di Serie D per due stagioni, nelle file di Chiari e Rodengo Saiano. Lui si diverte, ma a 40 anni è dura trovare chi ti offre un contratto, a meno che uno non torni alle proprie origini. Per Hubner è andata proprio così, e dal 2006/2007 milita nelle file dell'Orsa Corte Franca, una squadra di Eccellenza del suo paese adottivo (Crema).

Non è stato tutto facile nelle ultime due stagioni, poiché all'arrivo in Eccellenza, venne aperto un vero e proprio caso su Hubner da parte della Lega Nazionale Dilettanti. Il giocatore era accusato di aver firmato un contratto di lavoro professionistico con l'Orsa Corte Franca - con stipendio e bonus - e gli venne inflitta una squalifica da scontare in un anno, poiché nessun giocatore dilettante può firmare contratti professionistici con squadre dilettanti. Hubner era amareggiato dalla decisione e sosteneva che essa fosse una vera e propria ingiustizia, sostenendo che l'accordo era solamente per retribuire le spese di viaggio che il giocatore avrebbe dovuto compiere per arrivare agli allenamenti. Fatto sta che demordere non fa parte del dizionario di Hubner, ed il Bisonte non ci pensa nemmeno ad appendere le scarpe al chiodo.

Magari il dinamismo non è più quello e nemmeno la corsa, ma Tatanka riesce ancora a dire la sua tra i ragazzi dell'Eccellenza. Uno che - nei campionati professionistici - è andato in doppia cifra per ben dodici anni di fila, vuol dire che il suo lavoro lo sa fare, e bene. Probabilmente, fosse andato in una grande, avrebbe fatto la differenza comunque e poteva pure avere la gioia di indossare la maglia azzurra. Ma forse, per Hubner, la felicità è stata di sapere che le sue motivazioni, in un mondo pieno di ingiustizie e storie controverse, sono state ripagate ed ha potuto giocare sui campi più importanti d'Italia, accanto a gente come Roby Baggio. Il sorriso non è mutato, come il vizietto di fumarsi qualche sigaretta qua e là ed il bicchiere di grappa dopo i pasti, ma la vera felicità per Hubner sarebbe di riuscire a giocare accanto al proprio figlio, ma ci vorrebbero almeno altri otto anni. Mai dire mai con il Bisonte.

Ecco una mini-clip dedicata a questo straordinario giocatore che non ci possiamo permettere di scordare:



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