venerdì 17 ottobre 2008

Amarcord, Ci Siamo Stati Anche Noi: Vladimir Jugović

Di giocatori venuti dall'est Europa in Italia, non tutti hanno sfondato, ma molti hanno lasciato un ottimo segno, ed alcuni hanno avuto pure un discreto - se non netto - successo. Farlo, però, con più maglie, ha un sapore ed un'importanza del tutto diverso. In questo senso, Vladimir Jugović, è stato forse uno dei migliori calciatori slavi che si sono visti nel campionato italiano. Ha militato in 4 formazioni diverse in Serie A e con tutte ha convinto i tifosi ad apprezzarlo per le sue ottime doti tattiche e per la sua generosità.

Crescere in Yugoslavia durante un periodo difficile come quello recente, non deve essere facile per un ragazzo che vuole sfondare nel difficile mondo del calcio. C'è molta competizione in questo campo, poiché si punta a cercare soluzioni per emigrare dal Paese e cercare successo altrove e lo sport è uno dei mezzi più efficaci per realizzare il tutto in tempi brevi. Jugović nasce il 30 agosto 1969 in un villaggio di nome Milutinovac, nelle vicinanze di Trstenik, e milita in una piccola squadra del proprio paese. Per fortuna sua, viene visto dopo breve da degli osservatori della Stella Rossa che lo prelevano e decidono di crescerlo nelle proprie giovanili. Tuttavia, nonostante venga messo a giocare con i giocatori più grandi e debutti in prima squadra a 16 anni, Jugović viene chiamato a fare il militare a 18 anni e torna un anno dopo a Belgrado, dove però trova un allenatore che non lo considera quasi per niente. Decide, quindi, di chiedere di essere ceduto per una stagione in prestito ad una squadra molto meno ambiziosa, il Rad Belgrado. Il centrocampista esalta le sue qualità e viene subito richiamato a giocare per la Stella Rossa dopo appena sei mesi, giusto in tempo per fare parte della squadra che si aggiudica la Coppa Campioni del 1990/1991, aggiudicatasi ai rigori contro l'Olimpique di Marsiglia, ed il Campionato Yugoslavo. Oltre a Jugović, in quella Stella Rossa c'erano talenti del calibro di Mihajlovic, Savicevic, Prosinecki e la meteora per eccellenza: Darko Pancev. La consacrazione avviene nella stagione 1991/1992 in cui la Stella Rossa conquista la Supercoppa Intercontinentale, grazie anche alla doppietta di Jugović contro il Colo Colo, e poi a fine stagione otterrà anche il secondo Scudetto Yugoslavo di fila.

I migliori talenti di quella squadra sono destinati a migrare verso il calcio più blasonato, ed infatti sia Mihajlovic che Jugović approdano entrambe in Italia, rispettivamente alla Roma ed alla Sampdoria. Il suo scopritore e connazionale, Boskov, siede sulla panchina della Samp e richiede il suo acquisto, convincendo la società a comprare il centrocampista che in due stagioni aveva raccolto 76 presenze e 18 gol, che per un centrocampista voleva dire grande continuità di rendimento. Purtroppo, Boskov venne esonerato ed al suo posto arrivò Eriksson, che però apprezzava il giocatore slavo e ne fece il perno del suo centrocampo. Tuttavia, la squadra di Genova aveva appena concluso un ciclo vincente, ed in blucerchiato arrivano poche soddisfazioni a livello di trofei - solamente la Coppa Italia 1993/1994 - mentre al livello personale per Jugović arriva la conferma di potersela giocare in uno dei campionati più ardui del mondo. Durante il terzo, ed ultimo, anno di Jugović alla Sampdoria, ritrova il vecchio amico e compagno alla Stella Rossa, Mihajlovic. I due creano una bella accoppiata, ma a fine stagione Vladimir verrà comprato dalla Juventus.

Benché la Samp non fosse una "squadretta", andare a giocare nella Juve significava il definitivo salto di qualità per Jugović, che ora ha 26 anni e dovrebbe raggiungere la maturità completa. In panchina siede Lippi - non uno qualsiasi - ed a Vladimir viene subito spiegato che qui bisogna vincere, ed il giocatore comprende subito ed apre con la dichiarazione di voler puntare a vincere sia Scudetto che Coppa Campioni. Intanto, arriva subito la Supercoppa Italiana ed a fine stagione, manco ad essere profetico, arriva pure il trofeo europeo. I tifosi bianconeri intravedono in Jugović un grimaldello essenziale per il centrocampo della Juventus, avendo grandi doti sia in interdizione, che conclusive, poiché riesce spesso a sbloccare situazioni di stallo con dei bolidi da lontano imparabili. E' stato decisivo per proclamare la Juventus campione d'Europa nella sfida a rigori contro l'Ajax, segnando il quarto - ma ultimo necessario - rigore per la squadra di Lippi. Ma questa stagione è solamente un preludio per la prossima, nella quale Jugo - con prestazioni sopra alle righe - porta i suoi alla conquista dell'Intercontinentale e della Supercoppa UEFA, senza contare poi lo Scudetto conquistato a fine stagione, durante la quale Jugović segna ben 6 reti, due delle quali in quel magico 6-1 inflitto a S.Siro al Milan.

Purtroppo, a volte, non basta solamente la grande continuità e le ottime prestazioni per rimanere in un club di vertice ed alla Juventus decidono di sostituire Jugović con Edgar Davids, giovane leone olandese. Con molto malumore il centrocampista slavo viene ceduto alla Lazio che sta cercando di aprire un ciclo vincente. Sulla panchina Jugović ritrova il suo vecchio estimatore, Eriksson, che gli concede nuovamente le chiavi del suo centrocampo. Accanto a lui ci sono un giovane Pavel Nedved e Matias Almeyda. Le premesse per fare qualcosa di buono ci sono, ma la squadra perde malamente contro l'Inter in finale di Coppa UEFA e si consola vincendo la Coppa Italia. Dura solamente una stagione la parentesi di Jugović a Roma, che poi decide di trasferirsi in Spagna, precisamente all'Atletico Madrid. Prima, però Vladimir prende parte alla spedizione per il Mondiale di Francia 1998, in cui la Yugoslavia passa il girone eliminatorio, ma deve cedere il passo all'Olanda nei sedicesimi di finale. Il trasferimento spagnolo non è dei più felici e dopo un'annata nelle file dell'Atletico decide di fare ritorno in Italia, sponda Milano, all'Inter.

Guarda caso a richiamarlo nel belpaese è proprio Marcello Lippi, altro suo vecchio estimatore, che nel frattempo si era accomodato sulla panchina interista. La rosa era stata costruita - come sempre - per puntare in alto, ma viene ottenuto un magro quarto posto e la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio - destini che continuano ad incrociarsi. Lippi non soddisfa a pieno nemmeno nel prossimo avvio di stagione e dopo le famose dichiarazioni secondo cui i giocatori neroazzurri andrebber "appesi nello spogliatoio e presi a pedate nel culo", venne esonerato ed al suo posto subentrò Marco Tardelli, il quale, però, non vedeva di buon occhio lo slavo, che finì presto per occupare un posto quasi fisso in panchina, chiedendo la cessione a fine stagione. Da ricordare che tra la prima e la seconda stagione nell'Inter, Jugo prese parte ad Euro 2000, dove - come nel '98 - la Yugoslavia passò il girone ma perse nella fase successiva dall'Olanda, questa volta con un pesante 6-1.

Per Jugović si tratta della fine della carriera, poiché a 32 anni non poteva certo più ricoprire con tale eccellenza il suo ruolo di fulcro del centrocampo, quindi decide di monetizzare le ultime stagioni a buon livello, trasferendosi prima al Monaco, poi in Austria all'Admira Wacker ed infine in Germania all'Ahen, dove ha concluso la propria carriera. Però, negli ultimi anni, non era più lo Jugović degli anni '90 - età permettendo - cioè quel giocatore che sapeva creare un equilibrio fatale nel gioco, sapendolo impostare, spezzare e concludere. E' stato un raro caso di un centrocampista globale, completo in ogni suo aspetto e pure di una certa disciplina e continuità, anche se alle volte veniva penalizzato per un temperamento focoso. I ricordi che si possono avere di lui sono solamente ottimi, ed i suoi anni passati in Italia sono stati tutti pienissimi. Al momento non è coinvolto nel mondo del calcio, ma siamo sicuri che prima o poi sentiremo riparlare di questo centrocampista che con i suoi bolidi ha traforato molte reti a giro per l'Italia e non solo.

Per chi non ha il cuore da milanista "debole" qui c'è il video della lezione di calcio impartita da Lippi a Sacchi in quel 6-1 per la Juventus a San Siro. Di Jugovic il primo ed il terzo sigillo:



Articoli Correlati



2 commenti: