lunedì 6 ottobre 2008

Che Serie A Abbiamo Di Fronte?

Bisogna iniziare a porsi questa domanda, perché la classifica vista oggi non si mostra da molti anni. Il predominio delle grandi non ha - per lo meno per ora - preso il sopravvento, anzi sono le rivelazioni - ormai note - che stanno imponendo il loro gioco. Ma cosa è successo per mutare il nostro campionato? Ci sono dei fattori che sicuramente vanno presi in considerazione ed analizzati in modo da poter trarre delle conclusioni logiche per il problema. Non che l'effetto sia una cosa negativa - anzi, ha contribuito nel rendere il campionato più avvincente -, più che altro è una cosa sorprendente. Che esistano delle dinastie che stanno terminando? Se guardiamo gli sport americani - soprattutto NBA e NFL - vediamo che ci sono delle squadre che hanno dominato i campionati anche per decadi, per poi sparire e finire a fare campionati anonimi. L'esempio più eclatante sarebbe quello dei Chicago Bulls, che dopo il periodo dei vari Jordan, Pippen, Kukoc e Rodman non ha più raggiunto quei livelli. Ma come fanno certi colossi a non rinnovare la propria rosa in maniera da rimanere sempre competitivi?

Nel calcio i cicli sono molto più brevi, anche annuali, ma alcune squadre sono da anni ai vertici delle classifiche, serbo qualche stop fortuito, ma a tutti capita di inciampare ed incappare nella stagione sbagliata. Su di tutti sappiamo di Inter, Juventus e Milan; le tre strisciate hanno sempre fatto le capofila per le altre squadre ormai da decine di anni a questa parte. Sono rari i casi in cui non si trovano tra le prime 5-6 posizioni, ma è capitato pure a loro. E' inutile sostenere che tutto sia stato in mano ad azioni come "Calciopoli", altrimenti sarebbe veramente triste il mondo del calcio; certo, negli ultimi anni - come a volte in passato - c'è stata una certa pressione da parte dei vertici delle squadre più importanti, ma altrimenti non ci sarebbe stato spazio per lo scudetto di un club come il Cagliari di Riva. Ma in Italia, si sa, chi comanda davvero non sono le società, ma i tifosi. Se abitui il proprio sostenitore al successo, è ovvio che questo poi richiederà sempre di più dai giocatori e dalla società. Alcuni club saranno portati a fare degli sforzi enormi per rimanere ai vertici, invece di godersi la fama del momento per poi tornare con i piedi per terra.

E' proprio quello che accade ai tifosi della Roma, quando vedono la squadra iniziare la stagione in maniera così storta. Negli ultimi anni i capitolini sono stati interpreti di rimonte da favola e di un gioco sfavillante, che dal 2001 li ha fatti rimanere quasi sempre nelle prime 4 posizioni. Questa stagione, però, il giocattolo pare essersi rotto e la squadra non sta più rendendo al meglio. Come solito fare, le colpe vengono riversate in gran parte sul tecnico della squadra - che in molti casi è il capro espiatorio - ma a volte si tende a generalizzare la situazione. Quante volte le società hanno provato un cambio di tecnico a stagione avviata, ma si è rivelato essere un elemento in grado di traghettare la squadra fino a fine stagione, per poi essere scaricato? Al momento alla Roma c'è un miscuglio di cose che non rendono facile la gestione dell'ambiente. La colpa più grande - a mio avviso - va attribuita alla società. Che la Roma sia in rosso, lo sanno anche i tifosi, ma cedere Mancini per prendere Ménez - quasi a pari prezzo - per ora non ha reso i frutti necessari. Forse ha bisogno di tempo, ma può anche darsi che ci fossero degli investimenti meno onerosi e più adatti molto più vicini a casa. La mancanza del leader è quello che spesso chiude un ciclo e per quanto De Rossi ed Aquilani promettano bene, sostituire Totti in campo è impossibile. Tutto ciò porterebbe ad un cambiamento di modulo per potersi adattare alla situazione, ma l'allenatore si impunta con le proprie idee ed i giocatori si demoralizzano nel continuare a subire brutte figure e perdono di fiducia nel proprio allenatore. Senza un leader in campo o in panchina, la squadra romana è destinata ad incappare nella famosa stagione "no", l'importante è sapersi rialzare.

In parte questi sono anche i problemi della Juventus, poiché sono anni che la società bianconera non ha iniziato così male il proprio avvio alla conquista del tricolore. Eppure in panchina c'è un allenatore competente, del quale i giocatori si fidano anche se i giornali dicono il contrario. La politica dei giovani sarebbe pure corretta, ma al contrario di tante Juve precedenti, mancano gli investimenti. La cosa è strana, perché la proprietà i soldi da spendere li ha, poiché ne ha spesi - anche a vanvera. I pronostici parlavano di una squadra che doveva competere per lo scudetto, ma si trova a combattere con dei problemi di identità non indifferenti. Eppure qui i leader ci sono, anche svariati e motivati, come i giovani da lanciare, ma sono i nuovi arrivi quelli che rendono di meno. La società bianconera ha sempre saputo investire quando volevano i risultati. Dopo un settimo posto e due secondi, la dirigenza juventina - per la stagione 2001-2001 - pensano di vendere il proprio gioiello - Zinedine Zidane - per portare a Torino Buffon, Nedved e Thuram: risultato è la vittoria dello scudetto. A volte bisogna saper osare quando sei a capo di queste grandi società e non andare per il sottile. Trezeguet di gol a Torino ne ha segnati una valanga - letteralmente - ma se il Barcellona avesse veramente offerto 30 milioni di Euro - ma anche fossero 20 - in estate, ci si poteva pensare a cedere il bomber francese per comprare una punta a meno che potesse rendere in maniera adeguata - che so io, Milito? Per ora, degli arrivi dal mercato estivo, solo Amaurì ha graffiato in due apparizioni, ma anche il brasiliano non pare lo stesso di Palermo. Per il resto - Poulsen, Knezevic, Mellberg - non è che abbiano entusiasmato moltissimo; a questo punto era meglio tenere Stendardo, Nocerino e Palladino. Mentre a Roma il problema è collettivo, qui il problema è dirigenziale. Probabilmente mandare via Tardelli dopo la promozione in A non fu una grande mossa, poiché è grazie a lui che molte delle stelle sono rimaste a dimostrare qualcosa per la società ed i tifosi. C'è da virare rotta in fretta se non si vuole pagare dazio, ma i primi a perderci la testa non saranno certo Secco o Blanc, ma qualche martire innocente.

Lasciando perdere il discorso relativo al Milan - anche se la società aveva posto l'obbiettivo del tricolore - perchè la società è stata sempre protagonista e titolata a livello internazionale ed escludendo da discorso l'Inter, macchina vincente troppo spesso criticata, quello che sorprende davvero è la varietà di società da "metà classifica" che hanno lavorato seriamente su dei progetti che portano avanti. La prima della calsse - lo sappiamo - è la Fiorentina, che con i nuovi padroni ha trovato la necessaria tranquillità e competenza per poter lavorare sereni. La squadra viola difficilmente sbaglia qualcosa, benchè i tifosi criticano sempre l'operato, anche perchè i risultati sono sempre andati a crescere e mai in regresso. Forse è stato fatto qualche investimento che conveniva fare in altre posizioni del campo, ma i tifosi fiorentini possono stare tranquilli perchè il loro momento sta arrivando. Chi sorprende le persone meno intenditrici sono società come l'Udinese. I friulani sono gli unici ad avere un progetto articolato e portato avanti come quello dei Della Valle. Pozzo, in totale silenzio, è riuscito a mantenere alla base tutti i talenti che ha cresciuto negli ultimi anni, svezzandoli lentamente e credendo nelle loro potenzialità. Ogni anno ad Udine arrivano 2-3 elementi destinati a fare carriera, ma mentre prima venivano venduti, oggi vengono curati minuziosamente per farli esplodere nel club in cui crescono. Realizzando sempre delle ottime plusvalenze pur mantenendo gli elementi fondamentali e pescando tra i migliori giovani del panorama mondiale, il patron dell'Udinese ha finalmente legittimato quello che si merita la società, cioè di trovarsi ai vertici. Se, rispetto all'anno scorso, trova pure la continuità, allora potrà veramente essere una sorpresa piacevole.

Tante società avranno i loro momenti di gloria, come Genoa, Napoli e Sampdoria, ma non vedo in loro la stessa solidità che si nota in quelle appena elencate. Certo, chi ha la possibilità di sfondare - se rimane con i piedi per terra - è la Lazio di Lotito. La rosa è stata rivoluzionata, ma finalmente si rivede un gioco ordinato e sensato che potrà portare la squadra allenata da Delio Rossi ai vertici della classifica. L'importante è che i giocatori possano mantenere la forma per tutto l'anno, dovenndo pensare solo a questo come impegni principale, considerando che ci sarà la possibilità di operare durante la finestra di mercato invernale.

Inoltre, sono sempre più le squadre che si tengono stretti i propri gioielli perchè vogliono tentare di diventare "big", oppure li vendono a prezzo d'oro per rifarci una squadra più competitiva. Non è facile per le grandi della Serie A adeguarsi a questi trattamenti, ed a volte sono costrette a comprare quello che offre il mercato, mentre prima bastava bussare con i soldi che si spalancavano tutte le porte. Bisogna, quindi, cercare di capire se le società che stanno attraversando questo periodo grigio hanno effettivamente finito un ciclo o se c'è un baco da poter sanare. Nella seconda ipotesi, meglio trovarlo presto; prevenire è meglio che curare.


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