mercoledì 22 ottobre 2008

Il personaggio della Settimana: Marco Di Vaio

Verrebbe da darlo nuovamente ad Ibrahimovic - ma è già stato assegnato - oppure a Ronaldinho - per lui c'è tempo - ma il ragazzo che merita la rubrica questa settimana è quello che ha salvato il Bologna da un'altra figuraccia e pure il proprio allenatore. Marco Di Vaio è un veterano della Serie A e l'attaccante per quest'anno ha provato a rilanciare nuovamente la propria carriera, stavolta nelle fila del Bologna. Non è una prima punta, ma sa fare reparto da solo, perché è dotato di molta abilità tattica che gli consente di andarsi a cercare palloni utili nel caso che non gli arrivino dai compagni. Le sue caratteristiche principali sono lo scatto nel breve e l'imprevediblità, che gli hanno permesso di fare gol da cineteca come quello contro il Milan nelle file della Juventus.Una carriera di alti e bassi quella di questo ragazzo che nel cuore ha la Lazio, ma che nella capitale è rimasto solamente da ragazzino.

Romano di nascita (15 Luglio 1976) - e tifoso laziale di seguito - Di Vaio cresce nelle giovanili biancocelesti, per poi esordire in prima squadra giovanissimo nel 1993 - a 17 anni. Assieme a lui c'erano tanti giovani pronti per essere lanciato dal tecnico che più predilige la classe dei "fanciulli" - cioé Zdenek Zeman. Assieme a Nesta, rappresentano quello che di meglio ha da offrire il vivaio laziale e - come il compagno - trova abbastanza spazio all'interno della squadra. Indosserà la casacca della sua squadra del cuore fino a metà del 1995, anno in cui Marco passa al Verona, poiché con davanti Signori, Rambaudi, Casiraghi e Boksic gli spazi erano decisamente più ristretti. Tuttavia, la sua permanenza in riva all'Adige dura appena sei mesi e seguentemente verrà ceduto al Bari, dove militerà per la stagione seguente. Questi anni di Serie B sono serviti a Di Vaio per maturare e farsi le ossa, un passaggio quasi necessario per chi vuole sfondare nel calcio che conta e non ha avuto particolari fortune.

Dopo l'esperienza pugliese, Di Vaio viene acquistato dalla Salernitana, la quale ha costruito un gruppo ambizioso che mira a passare di categoria e punta sui gol del bomber romano per guadagnarsi la seconda promozione in Serie A. La squadra ha parecchi talenti - Di Vaio ed i fratelli Tedesco su tutti - ed i 21 gol - che valgono il titolo di capocannoniere di B - siglati da Marco, fanno sì che l'obbiettivo venga centrato. L'anno seguente non offre le stesse soddisfazioni, ma a Salerno c'è un pozzo d'oro dal quale pescare - Gattuso, Tosto, Di Michele, Di Vaio, i due Tedesco, Bernardini, Marco Rossi, Fusco, Fresi, Ametrano, Vannucchi per nominarne alcuni. Purtroppo, la squadra campana retrocede, ma Di Vaio riesce a rimanere in A grazie alle buone prestazioni ed a meritarsi l'ingaggio da parte del Parma.

L'attaccante arriva nel momento d'oro dei gialloblù. Sulla panchina siede il - praticamente - esordiente Alberto Malesani, che in rosa dispone di giocatori che diverranno campioni internazionali. All'arrivo viene vinta subito la Supercoppa Italiana 1999, che diventa il primo trofeo in bacheca per Di Vaio. Il Parma arriva a pari merito con l'Inter per il quarto - ed ultimo - posto disponibile per giocarsi la Champions League, ma perde allo spareggio, dovendo accontentarsi dell'UEFA. Purtroppo Malesani salta e ci sarà un trambusto tra Sacchi ed Ulivieri, ma la squadra è tonica ed ottiene un ottimo quarto posto. La stagione seguente, però, ha più bassi che alti, ed Ulivieri viene sacrificato per fare spazio al traghettatore Carmignani, il quale raccatta il Parma in una situazione difficile e con un Di Vaio in più, riesce a raggiungere il decimo posto e la vittoria della Coppa Italia. Questa è l'annata della consacrazione di Marco che si piazzerà come secondo nella classifica capocannonieri, avendo messo a segno ben 20 reti.

Le sue medie tra Salernitana e Parma sono buone, su 150 partite disputate il bomber dimostra di essere di razza, avendo messo a segno ben 74 reti, ed a 26 anni è l'ora di aspettarsi una grande chiamata. L'ideale sarebbe la Lazio, ma chi si aggiudica il giocatore è la Juventus di Marcello Lippi. Di Vaio porta fortuna a chi disputa la Supercoppa e riesce ad aggiudicarsi l'edizione 2002 appena sbarcato, poiché venne acquistato l'ultimo giorno del mercato. L'annata si concluderà con la vittoria del tricolore, ma Di Vaio non riesce a giocare con continuità. Arriva pure la seconda Supercoppa Italiana di fila, ma anche nella stagione seguente Marco trova poco spazio e decide che la concorrenza là davanti è troppa per lui, visto che vorrebbe giocare di più. La società bianconera ha sempre accontentato gli scontenti e Di Vaio è il primo degli italiani - e forse quello con più successo - che approdano all'ambizioso Valencia; tutto questo dopo aver partecipato alla deludente edizione di Euro 2004.

La punta non si smentisce mai, così il Valencia conquista la Supercoppa UEFA, poi nel primo anno di Liga Marco gioca bene e marca per 11 volte il tabellino. Tuttavia, nonostante le sue ottime prestazioni, l'anno seguente approdano a Valencia due attaccanti di prima classe: Kluivert e Villa, facendo tornare a Di Vaio il tormento di doversi ritagliare degli spazi. Il disagio del giocatore viene compreso dalla società, che nel mercato invernale lo cede in prestito con diritto di riscatto ai francesi del Monaco. Continua, quindi, l'esperienza all'estero di Di Vaio, stavolta nella Ligue 1 e le sue prestazioni convinceranno i monegaschi a comprarne il tesserino. Marco passerà altri sei mesi nel principato, ma poi gli viene offerto un contratto a Genova, sponda grifone, che lui non può rifiutare.

Preziosi ha bisogno dei suoi gol per risalire la china e tornare in Serie A e Di Vaio risponde presente con 9 gol in 21 partite, firmando la promozione genoana. La squadra rossoblù pare essere la seconda vita italiana per Marco che viene apprezzato dai tifosi e dalla società, ma qualcosa si rompe dopo l'anno deludente in Serie A. Gasperini non punta più su di lui, ed a 32 anni Di Vaio di giocarsi ancora un possibilità tra le fila di un'altra squadra rossoblù; si tratta del Bologna. Al Dall'Ara tutto il peso dell'attacco è riposto sulle sue spalle, ma dopo il botto di San Siro - assieme a tutta la squadra - ha una netta flessione e si pensa possa essere una scommessa persa. Poi, come ci ha abituati negli anni, tira fuori due "conigli" dal cilindro e trascina il "suo" Bologna alla vittoria inaspettata contro la "sua" Lazio. Adesso la favola può continuare.

Ve lo metto anche se è scontato:


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