giovedì 16 ottobre 2008

Le Meteore del Calcio Italiano: Ciriaco Sforza

Di questo ragazzo svizzero - di chiare origini italiane - ci ricorderemo più che le prestazioni a San Siro, la scena del film "Tre Uomini ed una Gamba" del trio Aldo, Giovanni e Giacomo, dove in una scena all'ospedale Giovanni dice ad Aldo prima di andare a letto "Ma si può andare a letto con la maglia di Sforza?", ed Aldo risopnde "Eh, quella di Ronaldo era finita". Tuttavia, fuori dall'Italia, la carriera di questo "play maker" non è stata poi tanto malvagia, ma la sua esperienza calcistica in Serie A è del tutto da dimenticare, rendendolo compatibile per il ruolo di meteora.

Nasce a Wohlen, in Svizzera, il 2 marzo del 1970, ed inizia proprio nelle giovanili della sua cittadina la strada della sua carriera da calciatore professionista. Il suo primo club professionistico è l'Aarau, con il quale disputerà una stagione, per poi essere prelevato dal più blasonato Grashoppers, che rappresenterà il trampolino di lancio per la carriera di Sforza. Nella squadra svizzera, nel corso delle tre stagioni lì trascorse, riesce a vincere il campionato ed ad aggiudicarsi il premio per Miglio Giocatore Svizzero dell'Anno nel 1993. Questa notifica gli fornisce una certa fama e gli osservatori del Kaiserslautern mettono gli occhi sul giovane centrocampista, confidando che possa diventare il faro del centrocampo dei tedeschi per le prossime stagioni a venire.

Ciriaco si trasferisce, quindi, in Germania, dove viene accolto benissimo e l'impatto nel campionato non è da meno, tanto da valergli la convocazione nel 1994 da parte del tecnico della Svizzera - Roy Hodgson - per disputare i Mondiali in USA, in cui la Svizzera passa fortunosamente il turno, ma viene travolta nel turno successivo dalla Spagna. L'eccellenza con cui Sforza ricopre il proprio ruolo viene riconosciuta a livello europeo, ed il Bayern Monaco decide di acquisirne le prestazioni sportive. Il Bayern è un'altra realtà rispetto alle squadre cittadine in cui Sforza ha militato fino ad ora, ed a volte le pressioni sono pure eccessive. Purtroppo, il Bayern perde per due stagioni di fila lo scudetto e sono più le voci di gossip attorno al club che quelle che concernono vittorie, anche se la squadra bavarese - Ciriaco incluso - ha vinto la Coppa UEFA nel 1996. Sforza partecipa al seguente Europeo del 1996 in Inghilterra, rappresentando uno dei giocatori simbolo della Svizzera, ma la squadra non ha speranze di uscire dal girone di ferro in cui si trova.

Nonostante i vari elogi ottenuti, l'ambientamento di Sforza al Bayern non è dei migliori, ed il giocatore chiede il transfer. La prima squadra a mettersi in fila è l'Inter, allenata proprio dal vecchio c.t. della Svizzera, Roy Hodgson. Il tecnico inglese lo vuole a tutti i costi e Moratti lo accontento, portando Ciriaco alla Scala del calcio per 5 miliardi di Lire ed un contratto triennale a 600 milioni a stagione. Ci sono grandi aspettative attorno al giocatore, vista la pubblicità che gli viene fatta dall'allenatore, ma la stagione sarà tutt'altro che idilliaca. Il giocatore era stato chiamato per mettere ordine e dare geometrie a centrocampo, mentre il più delle volte si trova al di fuori dal gioco e piuttosto impacciato, tanto da finire in panchina ed usato ad intermittenza pure dal suo allenatore "amico". Le origini italiane non hanno aiutato Sforza ad ambientarsi nemmeno in Italia e per il giocatore si registra quasi una sindrome da "grande club", dove non riesce a rendere al meglio.

La decisione pare ovvia, tornare al Kaiserslautern dove aveva fatto tanto bene qualche stagione prima. Quindi, con qualche rimpianto nel cuore, Sforza lascia Milano e torna in Germania. La sua scelta si rivelerà vincente, poiché dopo essere risorto dalla Serie B tedesca, il Kaiserslautern - a sorpresa - batte il Bayern nella corsa alla Bundesliga e si aggiudica il titolo; una piccola rivincita verso il club bavarese. Dopo tre anni, cioè nel 2000, non poteva mancare - come classico percorso da meteora - un ritorno nel Bayern Monaco, che decide di provarlo una seconda volta visto l'ottimo rendimento durante la stagione precedente. Il 2000/2001 sarà un anno vincente per la squadra bavarese, che si aggiudicherà sia la Bundesliga che la Champions League e tutta la rosa viene confermata quasi in blocco, Ciriaco incluso. Purtroppo, rispetto alla prima, la seconda annata è poco fortunosa e Sforza spende più tempo in panchina che in campo. Ormai, a 32 anni, il giocatore ha voglia di chiudere la carriera nel club che lo ha reso noto e torna al Kaiserslautern. L'età non aiuta il giocatore, che subisce molti infortuni durante questo terzo capitolo nella squadra tedesca, riuscendo ad ottenere solamente 43 presenze in quattro stagioni. Infine, l'esperienza tra Sforza ed il club finisce in malomodo, invece che con un bell'abbraccio d'addio, poiché il giocatore litiga con l'allenatore - Henke - e decide - di comune accordo con la società - di terminare il proprio contratto in anticipo (precisamente 5 mesi).

Sforza decide di rimanere inattivo per il resto della stagione e nel 2006 si ritira dal calcio giocato per passare immediatamente alla carriera da allenatore. L'inizio della gavetta parte dal Lucerna (Svizzera), che Ciriaco allenerà per due stagioni - avendo tra i suoi giocatori il talento italo-svizzero Davide Chiumento -, ma verrà esonerato ai prinicipi della stagione in corso per un andamento non molto entusiasmante. Adesso l'ex giocatore è senza squadra, ma dovrebbe proseguire con l'intenzione di fare l'allenatore e provare a rivitalizzare una carriera non molto fortunata su qualche panchina importante. Chissà se oltre ad Aldo qualche altro tifoso interista - o non - ha ancora la sua maglietta nel cassetto...


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