lunedì 27 ottobre 2008

Ottava Giornata, il Resoconto

Mi scuso se ieri non sono più intervenuto sul blog, ma in mattinata sono stato colpito da un attacco allergico che mi ha costretto a letto per tutto il giorno. Ieri, comunque, è stata una giornata ricca di emozioni e colpi di scena. In testa, l'Inter viene raggiunta da Napoli ed Udinese, mentre la Roma si trova a due punti dalla zona retrocessione ed a -10 dalla vetta. Scenario inquietante quello proposto ai tifosi giallorossi, con Milan, Fiorentina e Juventus che sorridono in vista del quarto posto della Champions League.

A Bergamo il Milan soffre - come sempre - ma ne esce vincente - immeritatamente - con una rete del "solito" Kakà, che ultimamente è uno degli uomini più in forma a disposizione di Ancelotti. Sfortunati i rossoneri che perdono Seedorf nel riscaldamento e poi Flamini in partita, costringendo Ancelotti al primo cambio dopo 30'. L'Atalanta fa la partita dall'inizio alla fine, creando chiare occasioni da gol, ma vengono sprecate malamente - e la regola del calcio non mente mai, gol sbagliato gol subito. Il Milan rischia moltissimo in difesa, facendo riapparire qualche fantasma del passato, ma Abbiati è sicuro in più occasioni e riesce ad evitare il peggio - nessuno ne parla, ma il portiere ha dato sicurezza ad un reparto traballante. Nel secondo tempo il Milan soffre meno del primo soprattutto quando Cigarini - infortunatosi nel commettere un fallo su Pato - viene portato fuori dal campo ed al suo posto entra De Ascentis. I neroazzurri, invece di mantenere la partita su questo risultato continuano a provare a creare, venendo puniti a 10' dal termine con l'unica azione veramente pericolosa del Milan. Bella l'invenzione di Borriello per trovare Kakà che con un - altrettanto bel - tocco infila dietro a Coppola la palla che vale la vittoria. Il Milan si porta - con la Fiorentina - ad un punto dalla vetta e dimostra che può essere fastidioso per l'Inter, soprattutto se vince anche le partite dove gioca male. Primo ko interno per la squadra di Del Neri dopo quattro vittorie, ed anche se contro il Milan, ha il sapore di amaro.

Il Cagliari sembra essere uscito dal periodo nero - che invidia avranno a Roma. Allegri trova gli equilibri tattici giusti e finalmente schiera in attacco la coppia migliore - quella che salvò la squadra anno scorso per intendersi. I sardi si rendono subito pericolosi e si portano addirittura in vantaggio dopo 20', ma la terna fischia un fuorigioco - inesistente - a Lazzari. Non c'è problema, ci pensa la coppia affiatata Fini-Acquafresca a siglare la rete del vantaggio dieci minuti dopo: il centrocampista serve una palla deliziosa di esterno per il bomber che se la aggiusta e trova uno spazio impossibile per tirare in porta una fucilata che Sorrentino può solamente guardare. Il Chievo è disperso nel campo e non riesce a trovare i pertugi giusti per arrivare alla porta di Marchetti, con i centrocampisti del Cagliari che fanno da ottimo collante tra i reparti. Ci pensa, poi, il migliore in campo - Fini - a chiudere la partita al 54' che fredda Sorrentino in uscita dopo essere stato lanciato in modo splendido da Biondini. Allegri porta i sardi fuori dalla zona retrocessione con tre risultati utili consecutivi; Cellino è stato quasi profetico, lui l'aveva anticipato questo periodo di ripresa.

A Milano un ottimo Genoa ferma l'Inter sullo 0-0, creando tanto gioco e dando spettacolo. Mourinho aveva anticipato la presenza di Balotelli, ma all'ultimo cambia le carte in tavola ed in campo c'è nuovamente Adriano - di certo non un'iniezione di fiducia nei confronti del gioiellino. Ibrahimovic non è particolarmente ispirato e l'Inter ne risente - confermando il suo periodo mediocre. Tuttavia, anche se il Genoa crea molto, i milanesi rischiano solamente su Mesto che sbaglia un'occasione clamorosa, ma che poi sarà sfortunato con un bolide dalla trequarti che trova Julio César immobile, ma il portieire viene salvato dall'opposizione della traversa. Nel secondo tempo Muntari si farà male al ginocchio e l'Inter - senza cambi a centrocampo - farà entrare Cruz - in precedenza erano entrati anche Balotelli e Obinna per Adriano e Quaresma, una sorta di 4-2-4. Proprio pochi minuti dopo l'Inter colpirà una traversa rocambolesca, quando Maicon - dopo l'ennesima discesa - crossa in mezzo, ma colpisce un difensore del Genoa e la palla si indirizza in porta a Rubinho battuto, però finirà sulla traversa con niente di fatto. Sale, quindi, in cattedra Milito - autore di un'ottima partita - che apre un conto con Julio César, il quale gli para una serie di tiri pericolosi, riuscendo sempre a salvare l'Inter dalla beffa. Qualche bel numero di Balotelli - soprattutto quello al 60' che causa la giusta espulsione, per doppia ammonizione, di Juric - ma l'Inter non punge nemmeno con l'uomo in più ed all'ultimo minuto si affida ai guantoni del loro portierone su una punizione al veleno di Motta. Mourinho furibondo a fine partita, assolutamente non contento della gara dei suoi, rei di non averlo ascoltato a sufficienza; mentre Gasperini sorride, confermando che il Genoa non vuole essere solo una cenerentola.

A Roma Lazio e Napoli dànno vita ad una partita molto divertente, anche se alla fine sarà decisa da un autogol in favore dei partenopei che fanno il colpaccio che vale il primo posto in classifica. Laziali che possono recriminare qualcosa, viste le tante limpide occasioni avute nel primo tempo, sfruttate poco dalle punte. Zàrate mostra segni di ripresa, ma non ha il tocco da killer che lo aveva visto protagonista delle prime giornate, comunque concede sprazzi di ottime giocate ed un ritrovato feeling con Pandev. Dall'altra parte il Napoli è solo Lavezzi nella prima frazione, anche se l'uomo che andrà più vicino al gol è Gargano, che trova solamente la traversa con una bordata su punizione dai 25 metri. El Pocho, comunque, è ispirato e fa un paio di grandi giocate; una di queste avviene al 61' quando con un'accelerazione porta via la difesa laziale per crossare in mezzo, ma la deviazione non è partenopea, bensì di Siviglia che con un tocco involontario supera Carizzo e mette in rete. La Lazio prova a reagire, soprattutto quando il Napoli perde Iezzo ed è costretto a sostituirlo con Navarro, ma invece che essere una buona notizia, sarà proprio il portiere argentino a negare il gol a Pandev con un miracolo. La squadra di Reja si porta in cima alla graduatoria ed ora pare lecito sognare per qualcosa di più che una posizione in UEFA.

La Reggina era una di quelle squadre che cercava ancora la prima vittoria in campionato e puntualmente è arrivata oggi al Granillo contro un Lecce evanescente. I salentini, autori di prove convincenti, non sono entrati mai in partita. Il primo tempo è una noia soporifera, mentre nel secondo, con qualche colpo di scena, la partita si rende più emozionante. Proprio in apertura di ripresa l'arbitro - Russo - fischia un rigore per la Reggina, ma consultandosi con il guardalinee decide per ritornare sui propri passi e cambiare decisione - la decisione, secondo me, è corretta. Per i tifosi calabresi ci sarà da aspettare solamente 10', quando Corradi viene cinturato da Stendardo e stavolta il penalty c'è tutto. Corradi si appresta a battere e segna dagli 11 metri; scena che si ripeterà al 90', con il gol dell'attaccante che sancisce la fine della partita. Gli amaranto possono sorridere a metà, poiché i tre punti arrivano, ma in maniera scarna e ci sarà da lavorare sugli schemi in attacco.

Così come per la Reggina c'è la vittoria della Samp, mentre i tifosi del Bologna sperano di non dover aspettare altri cinque turni per vedere una bella vittoria. Il risultato, comunque, è giustissimo, legittimato da un Cassano in formato super che delizia la platea con giocate e tocchi sopraffini. Certo, a Lippi può anche non piacere, ma se il barese continua su questa linea non può non convocarlo in Nazionale, sarebbe veramente ingiusto. La squadra doriana ha molte occasioni e ne spreca altrettante, con Mazzarri furibondo a bordocampo; clamorosa la traversa di Bellucci in avvio di ripresa. L'attesa è lunga e bisogna aspettare fino al 63' minuto per vedere Delvecchio mettere in porta un cross di Padalino, deviato di testa da Franceschini, segnando una rete davvero bella quanto difficile. Poco dopo sarà il grande ex della partita, Claudio Bellucci, che stavolta non perdona il Bologna a mettere dentro la palla che chiude l'incontro, sviluppata su contropiede gestito benissimo dal solito Cassano. Finalmente per la Genova blucerchiata è festa ed ora si spera arrivi pure continuità nei risultati; certo, la Roma la trova nel momento peggiore.

Proprio al Friuli la Roma perde per l'ennesima volta in questo campionato. Davanti a sé ha un avversario in forma che non perdona nelle ultime apparizioni, ma non può essere un alibi per una squadra che puntava al tricolore ed ora si trova nei bassifondi della classifica. Nemmeno con Totti in campo dal primo minuto la Roma riesce a schiodarsi dal brutto momento. L'uomo in più dei friulani è Di Natale, ma stavolta c'è anche un Floro Flores in più, che Marino butta nella mischia al posto di Quagliarella all'ultimo minuto. Sarà proprio il centravanti partenopeo a guadagnarsi un rigore dopo 9' che il compare Totò mettera in rete. Le cose si mettono male per i giallorossi e Di Natale dimostra di essere in forma, trovando con uno splendido lancio Floro Flores, il quale però spara sul palo dopo essersi liberato dell'inguardabile Loria. Sette minuti più tardi sarà proprio Loria a perdere quattro metri di vantaggio su Floro Flores, che va a raccogliere un bel lancio di Pepe e stavolta castiga anche Doni - che sbaglia l'uscita. Poco più di venti minuti e la Roma è sotto due a zero, c'è chi si prepara alla goleada. La Roma prova la reazione, ma dura poco e l'Udinese riguadagna il pallino del gioco, rischiando addirittura il 3-0 in finale di primo tempo, con Doni che salva tutto. La Roma esce bene dallo spogliatoio e crea qualche pericolo per i bianconeri, ma Handanovic è reattivo e para. Poco dopo, al 51', Di Natale viene servito al millimetro e con una prateria davanti a sé corre fino a concludere a rete e chiudere l'incontro. A questo punto l'Udinese deve mantenere il risultato e lascia campo alla Roma, che punge qualche volta, ma mai con sufficiente determinazione - trovando anche un ottimo Handanovic. Il gol arriva su rigore, trasformato da Totti, che segna la prima rete stagionale. Spalletti è bene che decida di cambiare qualcosa, altrimenti la sua superbia lo porterà lontano da Trigoria.

Infine, nel posticipo serale la Fiorentina riesce finalmente ad essere cinica ed a strappare così tre punti ad un Palermo fino a ieri imbattuto in casa. Il successo arriva dopo una bella partita nella quale le due squadre si sono affrontate a viso aperto ed hanno creato molto, meritando entrambe la vittoria, ma si vede che i viola hanno qualcosa in più. Farà molto discutere il gol di mano di Gilardino - il quale a mio avviso colpisce volontariamente il pallone allungando l'avambraccio -, l'arbitro non vede l'irregolarità e concede il gol. La partita prosegue con occasioni da una parte e dall'altra, con Miccoli e Mutu i più ispirati dell'incontro, costringendo Frey ed Amelia agli straordinari. La coppia Mutu-Gilardino inizia a trovare la sintonia dei tempi di Parma e lo si vede quando Gila innesca benissimo il finale di contropiede per Mutu, ed il rumeno non sbaglia, trasformando il vantaggio viola in 2-0. Allo scadere viene annullato - giustamente - un gol di Simplicio su tiro di Miccoli, sul quale il brasiliano sfiora in posizione di offside. Il Palermo non ci sta ed a 5' dalla ripresa segna con Simplicio, riaprendo la partita, ma grave disattenzione nella retroguardia viola - che subisce il primo gol dopo 351'. Dodici minuti più tardi, però, sarà ancora Mutu, stavolta con un tiro di sinistro al centro dell'area a segnare per la Fiorentina ed a portare il risultato in cassaforte - finalmente un'ottima prova del rumeno, che arrivava alla partita dopo una serie di critiche pesanti. Non rimane altro che amministrare il risultato e la squadra di Prandelli riesce nel suo compito, adesso c'è l'Inter a Firenze mercoledì, sognare è lecito.


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