
Dopo le dichiarazioni inquietanti sulla depressione arriva quella più allegra a riguardo della biografia del numero 1 bianconero, Gianluigi Buffon, in uscita prossimamente nelle librerie italiane. Il libro, scritto in collaborazione con Roberto Perrone, si intitola "Numero 1" e racconta tutto di lui, dalla depressione che lo ha colpito qualche anno fa, ai successi calcistici vicini e lontani, al suo amore per il Genoa.
All'interno del libro ci sono tutti i numeri di Buffon, con le sue parate più importanti raccontate ed interpretate dallo stesso portiere. Alcuni esempi sono: la parata più difficile (“Quella sul colpo di testa di Inzaghi nella finale di Champions contro il Milan: purtroppo non servì...”), quella più importante (“Sempre su un colpo di testa, stavolta di Zidane, nella finalissima di Berlino: eccome se servì!”), la prima volta da ultrà (“Giravo per gli stadi con lo striscione dei tifosi della Carrarese, vestito solo di un paio di jeans e di un chiodo sulla pelle nuda...”), la gioia più grande (“Non ho dubbi, la nascita di mio figlio”), l’avversario più temuto, il compagno più talentuoso, la prima partita in serie A (“Contro il Milan: sul pullman che ci portava allo stadio dormivo come un angioletto, mentre i miei compagni del Parma mi guardavano terrorizzati...”) e quella in Nazionale (“Nel ’97, a Mosca. Nevicava fitto: è stata l’ultima volta che avrei preferito non giocare, si stava molto meglio al caldo in panchina!”).
All'interno del libro ci sono tutti i numeri di Buffon, con le sue parate più importanti raccontate ed interpretate dallo stesso portiere. Alcuni esempi sono: la parata più difficile (“Quella sul colpo di testa di Inzaghi nella finale di Champions contro il Milan: purtroppo non servì...”), quella più importante (“Sempre su un colpo di testa, stavolta di Zidane, nella finalissima di Berlino: eccome se servì!”), la prima volta da ultrà (“Giravo per gli stadi con lo striscione dei tifosi della Carrarese, vestito solo di un paio di jeans e di un chiodo sulla pelle nuda...”), la gioia più grande (“Non ho dubbi, la nascita di mio figlio”), l’avversario più temuto, il compagno più talentuoso, la prima partita in serie A (“Contro il Milan: sul pullman che ci portava allo stadio dormivo come un angioletto, mentre i miei compagni del Parma mi guardavano terrorizzati...”) e quella in Nazionale (“Nel ’97, a Mosca. Nevicava fitto: è stata l’ultima volta che avrei preferito non giocare, si stava molto meglio al caldo in panchina!”).

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