Stavolta non c'è il "fattore C" a salvare il Milan nei minuti finali e Mourinho è stato profetico nel dire che "la partita finisce quando fischia l'arbitro", impersonando al meglio la filosofia di un vecchio "volpone" come Boskov. Oggi è andata bene all'Inter e la "dea bendata" ha voltato l'altra guancia all'altra metà di Milano. Eppure, il Milan ha costruito almeno una ventina di palle gol nitide, ma c'è anche un'altra legge nel calcio: "gol sbagliato, gol subito".
L'attaco del Milan costruisce molte azioni e riesce ad arrivare con facilità in porta, ma manca il tocco finale - ed anche un pizzico di fortuna - per far sì che la palla finisca in rete. Il Lecce fa la sua partita "battagliera", sfruttando i pochi spazi che gli vengono concessi dalla retroguardia milanista, impeccabile - o quasi - fino al 93'. Proprio il minuto che in Coppa UEFA aveva concesso la vittoria ai rossoneri con il "golazo" di Ronaldinho. Tuttavia, era stato proprio lo stesso Dinho a portare in vantaggio il Milan - sfatando il tabù della trasferta - con un destro potente su invito di Pato. Poi, nei minuti finali, proprio quando tutti si pregustavano il primato in classifica, arriva il gol di Esposito che di testa ribadisce in porta una punizione di Zanchetta dai 35 metri.
Una vera beffa per il Milan, che adesso si trova l'Inter avanti - anche se solamente di un punto. Chissà cosa avrà da dire Mourinho adesso, dopo tutti gli sfottò che gli sono stati posti ed i paragoni con l'Inter di Mancini. Adesso, pure col derby vinto, il Milan è dietro.

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