giovedì 11 dicembre 2008

Amarcord, Ci Siamo Stati Anche Noi: Marcelo Alejandro Otero

Questa volta prendiamo un bomber vero, uno di quelli che se non è mai arrivato a giocare in una vera grande è per caso, perché i numeri Marcelo Alejandro Otero, per diventare grande, ne aveva anche troppi. Gol memorabili alcuni dei suoi nella nostra Serie A. Un centravanti in grado di segnare, ma correre anche per i compagni, un "animale dell'area di rigore" che sa professare generosità e coprire quando ce ne è bisogno. Si è sempre definitio così, Otero, "un uomo molto fortunato".

Si sa che il Penarol de Montevideo non si fa mai scappare i migliori talenti dell'Uruguay per venderli a peso d'oro ai campionati più ricchi, quindi non si fecero scappare il giovane Marcelo quando lo videro giocare in Serie B nella fila dei Rampla Juniors. Il giocatore mostrava chiaramente di possedere il DNA del bomber di razza ed il Penarol ci vide bene a portarlo a giocare per loro, poiché fece parte della fortuna del club, con una media reti spaventosa che si traduce in tre campionati di fila dal 1993 al 1995. Inevitabile che iniziassero ad esserci delle attenzioni attorno al giovane Oter, che venne chiamato da Nunez per giocare la Copa América del 1995, visto che Ruben Sosa è indisponibile. Scelta fortunata perché Otero segnerà tre reti fondamentali nel torneo per arrivare in finale e vincere la Copa.

Ad acquistare immediatamente il bomber fu il Vicenza, ma di certo c'è che al suo arrivo in Italia nessuno si aspettava che dal talento dell'uruguaiano ne uscisse il campione che non ti aspetti. Arrivato in Italia nel 1995/1996 come un illustre sconosciuto nelle fila del Vicenza, ma i biancorossi ebbero una soffiata propizia di Paco Casal, potentissimo procuratore internazionale con un'ottima fama all'attivo. I suoi giocatori raramente falliscono in Italia, quindi la dirigenza dei vicentini fu convinta ad acquisirne le prestazioni sportive. Inoltre, per lui parlavano i gol al Penarol e quelli fatti in Copa América, con cui trascinò l'Uruguay alla vittoria. Era Guidolin il maestro che doveva plasmare quel gruppo vivace salito dalla B e toccato solo leggermente con qualche innesto, ma pochi avrebbero pensato che sarebbe stato in grado di sorprendere anche nella massima serie.

Per il bomber uruguagio c'era la grossa responsabilità di risolvere il problema dei gol per una squadra che sembrava troppo leggerina in avanti. Bastarono poche partite, a Marcelo Otero, per far capire che in realtà il club veneto aveva fatto il gran colpo. Il ragazzo ci sapeva fare, non aveva paura di niente e, quel che più conta, sapeva partecipare al gioco e "vedere" la porta. E dire che non era neppure costato tantissimo: 2 miliardi e mezzo di lire. Tutto procedeva benissimo per Otero che era diventato un idolo per i vicentini, poiché durante il primo anno dopo poche settimane dall'inizio del campionato, l'uruguagio rischiò l'espulsione dall'Italia per essere stato coinvolto in un incidente: fu fermato sugli 80 all'ora - con limite di 50 - con la patente internazionale scaduta ed un test positivo al palloncino. Ma è solo un episodio, poiché nel secondo anno al Vicenza Otero si rivela il centravanti capace di segnare quattro gol in un colpo solo alla Fiorentina a domicilio nella prima giornata del campionato 1996-97, ma anche il tornante di complemento che consente a Guidolin di piazzare sul campo il suo Vicenza gelatinoso, difficile da controllare per quella sua capacità di coprire ogni zona del campo facendo pressing e asfissiando innanzitutto le fonti di gioco avversarie. Alla fine - anche se spesso viene risparmiato - il Vicenza vincerà la Coppa Italia.

La terza stagione inizia male con un brutto infortunio al ginocchio che tiene Otero spesso fuori dai campi per molto tempo, riprendendo lentamente a giocare, con qualche presenza - ed un gol - nella Coppa delle Coppe ed un buon tabellino anche in campionato per il tempo giocato. Tuttavia, qualcosa si deve essere rotto con Guidolin e durante la sua quarta stagione, nonostante continui a segnare, il tecnico gli preferisce spesso Pasquale Luiso. Inevitabile che a fine stagione Otero chieda la cessione e verrà accontentato, terminando al Siviglia. La sua esperienza nella Liga è molto travagliata per dei problemi fisici e nei tre anni passati nel club segna la miseria di due reti che gli fanno decidere di tornare in patria dove raccoglie qualche presenza con il Fénix e termina la sua carriera agonistica nel 2002.

Un giocatore taciturno, molto timido e difficile da intervistare che raramente faceva parlare di sé e si vergognò quando la sua storia di quell'incidente uscì sui giornali italiani. Ha amato la Serie A e la considera l'esperienza più bella della sua vita. Ora continua a rimanere vicino al mondo del calcio, come procuratore per giocatori uruguaiani. Chissà se presto non avremo la possibilità di mirare le gesta di un altro Otero.


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