venerdì 19 dicembre 2008

Amarcord Ci Siamo Stati Anche Noi: Vincent Candela

Vincent Candela poteva probabilmente avere un Palmarès ancora più ampio, ma la sua carriera è stata comunque decisamente redditizia. Il francese non è stato solamente la fortuna della Roma, ma anche della sua Nazionale durante il periodo d'oro dei galletti. Una colonna su quella fascia sinistra, sia da terzino, che come laterale, oppure anche come fluidificante. Un giocatore troppo versatile per non essere sempre titolare, vista anche la sua caparbietà ed abilità con entrambi i piedi.

Questo è Vincent Candela (Bedarieux, 24 ottobre 1973). A 19 anni è professionista nel Tolosa, una delle più importanti formazione del sud della Francia. Dopo tre stagioni il club, però, retrocede e Candela si trasferisce al Giungamp, spostandosi nella Francia del Nord, dove passerà le seguenti due stagioni. E' qui che Candela si mette più in luce, contribuendo attivamente al piazzamento in Coppa UEFA da parte della sua squadra. Il suo primo incrocio con il calcio italiano sarà in occasione di una sfida europea contro l’Inter, ed il suo nome viene inevitabilmente segnato sul taccuino della Roma di Franco Sensi.

La svolta nel 1996/1997, quando a Roma arriva Bianchi e necessita di un laterale sinistro. Sensi non perde tempo e propone il giovane transalpino ed il tecnico argentino è entusiasta della scelta, quindi il Presidente giallorosso effettua uno degli acquisti più azzeccati della sua gestione. Anche dopo l'era Bianchi Candela trova successo, poiché sulla panchina della capitale arriva il maestro Zeman, ed - inevitabilmente - Candela ne beneficia assai in termini tecnici e tattici. Viaggia come un treno su e giù per quella fascia, commettendo qualche leggerezza in fase difensiva ma un costante e decisivo apporto in fase d’attacco. Grazie agli insegnamenti del bosniaco riesce ad approdare in Nazionale, con cui alzerà la Coppa del Mondo nel Mondiale del 1998.

Dopo la terza stagione il rapporto con il club si incrina, con Candela che vorrebbe andarsene - in primis c'è l'Inter di Moratti. I tifosi non accettano queste sue esternazioni e lo contestano, peggiorando la situazione. A ricucire i rapporti, ci pensa Fabio Capello, il quale arriva dalla Spagna con l’intenzione di creare un gruppo vincente. Il francese diviene una pedina fissa dello scacchiere del tecnico goriziano e gli viene cambiata la posizione da esterno in una difesa a quattro a laterale sinistro di centrocampo, ma non cambiano le sue prestazioni. Stagione favolosa, da incorniciare. Che coppia di terzini: lui da una parte e "pendolino" Cafù dall’altra, senza esagerare la coppia di esterni più forte del campionato. I tifosi si innamorano nuovamente di lui e lui di Roma. Nel 2000 arriva pure l'Europeo con la Nazionale, dove ricopre il ruolo di terzino destro - anche se il giocatore preferisce la corsia sinistra, nonostante non sia mancino. Ma le gioie non finiscono, perché per l'esterno sinistro c'è la gioia di conquistare lo Scudetto del 2000/2001, seguito da una Supercoppa Italiana; è incredibile la sua tecnica nel portar palla a testa alta, nel poderoso tiro e nei cross a rientrare, gli unici possibili per un destro naturale che gioca a sinistra.

Tanti anni di successi e gioie nella Capitale, ma nel gennaio del 2005 chiede la cessione, visto che non è più di primo pelo e trova pochi spazi. La Roma lo accontenta e Candela si accomoda in prestito per sei mesi al Bolton, dove non avrà particolari ammiratori. Il contratto con la società giallorossa non viene rinnovato ed a cercarlo è Serse Cosmi - ai tempi all'Udinese - che vuole costruire un gruppo compatto per tentare la miglior sorte nell'esperienza dei friulani in Champions League. Tuttavia, dopo un buon avvio, la stagione è frammentata a causa di una serie di infortuni che non gli permettono di scendere in campo con continuità. Si trasferisce - sempre come svincolato - a Siena, dove gioca spesso, ma ha qualche intoppo con la società e decide di andarsene a gennaio, con destinazione Messina, dove termina la stagione. E' la fine anche di una gloriosa carriera di questo trenino francese che il 3 settembre 2007 rivela: "C'è un tempo per tutto, io ho fatto il mio tempo. Dopo 18 anni di professionismo, questo è il momento giusto per smettere. Il calcio è cambiato, è più fisico, meno tattico e tecnico. Oggi i calciatori sono tutti più alti, più rapidi ed hanno meno cervello". Ora si occupa di giovani talenti francesi, ma è anche tesserato per una squadra di Prima Categoria; il suo rapporto con il calcio è indissolubile.



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