Tante zolle calcate correndo, correndo e correndo. E' questo, spesso, il ruolo di chi sta lì in mezzo, proprio come canta Ligabue nella sua canzone dedicata al grande Oriali, una vita spesa a recuperar palloni. Ed è proprio questo il messaggio che viene lanciato per capire al meglio il ruolo di quello che viene comunemente denominato "mediano". Cioè quel giocatore che oltre all'agonismo ci mette anche l'anima in campo e spirito di sacrificio, tanto sacrificio. Un elemento necessario, ormai, per gli equilibri delle squadre e sempre più idolo dei tifosi. La grinta di questi personaggi riesce sempre più a catturare la trance agonistica di un incontro, scaldando i cuori dei supporters che risponderanno ad ogni loro richiesta. Tuttavia, non incantano solamente gli spettatori, ma anche allenatori e c.t. che fanno sempre più spazio ad un elemento di questo tipo nelle squadre e/o nazionali.E' un ruolo duro, bisogna averci carattere, perché appena viene sbagliato qualcosa - un passaggio, un contropiede - tutti ti punteranno il coltello affilato della critica, mentre se fai una partita dove gli altri non sgarrano ti viene sempre riconosciuto il tuo prezioso compito. Da un estremo all'altro, quindi, senza grigio, senza vie di mezzo. Eppure, i vari Ibrahimovic e Kakà devono ringraziare molto chi sta dietro a correre per loro se possono spaziare così tanto in avanti e limitare la loro corsa ad una certa zona del campo, mentre Gattuso e Cambiasso si fanno avanti ed indietro per tutta la partita, inesorabilmente, dove l'unico motivo per fermarsi è il triplice fischio dell'arbitro a fine partita.
Il centrocampista completo non può non avere le caratteristiche del mediano. Ormai, per giocare al centro del campo nel calcio moderno, devi sapere "sia come darle che come prenderle", saper impostare il gioco, cucire e spezzare quello altrui. Vediamo proprio i sopra citati Gattuso e Cambiasso, oppure il talentuosissimo De Rossi, Felipe Melo e Donadel nella Fiorentina, Blasi e Gargano al Napoli, i tre centrocampisti dell'Udinese ed il centrocampo muscoloso della Juventus. Parliamo, praticamente, di tutti i top club della Serie A. Ma questo lo si può vedere anche all'estero, dove la "diga" serve sempre di più. Vediamo Mascherano e Lucas Leiva al Liverpool, Obi Mikel e Essien al Chelsea, Gago e Diarra al Real Madrid. Insomma, tutti ricorrono all'uomo di fatica che possa sia correre per tre, che impostare l'azione quando c'è da ripartire.
Questo nuovo modo di concepire il centrocampista ha anche fatto svanire altri ruoli, come il famoso "numero 10", di cui se ne vedono sempre meno, poiché nel calcio la fantasia sta lasciando sempre più spazio alla fisicità. Sarebbe interessante vedere come un Baggio o uno Zidane si integrerebbero nel calcio competitivo di oggi. Sicuramente farebbero la differenza, ma si potrebbero comunque trarre delle differenze. Se il gioco del calcio è diventato più spettacolare è grazie anche a loro, poco ricordati e forse troppo in ombra rispetto ai compagni più "spettacolari". Comunque, se è una "razza" che esiste dai tempi di Oriali - ed anche prima - sarà dura farli scomparire dai rettangoli di gioco. Il mediano è sempre l'ultimo a morire.

Ciao, bel blog! Ti va di fare uno scambio di link? ;)
RispondiEliminaFammi sapere, a presto!
il più grande di tutti credo sia stato Tardelli, giocatore modernissimo
RispondiEliminaciao
follerumba
Si Tardelli è stato sicuramente tra i migliori in quel ruolo, senza ombra di dubbio. Completo.
RispondiEliminaho messo il tuo link ;)
RispondiEliminaciao scusa se non ti ho risposto,complimenti per questo blog .
RispondiEliminacomunque va benissimo per i link,ho già aggiunto il tuo!
a presto.
Aggiunto anche il tuo, un saluto! A presto!
RispondiElimina