
Oliver Bierhoff (1 Maggio, 1968 a Karlsruhe, Germania) ha calcato con successo i campi del calcio italiano. Un ariete di quelli veri, un perno offensivo difficile da scardinare che era sempre presente al centro dell'area, pronto a colpire a "gravità zero". Fortissimo di testa e dotato anche fisicamente ha fatto sempre passare in secondo piano la sua tecnica mediocre segnando gol pesanti per le squadre in cui ha giocato. Eppure è strano pensare che un calciatore del suo calibro non riuscì a sfondare in Bundesliga, anzi, le sue esperienze in Germania furono fallimentari e per mettere in luce le sue doti dovette trasferirsi nella Bundesliga Austriaca, dove nelle fila dell'Austria Salisburgo. Con lse sue 23 reti in 33 presenze viene notato da molti club europei, tra cui l'Inter che lo acquista e lo gira in prestito all'Ascoli.
Con i bianconeri la stagione in Serie A non è delle più esaltanti ed i bianconeri retrocedono. Tuttavia, rimane altre tre annate con gli ascolani nella serie cadetta, dove si afferma come capocannoniere nel 1992/1993 e vice nel 1993/1994, ma nulla può alla terza stagione fra i cadetti per evitare la retrocessione agli ascolani, tuttavia riceve attestati di stima tra cui quelli del presidente Luciano Gaucci che promette di portarlo a Perugia in caso di promozione. I grifoni non riescono nell'impresa, ma il tedesco riceve l'attestato di stima da parte dell'Udinese, trasferendosi immediatamente in friuli. Il possente centravanti tedesco non delude le aspettative, ma al contrario si rende protagonista di uno straordinario campionato segnando ben 17 gol. Nel 1996-1997 l'Udinese si piazza al quinto posto, che all'epoca garantiva la partecipazione alla Coppa UEFA. Proprio Bierhoff con i suoi gol diventa uno dei protagonisti di una squadra che stupisce l'Italia. Nel 1997-1998, infatti, i friulani ottengono un clamoroso terzo posto dietro Juventus e Inter, mentre Bierhoff sarà capocannoniere con 27 gol: era dal 1960-61 che un giocatore di Serie A non segnava tanto. Bierhoff segna più gol anche del fenomeno Ronaldo pur fallendo un rigore all'ultima giornata, quando ancora era aperta la lotta per il titolo di capocannoniere.
Proprio nel suo periodo ad Udine Bierhoff è convocato per la prima volta nella Nazionale tedesca, con cui esordisce il 21 febbraio 1996 contro il Portogallo. Anche in Nazionale il suo ruolino di marcia è impressionante: in poco più di due anni mette a segno 20 gol. È anche fra i protagonisti del titolo europeo del 1996: subentrato nella finale contro la Repubblica Ceca, con la sua squadra sotto per 1-0, Bierhoff sigla prima il pareggio e poi il golden goal che vale il trionfo - il primo a livello internazionale. Partecipa poi con la maglia tedesca anche ai Mondiali 1998 con 5 presenze e 3 gol.
Dopo il campionato del mondo passa in forza al Milan nel quale è chiamato a far coppia con George Weah: sarà ancora un Bierhoff scatenato, che supplisce alla sua non eccellente tecnica con un colpo di testa micidiale che gli permette di mettere a segno 20 gol in Serie A, 2 dei quali su rigore. Il Milan vince lo scudetto. I due anni successivi rimane al Milan, ma i suoi gol cominciano a diventare sempre più rari mentre si evidenziano sempre più i suoi difetti di lentezza e poca precisione al tiro, fino ad allora magistralmente bilanciati da una eccezionale media-gol. Nel gennaio 2002 passa perciò al Monaco e con i francesi sfiora addirittura la retrocessione.
A 34 anni, disputa i Mondiali 2002 con la Germania, segnando un gol nella partita contro l'Arabia Saudita. La Germania è sconfitta in finale dal Brasile: sarà questa, per Bierhoff, l'ultima partita in Nazionale.
Nel 2002 torna in Italia per giocare tra le file del Chievo Verona: questo è la sua ultima stagione da calciatore. A Verona, con la sua esperienza, si rivela un punto di riferimento per la squadra che finisce il campionato in 7° posizione. A fine stagione, dopo aver segnato 7 gol in 35 presenze, si ritira dal calcio giocato ed attualmente ricopre il ruolo di manager della Nazionale tedesca.
Con i bianconeri la stagione in Serie A non è delle più esaltanti ed i bianconeri retrocedono. Tuttavia, rimane altre tre annate con gli ascolani nella serie cadetta, dove si afferma come capocannoniere nel 1992/1993 e vice nel 1993/1994, ma nulla può alla terza stagione fra i cadetti per evitare la retrocessione agli ascolani, tuttavia riceve attestati di stima tra cui quelli del presidente Luciano Gaucci che promette di portarlo a Perugia in caso di promozione. I grifoni non riescono nell'impresa, ma il tedesco riceve l'attestato di stima da parte dell'Udinese, trasferendosi immediatamente in friuli. Il possente centravanti tedesco non delude le aspettative, ma al contrario si rende protagonista di uno straordinario campionato segnando ben 17 gol. Nel 1996-1997 l'Udinese si piazza al quinto posto, che all'epoca garantiva la partecipazione alla Coppa UEFA. Proprio Bierhoff con i suoi gol diventa uno dei protagonisti di una squadra che stupisce l'Italia. Nel 1997-1998, infatti, i friulani ottengono un clamoroso terzo posto dietro Juventus e Inter, mentre Bierhoff sarà capocannoniere con 27 gol: era dal 1960-61 che un giocatore di Serie A non segnava tanto. Bierhoff segna più gol anche del fenomeno Ronaldo pur fallendo un rigore all'ultima giornata, quando ancora era aperta la lotta per il titolo di capocannoniere.
Proprio nel suo periodo ad Udine Bierhoff è convocato per la prima volta nella Nazionale tedesca, con cui esordisce il 21 febbraio 1996 contro il Portogallo. Anche in Nazionale il suo ruolino di marcia è impressionante: in poco più di due anni mette a segno 20 gol. È anche fra i protagonisti del titolo europeo del 1996: subentrato nella finale contro la Repubblica Ceca, con la sua squadra sotto per 1-0, Bierhoff sigla prima il pareggio e poi il golden goal che vale il trionfo - il primo a livello internazionale. Partecipa poi con la maglia tedesca anche ai Mondiali 1998 con 5 presenze e 3 gol.
Dopo il campionato del mondo passa in forza al Milan nel quale è chiamato a far coppia con George Weah: sarà ancora un Bierhoff scatenato, che supplisce alla sua non eccellente tecnica con un colpo di testa micidiale che gli permette di mettere a segno 20 gol in Serie A, 2 dei quali su rigore. Il Milan vince lo scudetto. I due anni successivi rimane al Milan, ma i suoi gol cominciano a diventare sempre più rari mentre si evidenziano sempre più i suoi difetti di lentezza e poca precisione al tiro, fino ad allora magistralmente bilanciati da una eccezionale media-gol. Nel gennaio 2002 passa perciò al Monaco e con i francesi sfiora addirittura la retrocessione.
A 34 anni, disputa i Mondiali 2002 con la Germania, segnando un gol nella partita contro l'Arabia Saudita. La Germania è sconfitta in finale dal Brasile: sarà questa, per Bierhoff, l'ultima partita in Nazionale.
Nel 2002 torna in Italia per giocare tra le file del Chievo Verona: questo è la sua ultima stagione da calciatore. A Verona, con la sua esperienza, si rivela un punto di riferimento per la squadra che finisce il campionato in 7° posizione. A fine stagione, dopo aver segnato 7 gol in 35 presenze, si ritira dal calcio giocato ed attualmente ricopre il ruolo di manager della Nazionale tedesca.

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