Questo è il motto che bisogna iniziare ad imporre a tutte le società del calcio italiano. Nelle "grandi" di tutti gli altri campionati ci sono tanti campioni, ma molti dei giocatori simbolo sono giocatori giovani, che fanno parte di questa "generazione di fenomeni". In Italia, solamente le squadre che puntano a dei progetti a lungo termine puntano sui giovani per poter raggiungere il livello delle grandi in un futuro non troppo remoto. Ma questo è un piano in ottica futura, con investimenti ben mirati, ma da far esplodere in maniera graduale ed attendista. Ci sarebbero, invece, tanti talenti che vengono bruciati dalle società di alta classifica e poi rendono benissimo in squadre "minori"; giocatori che potenzialmente erano già pronti per un grande palcoscenico. Altri ancora, a causa di questo fenomeno, hanno scelto di emigrare in altri campionati dove le loro gesta atletiche verrebbero sicuramente meglio compensate - anche economicamente - che in Italia.
La lista dei giovani "sprecati" è interminabile ed è predestinata ad aumentare con il tempo se qualcosa non cambia presto. Molti di questi ragazzi sono sicuramente più "validi" di alcuni elementi pagati a peso d'oro dall'estero. Se si vanno a vedere i soldi che tante società potevano risparmiare se solo avessero creduto nelle loro nuove leve, molti non sarebbero perpetuamente con i debiti ed il bilancio in rosso.
Prendiamo come esempio più eclatante del momento la Roma di Spalletti. Purtroppo, per i giallorossi, questo non è un periodo positivo e la sosta ha solamente aumentato le attenzioni verso la loro situazione; anche perchè qualcosa sulla rosea Gazzetta - e simili - va pur scritto. Se guardiamo a giro per l'Italia, le squadre sono cosparse di talenti provenienti da vivaio romanista, ma non vennero sfruttati perché ritenuti acerbi. Alcuni sono finiti in un vortice di prestiti prima di essere stati bocciati quando tornarono alla base, altri vennero direttamente ceduti per monetizzare quanto possibile, in modo da poter supplire all'esose spese fatte per qualche campione straniero. C'è un'intera squadra giallorossa a giro per l'Italia che ha militato nella Primavera: Amelia, Curci, Ferronetti, Bovo, Rosi, De Martino, Daniele Conti, Blasi, D'Agostino, Galloppa, Cerci, Pepe, Corvia. Non tutti si sono affermati, ma molti stanno dando prova delle loro grandi qualità lontano da Roma, ma sarebbero stati sicuri protagonisti anche per la società giallorossa.
Mica possiamo pensare solamente alla Roma. C'è chi, come la Juve, che sui giovani aveva deciso di puntare sin da subito per creare un ambizioso mix tra vecchie bandiere e nuove promesse. Ad inizio stagione pareva che Giovinco, Marchisio e De Ceglie dovessero rappresentare certamente il futuro, ma anche il presente del calcio juventino. Mentre gli ultimi due hanno collezionato qualche gettone in più, il primo - che è anche il più promettente - ha dovuto aspettare a lungo prima di avere una possibilità. Non gli si può chiedere la luna, ma se la Juventus ha retto contro il Catania ed anche a Borisov è soprattutto grazie a questo ragazzino fulmineo. La "mosca atomica" come viene chiamato, non è solamente un patrimonio bianconero, ma italiano e come tale va tutelato perché é di giovani come questi di cui abbiamo bisogno per il prossimo - ed imminente - cambio generazionale della Nazionale. La Vecchia Signora non è mai veramente affidata - prima d'ora - ai talenti sfornati dal proprio settore giovanile, seppure fosse sempre stato uno dei migliori. La Juventus aveva sempre puntato su campioni affermati, ma qualcosina è stato sprecato per la strada e poteva fare comodo ora, tra i quali nominiamo: Paro, Chiumento, Konko, Masiello, Palladino, Andrea Rossi, Volpato, Criscito, Paolucci e Gasbarroni. Tanti di questi nomi non sono riusciti a rimanere nel calcio che conta, ma alcuni si sono affermati e potrebbero dire la loro anche a Torino. Numerosi di questi sono ancora in orbita Juve, o comunque ci tornerebbero volentieri per giocarsi una possibilità importante.
C'è chi, invece, un grandissimo settore giovanile non lo ha coltivato e si è concentrato a lavorare con giocatori già "arrivati", poiché si sostiene siano quelli adatti per conquistare una competizione di rilievo come la Champions League. Probabilmente è vero, un Ajax linea verde capita una volta ogni mille, però probabilmente anche a Milano, sponda rossonera, si pensava fosse giunta l'ora di un ringiovanimento della rosa che invece non è avvenuto. Si sono comprati altri giocatori vicini ai 30 - o superati nettamente - anche in questo anno dove si poteva cercare di iniziare un nuovo ciclo. Certo, Ronaldinho - se torna lui - è un gran bell'acquisto, ma vedere Maldini ancora titolare al centro della difesa - oltre che impressione, in senso positivo - fa una gran pena. Ma non tanto per il giocatore, che rimane e dà tutto per la sua squadra, ma per la dirigenza che non sembra capace di trovargli un sostituto. Dalle giovanili erano spuntati Darmian e Marzorati, ma non c'è il coraggio necessario al Milan per gettare nella mischia questi talenti a farsi le ossa. Oltre ai due ragazzi, da menzionare ci sono pure Ardemagni e Paloschi, ma anche in essi non si è voluto credere per riportare a Milano Shevchenko. Prima o poi ci sarà da intervenire.
Non ci mettiamo a guardare nel dettaglio ogni squadra e salitamo l'Inter, poiché se dovessimo nominare gli sprechi fatti dai neroazzurri negli ultimi anni, non se ne verrebbe mai a capo. Se guardiamo il presente, come per la Juve, va sicuramente salvaguardato un altro nostro patrimonio, ancora più evidente di Giovinco, cioè Balotelli. Ora che il ragazzo ha scelto la Nazionale italiana non lo si può nascondere in panchina, soprattutto dopo l'ottimo avvio di stagione. Mourinho è senza dubbio un eccellente allenatore, ma centellinare SuperMario in questo modo è deletereo. Se non diamo le possibilità a questi ragazzi di sfondare, non possiamo goderceli come fanno gli altri Paesi, dove - per citarne un paio - Walcott, Benzema e Fabregas fanno meraviglie, mentre Rooney, Cristiano Ronaldo e Iniesta sono già "vecchi" rispetto a molti compagni. Insomma, è giunta l'ora che ci adattiamo pure in Italia e ci affidiamo di più a quelle che sono le nostre risorse interne, per il bene dei club e per il bene della Nazionale, diciamo: Largo ai giovani!
La lista dei giovani "sprecati" è interminabile ed è predestinata ad aumentare con il tempo se qualcosa non cambia presto. Molti di questi ragazzi sono sicuramente più "validi" di alcuni elementi pagati a peso d'oro dall'estero. Se si vanno a vedere i soldi che tante società potevano risparmiare se solo avessero creduto nelle loro nuove leve, molti non sarebbero perpetuamente con i debiti ed il bilancio in rosso.
Prendiamo come esempio più eclatante del momento la Roma di Spalletti. Purtroppo, per i giallorossi, questo non è un periodo positivo e la sosta ha solamente aumentato le attenzioni verso la loro situazione; anche perchè qualcosa sulla rosea Gazzetta - e simili - va pur scritto. Se guardiamo a giro per l'Italia, le squadre sono cosparse di talenti provenienti da vivaio romanista, ma non vennero sfruttati perché ritenuti acerbi. Alcuni sono finiti in un vortice di prestiti prima di essere stati bocciati quando tornarono alla base, altri vennero direttamente ceduti per monetizzare quanto possibile, in modo da poter supplire all'esose spese fatte per qualche campione straniero. C'è un'intera squadra giallorossa a giro per l'Italia che ha militato nella Primavera: Amelia, Curci, Ferronetti, Bovo, Rosi, De Martino, Daniele Conti, Blasi, D'Agostino, Galloppa, Cerci, Pepe, Corvia. Non tutti si sono affermati, ma molti stanno dando prova delle loro grandi qualità lontano da Roma, ma sarebbero stati sicuri protagonisti anche per la società giallorossa.
Mica possiamo pensare solamente alla Roma. C'è chi, come la Juve, che sui giovani aveva deciso di puntare sin da subito per creare un ambizioso mix tra vecchie bandiere e nuove promesse. Ad inizio stagione pareva che Giovinco, Marchisio e De Ceglie dovessero rappresentare certamente il futuro, ma anche il presente del calcio juventino. Mentre gli ultimi due hanno collezionato qualche gettone in più, il primo - che è anche il più promettente - ha dovuto aspettare a lungo prima di avere una possibilità. Non gli si può chiedere la luna, ma se la Juventus ha retto contro il Catania ed anche a Borisov è soprattutto grazie a questo ragazzino fulmineo. La "mosca atomica" come viene chiamato, non è solamente un patrimonio bianconero, ma italiano e come tale va tutelato perché é di giovani come questi di cui abbiamo bisogno per il prossimo - ed imminente - cambio generazionale della Nazionale. La Vecchia Signora non è mai veramente affidata - prima d'ora - ai talenti sfornati dal proprio settore giovanile, seppure fosse sempre stato uno dei migliori. La Juventus aveva sempre puntato su campioni affermati, ma qualcosina è stato sprecato per la strada e poteva fare comodo ora, tra i quali nominiamo: Paro, Chiumento, Konko, Masiello, Palladino, Andrea Rossi, Volpato, Criscito, Paolucci e Gasbarroni. Tanti di questi nomi non sono riusciti a rimanere nel calcio che conta, ma alcuni si sono affermati e potrebbero dire la loro anche a Torino. Numerosi di questi sono ancora in orbita Juve, o comunque ci tornerebbero volentieri per giocarsi una possibilità importante.
C'è chi, invece, un grandissimo settore giovanile non lo ha coltivato e si è concentrato a lavorare con giocatori già "arrivati", poiché si sostiene siano quelli adatti per conquistare una competizione di rilievo come la Champions League. Probabilmente è vero, un Ajax linea verde capita una volta ogni mille, però probabilmente anche a Milano, sponda rossonera, si pensava fosse giunta l'ora di un ringiovanimento della rosa che invece non è avvenuto. Si sono comprati altri giocatori vicini ai 30 - o superati nettamente - anche in questo anno dove si poteva cercare di iniziare un nuovo ciclo. Certo, Ronaldinho - se torna lui - è un gran bell'acquisto, ma vedere Maldini ancora titolare al centro della difesa - oltre che impressione, in senso positivo - fa una gran pena. Ma non tanto per il giocatore, che rimane e dà tutto per la sua squadra, ma per la dirigenza che non sembra capace di trovargli un sostituto. Dalle giovanili erano spuntati Darmian e Marzorati, ma non c'è il coraggio necessario al Milan per gettare nella mischia questi talenti a farsi le ossa. Oltre ai due ragazzi, da menzionare ci sono pure Ardemagni e Paloschi, ma anche in essi non si è voluto credere per riportare a Milano Shevchenko. Prima o poi ci sarà da intervenire.
Non ci mettiamo a guardare nel dettaglio ogni squadra e salitamo l'Inter, poiché se dovessimo nominare gli sprechi fatti dai neroazzurri negli ultimi anni, non se ne verrebbe mai a capo. Se guardiamo il presente, come per la Juve, va sicuramente salvaguardato un altro nostro patrimonio, ancora più evidente di Giovinco, cioè Balotelli. Ora che il ragazzo ha scelto la Nazionale italiana non lo si può nascondere in panchina, soprattutto dopo l'ottimo avvio di stagione. Mourinho è senza dubbio un eccellente allenatore, ma centellinare SuperMario in questo modo è deletereo. Se non diamo le possibilità a questi ragazzi di sfondare, non possiamo goderceli come fanno gli altri Paesi, dove - per citarne un paio - Walcott, Benzema e Fabregas fanno meraviglie, mentre Rooney, Cristiano Ronaldo e Iniesta sono già "vecchi" rispetto a molti compagni. Insomma, è giunta l'ora che ci adattiamo pure in Italia e ci affidiamo di più a quelle che sono le nostre risorse interne, per il bene dei club e per il bene della Nazionale, diciamo: Largo ai giovani!

Nessun commento:
Posta un commento