venerdì 10 ottobre 2008

L'Ultima Chance Di Spalletti Si Chiama Totti

Guarda caso, quando serve un giocatore a Roma, si va sempre a chiedere i miracoli alla stessa persona: Francesco Totti. Come era già stato detto tempo fa - in un articolo sui giocatori determinanti, quelli veri - il capitano giallorosso fa parte di questa categoria. Se ultimamente è mancato è solo a causa dei problemi fisici che lo tartassano dopo l'infortunio alla caviglia contro l'Empoli, perché sino a lì Francesco era rimasto "intatto" per tutto il corso della sua carriera. Ha vinto quasi tutto con la Roma, mancherebbe un trofeo europeo - come la Champions - e poi la bacheca sarebbe al completo. Si, è vero, mancherebbe anche il Pallone d'Oro, ma quello ormai non pare essere più un obbiettivo realistico; a meno che il capitano non torni a giocare con una continuità notevole.

In questo avvio di stagione Totti non è stato assolutamente fortunato. A parte l'infortunio ed i dolori - che tuttora lo tengono lontano dal campo - Francesco sente pure il peso di quel rigore tirato nella finale di Supercoppa Italiana, con la conseguente vittoria dell'Inter. Sicuramente, per Totti, quella è stata una botta al morale più pesante di quello che si possa immaginare. Lui sa di essere il faro della squadra e per tutti i suoi compagni, anche per quelli più carismatici come De Rossi, che potrebbero benissimo proseguire in maniera autonoma. La sua presenze e serenità sono importanti per tutti, poiché rappresenta un pilastro su cui potersi appoggiare ed affidare in ogni momento. Ora chi ha bisogno di lui - oltre che i suoi compagni - è l'intero ambiente e soprattutto Spalletti. L'allenatore ha cercato di risparmiare il capitano il più a lungo possibile, per far sì che recuperi dal proprio infortunio in tranquillità e che torni in campo solamente quando avrà raggiunto il 100% della forma.

Ora, però, non c'è più tempo per aspettare. Le azioni della Roma non sono più spumeggianti e per far tornare la rapidità necessaria per rendere gli schemi efficaci ci vuole l'inventiva del numero 10. Solamente lui può trovare il pertugio giusto per portare la Roma fuori da questo tunnel ed a tornare ai suoi noti livelli. Non sarà solo, a fianco a sé ha una schiera di ottimi giocatori, ma molti di essi rispecchiano quello che è il periodo di forma del capitano e rendono al meglio quando hanno lui in campo come riferimento. E' l'ultima carta da provare prima di passare ad altri metodi ed anche Spalletti lo sà. Se il ritorno di Totti non dovesse essere sufficiente per migliorare la situazione attuale, si dovrebbero cercare altre vie per ovviare al problema.

Una è sicuramente quella di investire sul mercato invernale, ma questa dipende a sua volta dalla scelta del modulo. L'allenatore è testardo e non confermare il suo "gioiello" tattico sarebbe una sconfitta personale troppo grande da sopportare per il suo ego, quindi un cambiamento dello stesso pare assai improbabile. Se si decide di continuare su questa strada, però, bisogna che la società della famiglia Sensi faccia uno sforzo per acquistare giocatori adatti al modulo. Servono degli esterni, perchè avendo perso Mancini e Giuly questa estate, la spinta ricevuta dalle fasce si è fatta mancare abbondantemente. Almeno un rinforzo in questo settore è necessario, a meno che Ménez non inizi a convincere con una serie di prestazioni. Se si volesse passare ad un 4-4-2 sarebbe intrigante vedere a Roma il tandem argentino Saviola-Crespo - entrambe acquisibili con prestiti o poco sforzo - con Totti a ridosso delle punte in un centrocampo a rombo. Ci sono comunque anche Vucinic e Baptista, nel caso si volesse portare a Roma solamente una punta, ma il ruolo da trequartista garantirebbe a Totti di poter evitare più contatti fisici diretti e di recuperare uno stato di forma dignitoso.

Spalletti, sicuramente, lo sta già pensando che il capitano è il suo ultimo "asso" da poter giocare. Totti, solitamente, non tradisce; le bandiere non tradiscono mai.


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