venerdì 5 dicembre 2008

Quanto E' Importante La "Zona Cesarini"

Quegli ultimi, palpitanti, minuti di gioco, in cui si spera sempre nel gol che può cambiare le sorti di una partita. Un gol che è anche una liberazione, perché spesso vuol dire vittoria. Sono sempre più determinanti le reti segnate nella famosa "zona Cesarini", cioè i minuti di recupero oltre al 90' minuto; gli ultimi assalti. E' diventato un termine di gergo calcistico, utilizzato dai giornalisti quando si fa riferimento ad una soluzione in extremis, ma da dove origina questo modo di dire?

Renato Cesarini, nato a Senigallia ma emigrato subito in Argentina, ha conquistato nella Juventus 5 scudetti consecutivi da giocatore dal 1930 al '35, uno da allenatore nel 59-60. Nella Nazionale italiana ha giocato 11 partite, segnando tre reti. Una di queste creò la zona Cesarini. Era il 13 dicembre del 1931, l’Italia affrontava al Filadelfia di Torino l’Ungheria. Gli azzurri due volte in vantaggio furono raggiunti per due volte dagli ungheresi. Decise un gol di Cesarini al 90’. Fu il giornalista Eugenio Danese a parlare di zona Cesarini commentando la domenica successiva un gol in campionato. Bastò soltanto quella partita per creare un mito. Cesarini segnò nella Juve altri gol negli ultimi minuti, talvolta non decisivi. Ma la zona Cesarini è legata soltanto a quel gol, anche perché l’italo-argentino in Nazionale non segnò più gol nella fase finale delle partite.

Poi, nel 1994 viene introdotto il "recupero", visto il gioco frammentato che rendeva le partite più corte. Si aggiungevano, quindi, minuti in più oltre i 90 della partita, così da poter compensare alle numerose interruzioni. E' curioso capire come vengono calcolati i minuti di recupero. L’11 febbraio del 1996 Casarin stabilisce i criteri del recupero: un minuto per una sostituzione in barella, trenta secondi per ogni sostituzione, più eventuali altri minuti per perdite di tempo. Diventa importante la figura del quarto uomo: sarà lui a mostrare il cartello indicatore alla fine del primo e del secondo tempo, su indicazione dell’arbitro, dei minuti di gioco da recuperare.

L'episodio più limpido della storia del calcio moderno è la finale di Champions nel 1999. Al Camp Nou di Barcellona il Bayern è in vantaggio sul Manchester Utd (1-0) dopo aver dominato e colpito due pali. Ma non ha fatto i conti con i Red Devils: Sheringham al 46’ e Solskjaer al 47’ capovolgono il risultato e assegnano la coppa al Manchester nei minuti di recupero. Oppure la rete di Inzaghi nei minuti finali contro l'Ajax che poi permise al Milan di andare in finale e vincere la Champions.

Nel campionato italiano 2008-2009, la zona recupero si sta dimostrando decisiva. Sono sei i gol segnati dopo il 90’ che hanno cambiato il risultato. Ecco quelli della zona recupero: Cordoba dell'Inter al 91' in Reggina-Inter, 10ª giornata, 1 novembre (2-3); Cicinho della Roma (autogol) al 92' in Bologna-Roma, serie A, 11ª giornata, 8 novembre (1-0) Cruz dell'Inter al 92' in Inter-Udinese, 11ª giornata, 9 novembre (1-0); Esposito del Lecce al 93' in Lecce-Milan, 11ª giornata, 09-11-08 (1-1); Succi del Palermo al 92’ in Bologna-Palermo 1-1 13ª giornata (22 novembre); Conti del Cagliari al 95’ in Napoli-Cagliari 2-2 13ª giornata (22 novembre). Pensate: senza i gol di Cordoba e Cruz l’Inter avrebbe quattro punti in meno e sarebbe seconda dietro il Milan. Aveva ragione il saggio Boskov: "Partita finisce quando arbitro fischia".


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