venerdì 6 febbraio 2009

La Conferenza Stampa Di José Mourinho: Balotelli Convocato Perché E' Migliorato, Beretta Persona Simpatica, Gli Altri Sono Costretti A Rincorrerci

Alla viglia della partita tra Inter e Lecce ha parlato José Mourinho. Dopo che all'andata ci fu una delle curiose battute del portoghese che riferì al tecnico salentino come "Barnetta" invece di Beretta, facendosi conoscere - forse involontariamente - alla stampa italiana. Intanto Balotelli è stato convocato dopo una grande assenza. C'è da allungare sul Milan che rischia di avvicinarsi ancora e c'è una Juventus ricaricata psicologicamente dalla vittoria in Coppa Italia nonostante le tante assenze. Andiamo a leggere assieme le parole del tecnico interista:

Domenica dopo la partita contro il Torino non si spiegava come la squadra per un'ora non avesse giocato e nell'ultima ora si fosse svegliata, ha capito i motivi? "Si". Ce lo può dire? "Fra me ed i giocatori, non per voi". Vieira sarà pronto per il derby? "Non penso al derby, penso a Lecce. Non potrà giocare contro il Lecce". Ma nel derby? "Non penso al derby, penso a domani e domani non ci sarà possibilità. Si è allenato, ma troppo poco".Su Quaresma, il suo fallimento è dipeso dal fatto che non si è ambientato al calcio italiano o c'erano troppe aspettative rispetto a quanto è stato pagato? "Tutti i fattori insieme, penso. Però, vediamo con il tempo se è stato un buon affare per l'Inter o no. Vediamo".

Quali sono stati i motivi del prestito? "Il mercato è chiuso. Parlo della partita di domani e sui convocati di domani".

Cosa la ha spinta a convocare Balotelli? "In modo obiettivo, ci sono tre momenti, tre tappe. Non fai quello che voglio, fai quello che voglio perché io dico e fai quello che voglio perché lo dico io, da solo. In questo momento sta nella seconda tappa: fa quello che voglio perché lo dico. Se arriva al terzo momento, perfetto. Sarà il giocatore che voi tutti dite che può essere e che siamo d'accordo, ma se viviamo nel secondo momento io sono già felice. Se il primo momento è finito sono già abbastanza soddisfatto".

Abbiamo capito che i suoi problemi (Balotelli, ndr) sono la mancanza di basi tattiche o è un problema di comportamento che si ripercuote nella sua attitudine e concentrazione nell'allenamento? "Ma io penso che tutti intorno a lui sono responsabili per tutto quello di positivo lui ha e di quello che di negativo lui ha. Anche voi. E secondo me è giovane, si, ma se l'ambizione a livello professionista, se le aspettative sono alte è perché lui ha capacità. Se lui non ha questo potenziale per diventare un grandissimo giocatore nessuno parla di lui. Il potenziale c'è e dopo ci sono tante altre cose che ripeto io: bisogna essere professionisti, equilibrati in tutti i momenti della sua vita. In questo momento, in questa settimana è stato positivo perché ha lavora molto bene. Ha lavorato e si è allenato. Però, un pò guidato, pressato a fare le cose, con feedback ogni minuto e con la sensazione che se non sono dietro esce subito da questa strada e per me la soddisfazione totale sarà quando pensa da solo e quando capisce da solo e non ha bisogno di uno dietro tutti i minuti di allenamento. Però, ha lavorato bene questa settimana".

Per come lo vedi in allenamento, quanto male ha fatto ad Adriano non giocare queste partite? "Male, ha fatto male e dopo siamo anche stati infortunati perché lui ha avuto un problema alla caviglia. Abbiamo organizzato una partita per farlo giocare 90', avevamo organizzato che giocasse in Primavera con l'Atalanta e non ha potuto, è sicuramente un passo indietro. Ma ora lavora, andrà in Nazionale, speriamo che riprenda". Per una volta una convocazione è un vantaggio? "Si, per lui è un vantaggio".

Moratti ha parlato molto bene nei suoi confronti, anche lei è stregato? "Non commento. Le parole del Presidente se sono positive o negative io non commento. Presidente è Presidente e non voglio commentare". Allora direttamente a lei, è più stregato dall'Inter e del nostro campionato? "Mi piace l'Inter, mi piace il campionato, mi piace Italia, mi piacciono altre cose che non ho".

Che pensa di Beretta? "E' un buon allenatore del nostro campionato, con qualità. La sua società ha dato fiducia e lui ha risposto con i punti. Il Lecce ha la speranza di lottare per salvarsi. E' simpatico, lo ho incontrato al meeting che ci fu. Nessun problema".

Tra le cose della sua squadra, quando il vantaggio è grande sembra di essere in difficoltà. Pensa che sia una questione di pressioni? Domani non avrà questa flessione? "No, la differenza domani è la stessa di una settimana fa. Sono sei punti. Quando abbiamo giocato contro il Torino la differenza era sempre questa. E' stata sempre tra i 3,6,5,3 punti, sempre così". Questo vantaggio toglie pressione alla squadra e ne soffre? "Dipende come pensa ognuno. Ho giocato tanti campionato e la mia mentalità non è mai cambiata. Con un punto, dieci punti. Non parlo di pressione perché non la sento, nemmeno di tranquillità. Per me una partita esige un minimo di tensione, non puoi giocarla senza tranquillità e nemmen con troppa tranquillità. Serve per fare attenzione. Dopo, la pressione non esiste, non conosco, la paura non ce l'ho. Se dopo una partita la vinco sono felice, se non la vinco non sono felice. Stessa sensazione quando allenavo una squadra Primavera. Voglio vincere sempre, punto. Tutte le partite le preparo nello stesso modo e le voglio vincere nello stesso modo. Tutti devono giocare con un minimo di tensione ed è questo che mi aspetto dalla squadra". E' una cosa che nascerà spontaneamente? "Secondo me si. Chi sente troppo questa pressione - bella parola - non può giocare in club di questa dimensione. Se un giocatore è troppo rilassato, non sente la responsabilità e non si concentra nella sua responsabilità, non è in condizione per giocare in un club così. I nostri giocatori sono responsabili, gli piace vincere, vogliono i momenti più importanti e non c'è alcun problema. Quelli dietro dovranno vincere sempre e aspettare che noi non vinciamo".

Hai parlato di queste tre tappe di Balotelli, con Adriano e Cruz disponibili bisogna arrivare al terzo aspetto? "No, no è sufficiente così per essere convocato".

Può dipendere dall'atteggiamento degli avversari il rendimento dell'Inter. Sarà più difficile giocare a casa loro, o contro il Lecce l'Inter il meglio lo darà fuori casa? "No, vediamo no. Vediamo. Io ho detto qualcosa del mio compagno allenatore del Lecce. Si è vero che si legge che dice che non firma per il pareggio, questa sarà una partita molto bella no? Perché se entrambi vogliamo vincere, sarà una partita dal primo all'ultimo minuto aperta tra due squadre che vogliono vincere. Vediamo se domani è così o no". Su Balotelli sei dell'idea di un impiego più largo e non da primo o seconda punta sia una cosa che può aiutare le sue attitudini? "No, secondo quello che ho visto, che ho letto e che ho capito, la sua crescita è sempre stata una crescita dove lo lasci giocare dove vuole giocare. Lui non ha la maturità tattica e psicologica per giocare in un ruolo con un compito preciso. Ho capito che il sistema tattico per giocare Mario è un sistema di dieci giocatori più Mario, ma in una squadra mia no. Mario ha potenziale fisico, tecnico per giocare in tanti ruoli. Ha tutto: velocità, qualità tecnica, cross, tiro in porta, qualità di testa. Può fare la punta, dietro la punta, ala, ha potenziale per tutto, va migliorata la sua responsabilità in campo. Non migliroa di certo in un sistema di dieci più lui e questo mi aspetto dal lui. Ha grandissimo potenziale e quando il potenziale esiste il livello di esigenza deve essere molto alto. Esigenza piccola è quando il potenziale è piccolo".

Le parole di Julio César alla fine della partita col Torino erano critiche verso sé stesse, lei che pensa? "Sono pochi i giocatori con questa mentalità e penso che la mentalità è quella giusta. A seguito di queste parole è venuto a parlare di noi proprio di questo e per questo ha lavorato bene come ha fatto e per questa ragione continua a meritare di giocare anche se abbiamo un Toldo in perfette condizioni di giocare in porta, ma quando qualcuno sa fare questa autocritica senza una fonte esterna è un passo importante, mi piace tanto".

L'esplosione nel Milan di Pato e di Beckham con il potenziale di Kakà la temete? Il discorso di imparare a vincere una partita prima di entrare in campo si può insegnare o alcuni non lo avranno mai? "Una domanda difficile. Penso che come squadra si può imparare, ma dipende molto dalle individualità. Dipende molto dall'aspetto culturale mi sembra. Dipende anche dall'habitat dove tu hai questa "battaglia". Se entri in campo e senti già che l'atmosfera è pesante e difficile, si può lavorare su come vincere. Milan bene, Beckham bene, Kakà bene, squadra con qualità, sei punti di meno".


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